Ragazzi di vita… oggi!

Scritto da Maddalena Maria Sorbino Il . Inserito in Teatro

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Al teatro Bellini di Napoli, dal 26 al 31 marzo, Massimo Popolizio ha portato in scena un’opera scritta da Pier Paolo Pasolini e adattata da Emanuele Trevi: “Ragazzi di Vita”, pubblicata dall’autore nel 1955.


La storia è ambientata tra le borgate di Roma del secondo dopoguerra e vede protagonisti ragazzi che vivono giorno per giorno le avventure della loro vita, appartenenti al mondo del sottoproletariato urbano, i quali cercano di procurarsi qualsiasi cosa possa essere venduta per racimolare soldi.
È evidente che il regista, il drammaturgo e gli attori (giovani promesse), si sono impegnati, riuscendo nel loro intento, affinché lo spettacolo fosse quanto più fedele al testo.


Da spettatori, l’antinomia libro/teatro appare poco, tanto che le parole di Pasolini sembrano un eco continuo dall’inizio fino alla fine, grazie sia a Lino Guanciale che agli altri personaggi i quali accompagnano in terza persona le loro azioni in modo naturale e spontaneo, portandoci “dentro” le giornate e i pensieri dei giovani.
La scenografia è prettamente fedele all’epoca in cui è ambientata la storia: nessun valore borghese, un palcoscenico spoglio ed un modesto allestimento ma ciò nonostante si respira grazie agli attori un’aria dinamica, piena entusiasmo e vivacità. Il palco è leggermente allungato per dare modo agli interpreti di essere ancora più vicini al pubblico, che perciò diventa parte integrante della scena.


Insieme alla presenza dello scrittore, aleggia il dolore causatogli dalla radiazione dal Pci, grazie a qualche sporadica citazione.
Prevale senz’altro il parlato romanesco, definito dallo stesso Pasolini “lingua inventata” proprio perché non è la vera lingua con la quale parlano effettivamente i “ragazzi di vita”, ma la lingua espressionista percepita dal narratore. A tal proposito, a dare ancora più importanza alla “questione sulla lingua” è la scelta di inscenare anche il glossario fornito da Pasolini, mediante uno sketch che vede protagoniste due donne delle pulizie che traducono alcuni termini dall’italiano al romanesco.


Le voci dei protagonisti spiccano di tanto in tanto cantando soprattutto i testi di Claudio Villa, trasformando l’esibizione in un musical che smorza la tensione delle scene più tragiche, rendendo il tutto ancora più esuberante, nonostante l’infelicità e l’insoddisfazione che essi portano dentro, commuova il pubblico che proprio grazie a alla vicinanza si sente parte di un tutto.
Per quanto riguarda l’importanza di Lino Guanciale, essa è data specialmente dal fatto che il suo personaggio è distante, diverso, rispetto alle povere anime perse in questa cupa quotidianità. Differente è il modo in cui è vestito, differente è il modo in cui si esprime. Trevi lo definisce uno “straniero” che spia, che vede tutto, ma non si accontenta di rimanere distante, egli è accanto ai personaggi, da inizio alla storia per poi seguirli passo passo quando non sanno più che dire e che fare, fino alla fine, fino a quando con un “colpo di scena” prende il libro dalla tasca della sua giacca e termina il tutto leggendo i passi di Pasolini.
Nel 2017 lo spettacolo ha vinto numerosi premi, tra cui: migliore spettacolo e migliore regia – Le Maschere del Teatro Italiano; migliore regia– Premio ANCT– Associazione Nazionale Critici Italiani; Premio Ubu.


“Ragazzi di vita” nonostante sia stato composto in periodo di difficolta dello stesso Pasolini, sembra uno testo/spettacolo nato per i nostri tempi, che apre gli occhi non solo su aspetti importanti della storia contemporanea, ma della nostra vita di tutti i giorni.

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