Fenomenologia del tardo-renzismo

Scritto da Francesco Pastore Il . Inserito in Il Palazzo

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In questi giorni, il senatore semplice, Matteo Renzi, visto che Nicola Zingaretti ha stravinto le primarie, diventando il nuovo segretario del PD, sta inaugurando una nuova stagione, quella della guerriglia contro la attuale leadership. Non parla di correnti, no, poiché lui si considera la corrente principale. Sono sempre gli altri le correnti, anche se lui è ridotto ormai ad un torrentello di montagna qualunque.


Continua la sua narrazione, quella prima dell’elezione di Zingaretti. Del resto, è una narrazione completamente slegata dalla realtà e i fatti non la scalfiscono neppure. Le sconfitte elettorali alle regionali non sono una conseguenza del totale fallimento della sua politica, ma della nuova leadership. Non si guarda al passo in avanti (30% circa quasi ovunque) rispetto al risultato nelle ultime elezioni della sua gestione (15% quando va bene). Non si guarda il passo in avanti avutosi subito con Zingaretti anche nei sondaggi, con il PD che a livello nazionale supera finalmente la soglia del 20% sotto la quale lui l’aveva portato, ma si nota la sconfitta, il rimanere secondi. Sì, ora si parla di sconfitta, mentre quando era lui segretario, era tutto normale, tutti grandi risultati, compreso il 17% delle politiche. Verrebbe da dire: Non se ne può proprio più di questa manfrina, di questa rappresentazione della realtà così falsa e indigeribile!


E continuando una narrazione ormai del tutto incomprensibile, attacca la strategia neo-ulivista di Zingaretti. Fa circolare liste di proscrizione di tutti i leader di sinistra che avrebbero, a suo dire, danneggiato il PD e causato la sconfitta del partito e l’ascesa dei populisti.
Peccato che è tutto senza senso. È tutto ingeneroso: è Renzi che ha spaccato il centro-sinistra, per non dire altro, e vedo che continua a farlo. Quelli elencati nelle liste di proscrizione renziane che circolano sui social hanno agito per legittima difesa. Era lui che li attaccava tutti i giorni. All'inizio, quei leader di sinistra non rispondevano, erano basiti, increduli, poiché quella di Renzi era una strategia mai vista in precedenza da parte del leader di un partito. Infatti, era una strategia suicida e tutti si chiedevano: ci sfugge qualcosa? Dove ci porterà questo atteggiamento autodistruttivo? Non si era mai visto un leader di un partito che buttava fuori tutti i suoi predecessori assieme, che cacciava la maggior parte del suo stesso partito. All’inizio non si capiva la strategia e non si sapeva che pesci prendere.
Poi, ad un certo punto si è capito che era tutto senza senso e allora gli hanno risposto pan per focaccia. Tutto normalissimo. Solo i renziani non se ne accorgono. Questo è uno dei primi concetti che insegnano ai boy scout: se tu continui a prendere a schiaffi i tuoi compagni di partito, prima o poi ri risponderanno. Il fatto che Renzi non l'abbia ancora assimilato fa pensare che ha detto qualche bugia sul suo passato da boy scout?


In realtà, le liste di proscrizione renziane che circolano non sono complete. Lui ha rotto le scatole a molti altri che non sono nelle foto che circolano sui social. Mancano: Letta, Prodi, Floris, Cofferati, Landini e chi più ne ha più ne metta, ci vuole una settimana per fare l'elenco completo! Per non parlare di quelli non di sinistra: Giletti etc Alla fine se l'è presa anche con Gentiloni, Calenda, ogni giorno uno nuovo... e quelli si sono messi con Zingaretti. E lui non capisce perché... Si è creato un vastissimo partito anti-Renzi di gente che ad un certo punto lo odiava. E siccome sono tutte persone che hanno un seguito, ogni giorno, c'era altra gente che lo odiava. Alla fine, lo odiavano tutti e lui continua a non capire perché... questo è incredibile. Una specie di autismo politico.


I renziani obiettano che in realtà Renzi ha seguito il progetto originario del PD. Il PD nascerebbe con Veltroni dal rifiuto del progetto ulivista, dalle macerie del progetto ulivista, come volontà di superare il potere di veto dei micro-partiti della sinistra che avevano annullato le vittorie elettorali di Prodi con una continua guerriglia in Parlamento. In parte questo è vero. Il PD nasce dal desiderio di avere un centro-sinistra più coeso e unito, capace di perseguire una strategia condivisa da tutti. Del resto, le divisioni interne erano senz’altro il principale limite del polo di centro-sinistra.


Però, va riconosciuto ormai chiaramente che l’approccio alla Veltroni per il centro-sinistra, un approccio che anche i suoi successori hanno fin qui seguito, è stato un fallimento. Anche Bersani, lo ha seguito e, infatti, se Veltroni aveva portato il centro-sinistra dal 42 al 32%, con Bersani si è scesi al 25% delle fatidiche elezioni politiche del 2013.


Con Renzi, la tragedia è divenuta farsa, poichè dall'idea di un partito maggioritario del centro-sinistra (o state con noi o niente alleanze) è diventato una furia omicida contro la sinistra. Ha superato Veltroni in una maniera spettacolare, un salto a piè pari. Un salto nel buio. Il ritorno alla Margherita. Questo non c'entra nulla con la vocazione maggioritaria nel centro-sinistra del PD, ma è un ritorno alla Margherita e alla DC, un progetto neo-centrista. È normale che la sinistra, visto come era trattata, abbia risposto pan per focaccia!


Quello di Renzi non era, se non in apparenza, il progetto politico veltroniano che comprendeva una inclusione nel PD di tutto il centro-sinistra. Almeno quello che ci stava. Era invece un progetto neo-centrista che mirava a sviluppare un partito riformista di centro, liberale e blandamente socialista che escludeva, infatti, la sinistra. Alla fine, la rottamazione non era “contro tutto il vecchio”, ma “contro la sinistra identificata tout court come vecchia”, mentre la decrepita DC, i rimasugli di due secoli fa (liberali, repubblicani, popolari, radicali etc) diventavano il nuovo che avanza. Insomma, una gran confusione che ha snaturato il PD facendolo diventare come una maionese impazzita che ha allontanato gli elettori, favorendo l'ascesa populista. Altro che Prodi e anche Veltroni...


In ogni caso, il punto chiave è che, con Renzi, la strategia Veltroniana, che, ripeto, Renzi ha scavalcato andando molto oltre gli steccati del centro-sinistra e tornando ad un progetto politico neo-centrista (fallito del resto già in precedenza molte volte), è totalmente fallita. Non resta altro che tornare ad una strategia prodiana, ma con maggiore accortezza ai partner delle alleanze. Non c'è altra strada se si vuole evitare l'irrilevanza politica del centro-sinistra e non si vuole consegnare il paese ai populismi.
Le sconfitte elettorali recenti sono proprio la conseguenza dello snaturamento neo-centrista del PD di Renzi che, diventando indistinguibile dal centro-destra, apparendo come un centro moderato diventa una costola della maggioranza destrorsa nelle cui mani ha lasciato il paese!
Infatti, la conseguenza più drammatica dell'errore politico neo-centrista di Renzi è che ha snaturato persino il bipolarismo! Senza sinistra non c'è più alternativa politica al centro-destra, non c’è più il bipolarismo, si diventa parte del polo di centro-destra e quindi non c'è opposizione: il terreno più fertile che si possa immaginare per il populismo.

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