ECOBALLE E TRATTAMENTO DEI RIFIUTI

Scritto da Nestore Cerani Il . Inserito in A gamba tesa

ecoballe breaking

Riemerge ogni tanto nelle polemiche politiche in Campania la questione ecoballe, non per risolvere il problema ma come occasione di scambio di reciproche accuse e allo scopo di lucrare un po’ di voti.

Le prime ecoballe vennero stoccate in prossimità dell’impianto di Acerra in modo che al suo avvio l’impianto avesse già una scorta di combustibile pronta. Quell’atto di preveggenza si trasformò, grazie a vescovi, ultracomunisti alla Solano, e ambientalisti ignoranti in un disastro I sei milioni di ecoballe di Campo del Re sono figli della ottusità dei talebani ambientalisti che facendo ritardare, coloro attivo boicottaggio, l’apertura dell’impianto A2A di Acerra di ben sette anni hanno determinato l’accumulo delle ecoballe creando un problema di difficile soluzione.

Il trattamento dei rifiuti è un problema industriale complesso A valle della differenziazione, che richiede investimenti e strutture specifiche ci sono i problemi di riciclo e di recupero materie prime seconde appoggiate da un sistema di aziende in grado di utilizzarle. Questo settore in Campania è pressoché inesistente e quei pochi impianti dedicati esistenti incontrano gravi difficoltà sul loro cammino

Il trattamento finale dei rifiuti si articola essenzialmente su tre sistemi:
Due di carattere statico. Discariche e compostaggio e uno dinamico: la termovalorizzazione.
Le discariche, in Italia, hanno esaurito le loro possibilità da molto tempo. Perché non siamo un Paese di grandi spazi. Il compostaggio, in Campania quasi inesistente e a Napoli del tutto assente, ha fatto buoni progressi in altre regioni. Esso ha il limite di poter trattare solo la frazione organica umida degli RSU. Sono impianti statici, senza emissione di polluanti che trasformano il rifiuto in concime organico: il compost.
La via principale per la definitiva eliminazione del rifiuto è il trattamento termico del rifiuto non recuperabile. C’ è un tipo di trattamento termico consolidato. Quello di A2A che è applicato in Italia e in Europa. Spesso gli impianti stranieri usano tecnologia italiana (Lugano, Copenaghen)
In Europa ci sono circa 400 impianti in massima parte in Francia, Germania, Svizzera e paesi scandinavi.
In Italia sono presenti quasi tutti al Nord.


Uno sol a Sud: Acerra.


Tutto il meridione non ne ha altri, Acerra smaltisce 760mila tonnellate di tritovagliato negli Stir e produce 633mila kw/h che coprono i bisogni energetici di 230mila famiglie, tratta il 56% dei rifiuti campani, evita l’immissione in atmosfera di 156mila tonnellate di CO2 e consente il, risparmio di 125mila TEP (tonnellate di petrolio equivalente). Si tratta di una tecnologia consolidata che non dà sorprese. Di Maio, nella sua profonda ignoranza, l’ha definita obsoleta, con queste opinioni giudicherà antidiluviana la trazione elettrica dei treni che ha più di un secolo. Esiste una tecnologia più moderna: La pirogassificazione basata sulla trasformazione in gas dei prodotti della pirolisi. La pirolisi è un processo fisico-chimico che spezza le molecole organiche (dal greco lisèin=spezzare, separare )liberando i loro componenti Come si sa le sostanze organiche hanno molecole in cui ,in vario modo ,si combinano carbonio ,ossigeno e idrogeno , ciascuno in sé stesso innocuo.

Il processo si svolge in ambiente stagno, in carenza di ossigeno ed a pressione leggermente inferiore a quella atmosferica. Questo carattere impedisce la fuoruscita di prodotti della combustione. Dal camino esce solo vapore acqueo con una minima presenza di CO2. Il vantaggio di questi impianti è la loro dimensione ridotta ed il ciclo di lavorazione in continuo di 2 tonn/ora garantendo il trattamento di 48 tonnellate al giorno. Poiché si tratta di rifiuto selezionato a valle della differenziazione un impianto del genere sopperisce alle necessità di una comunità fra i 100mila ed i 120 mila abitanti Il gas naturale prodotto può essere stoccato in bombole per uso domestico o utilizzato per alimentare una turbina per energia elettrica. Il vantaggio ulteriore è che necessita di poco spazio (all’incirca un campo da tennis) e consuma i rifiuti in loco evitando che vadano in giro per il mondo. Con un ulteriore risparmio energetico in un mondo regolato dalla razionalità i cittadini dovrebbero lottare per questi impianti In un mondo regolato dalla “onagrocrazia“ (dominio degli asini ) la vedo difficile ..

Tornando ai circa 6 milioni di ecoballe. La regione, con grande difficoltà ne ha trattato, in un anno, meno del 2%. La strada percorribile è quella del termovalorizzatore. Un impianto come Acerra le smaltirebbe in otto anni al ritmo di 750mila /anno. Poiché occorrono 4 o 5 anni per realizzare un impianto l’orizzonte possibile per la eliminazione è di circa 13 anni, salvo perdite di tempo per proteste varie. Prima si comincia prima si finisce. Una forte accelerazione potrebbe venire dalla costruzione di un raccordo ferroviario che colleghi il sito alla rete ferroviaria nazionale in modo che grandi quantità di balle possano essere inviate agli impianti del Nord spesso sottoutilizzati.
Le tecnologie moderne consentono di eliminare il problema. L’ostacolo è tutto politico. La giunta regionale avrà il coraggio di sfidare l’opinione pubblica e procedere al risanamento? La sfida sta nell’assumersi la responsabilità di decidere. Ecco un’ottima occasione per De Luca di esercitare quel decisionismo di cui si vanta.

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