Francesca Amirante: l’arte di far battere il cuore nel cuore della città

Scritto da Rita Felerico Il . Inserito in Mostre

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Francesca Amirante è l’ideatrice e la coordinatrice del progetto AAA Accogliere ad Arte che nasce in seno all’Associazione Progetto Museo e da una più che decennale esperienza sul campo, alla quale accennerà la stessa Francesca all’ inizio dell’intervista. L’idea che lo rende vincente e innovativo è l’ obiettivo: dare vita ad una comunità di accoglienza diffusa e spontanea.
Come? innescando processi ed esperienze di rigenerazione urbana all’interno di una città che si pone e vuole essere meta turistica di eccellenza , mettendo a confronto, per renderli più consapevoli del loro ruolo e collaborativi, esperti ed esponenti del mondo della cultura e dell’imprenditoria con tutte le categorie professionali coinvolte nel sistema ‘accoglienza’. Gli strumenti di lavoro messi in atto hanno coinvolto fino ad ora più di 500 persone, fra agenti di polizia municipale, tassisti, dipendenti del trasporto pubblico e privato, personale del porto ed alberghiero, operatori culturali. Quali sono? visite guidate mirate - a seconda delle categorie - per la conoscenza della città, l’incontro con le realtà culturali più attive e nuove operanti sul territorio e i Dialoghi, incontri sui temi del turismo inteso come industria, dell’identità e la valorizzazione dello spazio urbano, che vedono protagonisti studiosi e specialisti dei vari settori.

Hanno aderito al progetto, fra i tanti: il Museo Cappella Sansevero, il MANN,il Museo Filangieri, il Pio Monte della Misericordia, il Madre, il Teatro San Carlo, Palazzo Zevallos, Aeroporto Internazionale, Federalberghi, Unione Industriali.

Prima di parlare di Accogliere ad Arte, vuoi raccontare le tappe più importanti della tua carriera professionale e lavorativa, il percorso che ti ha condotto fin qui?

Sono una storica dell’arte. Mi sono formata alla Federico II con grandi maestri come Arturo Fittipaldi, Giancarlo Mazzacurati e Giovanni Previtali. Ho sempre creduto nella necessità di divulgare la storia dell’arte, il patrimonio di una città e di un territorio in genere, affinché questa divulgazione non solo producesse benessere in chi la fruisse, ma di fatto provocasse una naturale e profonda affezione nei confronti del patrimonio stesso. Per questo ho fondato nel 1987 la mia prima associazione Muse & Musei. Con le altre socie avviammo una collaborazione con l’Azienda di Soggiorno e Turismo con l’allora, indimenticato, presidente Giuseppe Castaldo per accogliere ospiti di prestigio. Organizzammo convegni sulle professioni legate ai Beni Culturali e sulle antiche guide della città di Napoli. In quell’occasione, pubblicammo anche un libro con l’Esi. Erano gli anni d’oro dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Momenti bellissimi, dove tutti noi giovani studiosi ascoltavamo i seminari di Gombrich, di Ferdinando Bologna, di Emiliani. Nel frattempo iniziavo un’attività di volontariato presso la Soprintendenza per i B.A.S.

Mi sono laureata con una tesi su Giovanni da Nola con Paola Santucci. Ho vinto una Borsa di Studio sull’Importanza economica dei Beni Culturali presso la Fondazione Napoli 99. Monumenti Porte Aperte segnò sicuramente un momento importante, perché si percepì che molto poteva essere fatto. Ho vinto il Dottorato alla Seconda Università e poi mi sono Specializzata in Storia dell’Arte; ma non ho mai smesso di occuparmi di quelle attività che sono alla base della divulgazione dell’arte: pubblicazione di guide di città e di Musei; progetti per Enti e per le scuole; attività di docenza in Master, in Corsi di Alta Formazione. Sono diventata così docente di Materie letterarie nella scuola secondaria di primo grado. Nel 1998 nasce Progetto Museo, la nostra nuova Associazione, frutto della fusione di altre Associazione attive a Napoli fin dagli anni 80 e viene fondata la sezione didattica del Museo di Capodimonte e degli altri Musei della Soprintendenza ai

BAS. Nel frattempo ho avviato la mia attività di docente a contratto presso diverse Università: Federico II, Seconda Università degli Studi di Napoli e soprattutto l’Orientale dove ho insegnato Storia della Critica d’Arte e dove, ancora, tengo un laboratorio dal titolo Beni Culturali. Ho curato diverse pubblicazioni, ideato e organizzato decine di progetti dedicati al mondo della scuola. Dal 2005 sono Curatore del Complesso Museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Nel 2013 si affaccia l’idea di Accogliere Ad Arte come una sorta di summa di tutte le esperienze precedenti.

La motivazione più importante dalla quale nasce il progetto AAA Accogliere ad Arte?

Accogliere Ad Arte nasce dalla profonda conoscenza del patrimonio culturale napoletano e dalla consapevolezza di quanto per questo patrimonio fossero fondamentali le esperienze così dette dal basso, dove il patrimonio umano e i beni culturali vivono una valorizzazione reciproca. Ho profondamente ragionato sulla necessità di favorire l’incontro tra arte e umanità,perché credo fermamente nell’importanza di questo incontro, ovvero della crescita globale ed integrata di un territorio e della sua comunità, insieme.

Si accompagna alla prima anche un’altra consapevolezza : è davvero difficile far cogliere la complessità del patrimonio culturale della città di Napoli, per la sua eterogeneità, per la sua caratteristica distribuzione sul territorio, per la perfetta fusione tra bene e istituzioni, le quali spesso anche se private ne sono ancora i proprietari. Tutto questo mi ha spinto a pensare ad un progetto che potesse puntare a creare una vera e propria comunità dell’accoglienza, partendo anche dal presupposto e dalla convinzione che ai napoletani piace la narrazione della città, anche se pochi la conoscono davvero a fondo.

Come il tuo impegno si inserisce nella città, nelle sue positive realtà e nella sua problematicità e come viene accolto Accogliere ad Arte? E gli ostacoli più difficili che hai dovuto affrontare?

Il progetto ha trovato subito un grande riscontro tra le realtà positive della città. In un primo momento,quando l’ossatura del progetto era fortemente intrecciata alla necessità di valorizzare quelli che io chiamo i “luoghi dell’anima”, vale a dire quei luoghi che sono nati per essere realtà socialmente importanti per poi diventare anche un magnifico bene culturale – come gli Incurabili o il Pio Monte della Misericordia – erano state coinvolte solo 5 realtà cittadine. Ho trovato poi consenso e appoggio organizzativo da parte del Comune e sono riuscita a coinvolgere la Polizia Municipale e la Napoli Servizi. Il numero dei Musei coinvolti è diventato 11 nella seconda annualità. Abbiamo continuato e con la terza annualità si sono aggiunti altri 5 Musei e le categorie coinvolte sono diventate più numerose: ANM, EAV, personale dei trasporti, quindi, ma anche personale alberghiero. Chiaramente nulla potrebbe essere fatto se non ci fosse il contributo degli sponsor.

Il risultato secondo te più importante che hai raggiunto.

Sono vari i risultati. Tanto per cominciare l’aver trovato collaborazione in grandi professionisti che ora sono l’asse portante di Accogliere Ad Arte. Poi aver esteso oramai il progetto all’intera città. Ma certamente il risultato più importante è l’aver avviato questo processo di formazione di una comunità che potrà diventare parte integrante di un sistema dell’accoglienza destinato non solo ai

turisti, ma ai cittadini stessi. Le persone coinvolte nel percorso stanno vivendo un’esperienza che, come hanno detto loro stessi, li sta rendendo “cittadini migliori”. Insomma si sta portando avanti quella che io definisco una “valorizzazione reciproca”.

In prospettiva quali sono le tue aspettative e i traguardi che ti proponi di raggiungere?

Per natura sono una sognatrice. Spero di continuare a diffondere l’idea e il progetto coinvolgendo sempre più categorie. Mi piacerebbe coinvolgere tutte le scuole della città. In futuro mi piacerebbe poi esportare il modello Napoli in altre città e soprattutto associare azioni concrete a questa comunità dell’accoglienza diffusa.

Credi che in altra città le cose potrebbero essere meno complesse?

Dipende da cosa si intende per complessità. È chiaro che a Napoli molte cose sono rese difficili da questioni organizzative, ma è pur vero che l’adesione è stata superiore ad ogni aspettativa. C’è una cittadinanza palpitante che ama la partecipazione e si vuole sentire, come è giusto, parte di un progetto che ha la città al centro delle azioni. Forse in altre città sarebbe più facile il coinvolgimento istituzionale e la ricerca di contributi, ma non sono certa che il livello e l’intensità della partecipazione sarebbe così forte.

Un consiglio, a tutti quei giovani che desiderano intraprendere la tua strada.

Credo che il mondo dei Beni Culturali abbia bisogno di coloro che studiano e pubblicano con serietà e scientificità i risultati di approfondimenti, frutto di anni e anni di ricerca e di chi si carichi sulle spalle l’obiettivo di rendere vivo, vicino alla gente, socialmente utile il patrimonio di conoscenze. Per fare questo non esiste un unico percorso. Esiste sicuramente la necessità di restare vicini alle esigenze dei fruitori, senza lasciarsi travolgere però dalle facili tentazioni di offrire quello che gli altri vogliono richiedere. Si deve ragionare sulla opportunità di far incontrare due mondi senza che nessuno perda però le sue peculiarità. Quindi, chiunque voglia occuparsi con serietà e per mestiere della divulgazione del patrimonio culturale ed artistico deve essere tanto per cominciare uno studioso, un esperto, un competente con una pressante esigenza di aggiornarsi continuamente. Deve poi imparare a fare i conti con le molte discipline che entrano di fatto nel percorso – dal marketing, alla comunicazione, alle tecnologie e al loro uso, ai modelli di apprendimento; si deve essere pronti a “sporcarsi le mani”, cioè a lavorare sul campo, perché il vero segreto è non far sentire o percepire le distanze che necessariamente si creano tra chi studia e chi fruisce. Ci si deve continuamente mettere in discussione e contemporaneamente interpretare i bisogni degli altri mantenendo l’onestà intellettuale, il senso critico, la libertà di pensiero, cercando senza sosta la qualità sia negli altri sia in se stessi. E, infine, ci vuole una passione infinita sia per quello che si studia, sia per i luoghi dove si lavora, ma soprattutto bisogna possedere interesse nei confronti dell’umanità e lavorare avendo come obiettivo il bene comune.

Un grazie a Francesca e un grande un bocca al lupo per il successo del suo Progetto, con arte pensato e messo in atto.

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