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È l'ironia una fuga dalla realtà? Incontro con Aldo Masullo

Scritto da Luigi Santoro Il . Inserito in Vac 'e Press

aldo masullo 2 luciana pennino

Il filosofo Aldo Masullo e il regista Andrea De Rosa, con la moderazione di Enzo d'Errico, si sono incontrati nella Sala Assoli di vico Lungo Teatro Nuovo, a Napoli, per discutere sul tema “è l'ironia una fuga dalla realtà?”

Alla domanda posta da Enzo d'Errico, ossia «che differenza c'è tra arguzia e ironia?», Aldo Masullo ha dichiarato la necessità di riflettere, in maniera parallela, sul concetto di ironia e sul popolo napoletano, prima di poter dare qualsiasi definizione di arguzia e di ironia. È forse il popolo napoletano un fulgido esempio di ironia?

Per rispondere a questa domanda è necessario domandarsi quale sia il significato dell'ironia in un contesto antropologico così particolare com'è quello napoletano.
«In parte è vero – afferma Masullo – che Napoli è diversa da tutte le altre città europee; conserva il passato come se fosse presente. Il Napoletano è disorientato: da una parte cerca di penetrare nel tempo presente, dall'altra tenta di conservare il proprio passato. Una delle forme di conservare il passato è l'arguzia. Il napoletano non è ironico, è arguto». Secondo Masullo, l'ironia gioca intorno alle cose, è un mezzo dell'intelletto per controllare la realtà, prendendola in giro. L'ironia «è un gioco di sovranità». Non è un caso il riferimento a Socrate, il primo ironico di cui si abbia notizia, di cui sappiamo grazie a Platone. Socrate «costringeva gli altri a ragionare – dice Masullo – e indurre questo ragionamento è condizione difficilissima da attuare nel nostro presente». L'ironia è la capacità di indurre l'altro a ragionare.

Ma ciò deve e può avvenire solo in una condizione di totale libertà e, se tale condizione manca, l'intelligenza non può evolvere l'ironia. Ma perché il Napoletano non può essere ironico? «Il nocciolo del napoletano è quello di doversi misurare continuamente – prosegue Masullo – con la forza del potere. Napoli è sempre stata soggetta allo Straniero». Il popolo di Napoli non è mai stato libero, ha sempre dovuto guardarsi dal proprio vicino per cercare la protezione del padrone, tant'è che è rara la solidarietà del Napoletano verso il proprio concittadino, essendo sempre stato abituato a doversene guardare. È dunque storica la domanda sull'ironia del popolo napoletano; essendo questi sempre stato «travolto dalla vita», l'unica cosa che gli resta è la battuta di spirito. Attraverso la battuta il Napoletano «stabilisce da un lato la propria opposizione al potere nell'unico modo in cui lo può fare, ossia scherzando, e dall'altro sfugge alla difficoltà della situazione. Non l'ironia bensì l'arguzia; questo rende al napoletano possibile sopravvivere». L'ironia non è dunque una fuga dalla realtà, bensì un tentativo di sottometterla, di metterle il giogo.
«Allora – conclude Masullo – il problema è se dobbiamo semplicemente accettare di sopravvivere o finalmente dobbiamo cominciare a vivere».