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Campania segreta: Capriati al Volturno

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Siamo alla periferia del Sannio, e Capriati è la meta di questo breve giro con cui attraversiamo una zona praticamente dimenticata dal turismo, e tagliata fuori dal transito per il Molise, dalle nuove arterie stradali.

Arriviamo da Vairano Patenora, bel paese, dotato di un affascinante castello normanno, di cui parlai nel QdN del 13 ottobre del 2017, e quindi da sud. Ci lasciamo sulla destra l’arroccato centro di Ailano, e cominciamo a salire gradatamente. Il territorio è perlopiù collinare, e si intravede in lontananza il massiccio del Matese. La zona è rurale, ed i paesini che incontriamo si somigliano fondamentalmente tutti. Pratella, leggermente più basso sulla strada, ha, come i borghi circostanti, i colori della pietra antica, ed è affacciato sul fiume Lete. Infatti subito al di fuori dell’abitato c’è lo stabilimento dell’acqua minerale “Lete”, una delle più bevute nel Sud-Italia, e sponsor della squadra del calcio Napoli. Poi Prata Sannita, forse il più grande e ricco di storia fra i centri abitati che incontriamo.

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Quest’area ha sempre facilitato gli insediamenti umani, per la presenza dei numerosi corsi d’acqua, il clima e la fertilità del terreno, ed infatti sono numerosi i ritrovamenti di reperti che testimoniano la presenza dell’uomo sin dall’era paleolitica. Strumenti in pietra per la caccia e la concia delle pelli, sono stati ritrovati nelle vicinanze dei resti del Monastero di Sant’Agostino. Popolato in seguito dai Sanniti, e quindi dai Romani, ne restituisce generosamente le vestigia. Nei pressi di Prata sono state ritrovate antiche mura megalitiche che costituivano un piccolo tempio, denominato “Muro delle Fate”. Vicino Capriati, una lapide di epoca romana dedicata al dio Saturno, protettore dell’agricoltura. Dopo la caduta dell’impero romano, la zona fu soggetta ad incursioni predatorie, prima da parte dei popoli barbari che si spingevano più a sud, poi dai Saraceni. Gli abitanti furono così sottomessi ai monasteri di San Vincenzo e di Monte Cassino, che gli offrivano protezione. Nel XII secolo furono dominio della famiglia normanna dei De Villacublai, e successivamente, dei Pandone, dove a Capriati si può ammirarne il Palazzo del XV secolo. Tutta la zona, come gran parte dell’Alto Sannio, fu feudo dei Sanframondo, che abbiamo già incontrato quando scrissi di Cerreto Sannita, di cui erano i signori, e di Faicchio, sempre qui, sulle pagine di QdN.

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Continuando a salire, si incontra il piccolo borgo di Ciorlano, dove scorre il fiume Sava, affluente del Volturno, che conta meno di 500 abitanti, ed infine Capriati. Comincia la discesa verso valle, ed il Volturno, che per un piccolo tratto segna il confine tra la Campania ed il Molise. Nel paese vi sono alcuni monumenti degni di nota, nel borgo antico, come le chiese di Santa Maria delle Grazie, e di Santa Maria del Pianto, dove sono conservati dei notevoli affreschi del ‘400. Si vede un torrione, resto del castello medievale. Uscendo dal centro abitato, con un po’ di fantasia, si scorge un romantico laghetto. Peccato che la giottesca rotondità ne tradisca l’origine artificiale, infatti è un invaso della Centrale ENEL.

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