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Revenge porn supera all’unanimità l’esame della Camera. Si attende il voto definitivo di Palazzo Madama

Scritto da Elisabetta Di Fraia Il . Inserito in Vac 'e Press

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La Camera ha approvato, con 461 voti favorevoli e nessun contrario, la norma sul cosiddetto "Revenge Porn" che considera reato la diffusione di immagini private e personali dal contenuto sessualmente esplicito senza l'autorizzazione del diretto interessato.
Un voto all’unanimità e poi un forte applauso con cui Montecitorio accoglie l’approvazione dell’emendamento, sono la misura della percezione, ormai diffusa, della gravità delle conseguenze derivanti da questa forma di violenza che possono risultare devastanti per le vittime. Prima della seduta della Camera, la commissione Giustizia aveva, infatti, dato il via libera a un emendamento unitario sul tema.

La necessità di introdurre questa nuova fattispecie di reato, come sempre auspicato dalle forze di centro-sinistra, nasce da recenti fatti di cronaca che hanno visto donne e ragazze minacciate, umiliate, ricattate o vittime di un irreparabile danno all’immagine e alla reputazione, attraverso la diffusione di foto o video privati in cui le protagoniste erano ritratte in momenti dall'alto contenuto erotico. L’episodio sicuramente più tragico ha riguardato la giovane Tiziana Cantone che arrivò a suicidarsi perché non sopportava più il peso della vergogna dopo che venne diffuso un video hard che la vedeva protagonista. La madre, nella memoria della figlia, ha intrapreso una lunga battaglia politica e sociale affinché tali condotte vengano sanzionate. Il testo di legge, che attende l’approvazione definitiva del Senato, prevede che chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5000 a 15000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici. La pena viene poi aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. Il delitto viene punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi.

Soddisfatte anche le forze di opposizione che da sempre hanno lottato affinché venissero sanzionate condotte indegne che offendono la dignità delle persone, il più delle volte donne, sempre più spesso vittime di ricatti sessuali per mano maschile. L’introduzione di questa nuova figura di reato rappresenta un ulteriore passo in avanti verso la piena attuazione della libertà di autodeterminazione della donna e, soprattutto, un ulteriore strumento di tutela.