Partito Democratico: delusi perché deludenti!

Scritto da Massimo Calise Il . Inserito in A gamba tesa

Zingaretti Renzi 2

Il risultato delle primarie del 4 marzo ha alimentato le speranze di molti elettori che, delusi, erano confluiti in altre formazioni politiche o rifugiati nell’astensionismo. L’impressione era che la chiara vittoria di Zingaretti rappresentasse un “voltar pagina”.


Non era mancato qualcuno, pessimista o realista vedremo, che invitava alla prudenza; come, ad esempio, nell’articolo: “Partito democratico: un Segretario non fa primavera!”.
Prudenza dettata dalla recente storia del partito: chiuso in dibattiti autoreferenziali, animato da personalismi e spirito di fazione.
Ma l’attaccamento all’area politico/culturale del centro sinistra, l’idea che il PD, unica forza politica strutturata, sia una risorsa indispensabile alla nostra democrazia ha fatto, vorrei dire fa, sperare che questi aspetti deleteri siano superati.


Ma, da alcuni segnali, mi sembra che ciò non stia avvenendo; ne cito solo un paio.
Il primo l’ho riscontrato nell’intervista di Gruber a Renzi (Otto e mezzo del 15-3-2019), l’ho ritrovato presuntuoso, arrogante e rancoroso. Nessun cenno di autocritica, le sconfitte le ha interamente attribuite ai “traditori”. Certo ha ripetuto il proposito di essere leale al nuovo Segretario, ma sia il suo atteggiamento sia i suoi trascorsi non possono rendere sereni.


Un altro segnale lo ha dato Luca Lotti con l’intervista rilasciata a La Repubblica del 15-3-2019 “Rivendico tutto, anche il Giglio magico. Renzi? Si ricandiderà a Palazzo Ghigi”. Il titolo riassume bene il contenuto; si comprende che il frazionismo è ancora vitale: permangono i “renziani” gli “antirenziani” e speriamo non nascano gli “zingarettiani”.
Insomma, i presupposti per far danni ad un PD già sofferente e, cosa ancor più grave, al Paese rimangono tutti. Il PD, come afferma Zingaretti, deve avere una linea politica chiara sulla quale aggregare il più possibile ma certo sarà complicato se diviso al suo interno. Nessuno chiede un irrealistico unanimismo; occorre la condivisione di obiettivi comuni per l’Italia; essi potranno essere perseguiti solo con l’abbandono di personalismi e dello spirito di fazione.
Gli avversari, nonostante non manchino divergenze interne, più facilmente si uniscono.
La compattezza interna è il presupposto per competere con il centrodestra che si dimostra ansioso di unificarsi, a prescindere dalle differenze che pur vi sono fra le potenziali componenti.


Ma, soprattutto, indispensabile, per battere la coalizione governativa che pure è composta da due forze politiche che, per loro esplicita ammissione, prima delle elezioni escludevano l’ipotesi di coalizzarsi.
Invece il centrosinistra dimostra ancora una spiccata propensione alla conflittualità sia nei suoi vertici sia nella base. C’è chi arriccia il naso al solo sentire il nome di D’Alema, Bersani o altri! Certo, nessuna corsia preferenziale per chi intende rientrare nel PD ma neppure veti. C’è chi parla di traditori, a loro bisogna ricordare che la categoria morale del tradimento poco si applica in politica e bisogna rielaborare i giudizi su tutti quei comportamenti che sembrano richiamarla: “rottamazione”, “stai sereno”, “fuoriusciti”. E ancora. La sola ipotesi di un abboccamento con il M5S provoca irritazione; certo le perplessità sono condivisibili ma forse è un errore non guardare in prospettiva; considerare il movimento come blocco monolitico, non distinguere la base dai vertici, escludere che in tempi relativamente brevi potremmo doverci confrontare con un M5S diverso da quello che conosciamo oggi.


È la politica! La consapevolezza della gravità del momento impone un’alternativa ossia una maggioranza diversa che può essere realizzata come sostiene Zingaretti: aggregando su una precisa linea politica. L’attuale Segretario o condurrà il PD ad avere il ruolo politico che gli compete o, suo malgrado, ad una scissione fra le due sub-culture politiche che lo hanno originariamente composto. Ipotesi che sarebbe chiarificatrice ma fortemente deleteria giacché aumenterebbe la frammentazione e la litigiosità nel centro sinistra. Zingaretti deve essere sostenuto: tutti, semplici militanti e dirigenti, devono capire che non c’è più spazio per la delusione; ora si può solo essere o protagonisti o deludenti!

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