I GIOVANI E L'AMBIENTE

Scritto da Nestore Cerani Il . Inserito in Vac 'e Press

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La mobilitazione mondiale della gioventù è il fenomeno politico più importante di questi giorni. Un modo di fare politica sul singolo problema e non su questioni generali caratteristico del mondo anglo sassone. USA in particolare in cui le questioni civili danno spesso luogo a manifestazioni imponenti.

Solo che stavolta il problema è globale e senza gli strumenti della politica classica è di difficile soluzione. Fra dieci anni i giovani che abbiamo visto in piazza saranno il nervo della classe dirigente ed avranno la possibilità di realizzare le loro speranze solo se si saranno impadroniti del sapere e della politica studiando seriamente. Non cambi la realtà se non la conosci. Non credo che l'attuale ceto politico sia in grado di realizzare mutamenti significativi, anche nella sua parte migliore perché c'è una resistenza ed una incomprensione di fondo. Altrimenti non si spiegano le idiozie di uno come il senatore Rob Bishop (R- Utah) che sostiene che parlare di economia verde e di questioni ambientali equivale al genocidio della classe rurale. Senza capire nulla della cogenza di un mutamento drastico del modo di produrre e delle politiche necessarie al mutamento.
Vedere milioni di giovani in piazza mi fa piacere perché so che questa sensibilità non nasce come un fungo dopo la pioggia ma è figlia anche del lavoro che abbiamo fatto per difendere la cittadella dei diritti dell'ambiente in tempi in cui la sensibilità verso di essi non era patrimonio comune e spesso venivano irrisi come preoccupazioni di snob senza preoccupazioni. I maggiori crimini contro l'ambiente nascono allora e noi li abbiamo contrastati in lotta contro un'opinione pubblica distorta.
Non appartengo alla congrega dei pentecostali di sinistra che passano il tempo a battersi il petto e a fare "mea culpa". Di questi giovani in lotta io so di essere un antenato che ha mantenuto aperta la possibilità del dispiegarsi della loro azione. Niente umiltà ma convinzione di essere al pari di loro, uno che ha combattuto per gli stessi principi in tempi in cui era difficile farlo., orgoglioso di averlo fatto. Io mi sento ad essi pari e li guardo come figli che stanno realizzando i miei sogni grazie al fatto che ho difeso, insieme a milioni di persone come me, la trincea che ha evitato il tracollo della democrazia. Siamo figli di tempi di ferro ed abbiamo resistito. Abbiamo fatto il nostro dovere e non ci aspettavamo né ci aspettiamo ringraziamenti. Abbiamo semplicemente applicata la regola: Fa quel che devi, avvenga quel che può. Adesso tocca a loro. Auguri e buon lavoro!

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