Napoli ed i colori della luce di Bruna Munari

Scritto da Francesca Ciampa Il . Inserito in Mostre

bruna munari. i colori della luce

La città di Napoli è stata colorata da un nuovo evento artistico accogliendo la mostra “Bruna Munari. I colori della luce”. L’evento è stato reso visitabile gratuitamente fino al 20 Marzo presso la Fondazione-Museo Plart a Via Giuseppe Martucci. Il progetto è stato realizzato a cura di Miroslava Hajek e Marcello Francolini con la volontà di esplorare la produzione artistica emergente sia come eredità metodologica sia come forma teorica.

In questa chiave di lettura è stato facile intendere il prodotto artistico come tassello di un sistema relazione più ampio basato sulla collaborazione e l’interscambio tra artisti, istituzioni e privati. L’obiettivo di questa iniziativa si è fondato sulla necessità di creare delle premesse progettuali per l’evolvere il concetto di esposizione museale, supportando nuove professionalità e incoraggiando artisti di eccellenza.


La mostra si è focalizzata su un’artista specifico: Bruno Munari, scrittore, designer, artista che sperimentò nella forma multi-dimensionale la nuova figura dell’intellettuale, abbattendo forme di categorizzazione e implementando l’interscambio relazionale tra i diversi campi del sapere all’epoca in conflitto sul concetto di opera. Munari intendeva il prodotto artistico come piena integrazione tra la forma e la funzione ed è proprio in questa chiave di lettura che si può scorgere tutto il suo spirito all’avanguardia.


L’evento artistico ha presentato una particolare parte della produzione di Munari, quella delle “Proiezioni a luce fissa e le Proiezioni a luce polarizzata”, realizzate negli anni Cinquanta del ‘900. L’artista ha cercato di esplorare e decostruire il concetto di luce, conquistando una nuova spazialità attraverso le realtà bidimensionali che si generano dalle sue opere. 

Il processo di smaterializzazione dell’arte avviene attraverso diversi strumenti e tecniche che hanno alla base la proiezione di diapositive sia in ambienti chiusi che in ambienti aperti. Questa tecnica intitolata “Proiezioni Dirette” sfruttava le facciate degli edifici, piccole pellicole trasparenti, composizioni organiche, pitture, ecc. Questa forma di collage innovativo conferiva all’opera l’appellativo di “pittura proiettata” in quanto liberava l’arte da una realtà bidimensionale conferendole una dimensione tridimensionale, creando una vera e propria utopia futuristica in cui tutto sembra essere ancora in evoluzione e mai terminato.


Queste opere sono state presentate a Napoli per la prima volta, grazie ad un minuzioso lavoro scientifico di digitalizzazione dei vetrini originali proiettati in ambienti diversi a seconda dello scopo comunicativo originale dell’artista. Infatti, il suddetto lavoro di digitalizzazione, non solo ha offerto al fruitore la possibilità di scoprire un’artista come Munari ma, conferisce all’arte contemporanea un’accezione tecnologica, avvicinandola sempre maggiormente al campo delle innovazioni e delle video-installazioni.

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