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LA RIFORMA DELLA CLASS ACTION: UN TENTATIVO COMPIUTO O UN TENTATIVO INCOMPIUTO?

Scritto da Michele Arcangelo Lauletta e Pasquale Boscato Il . Inserito in Il Palazzo

class action in italia

La riforma della Class Action è legge.
La Class Action è uno di quegli istituti nevralgici, che in uno Stato liberale serve ad equilibrare tra loro le asimmetrie di poteri generati da gruppi economici di imprese e il singolo cittadino, che solo unendosi “in classe “può contrastare le condotte illecite diffuse.


La funzione più rilevante di una Class Action realmente operante, non è solo quella difensiva ed oppositiva, ma quella di deterrenza delle piccole e grandi pratiche commerciali scorrette, tesa a promuovere, come dovrebbe, nella catena dei processi economici produttivi best practies e trasparenza.
L’obiettivo di ingegneria democratica è ambizioso, sopratutto quando si tratta di piegare istituti giuridici alle esigenze dei cittadini socialmente più esposti ed economicamente e culturalmente meno attrezzati.


La piena funzionalità e potenzialità della Class Action è limitata dalla griglia delle categorie giuridiche in cui essa si deve muovere, non adatte ad agevolare pienamente quei compiti d’istituto che si vogliono, anche in buona fede, fargli conseguire.
Infatti, nei paesi di tradizione romanistica a differenza di quelli anglosassoni vi è una netta distinzione tra i vari settori dell’ordinamento civile, penale e amministrativo, che non consente, come dovrebbe accadere nel caso della Class Action, di massimizzare le possibilità applicative dell’istituto.
Mancano nel nostro sistema ordinamentale quei fenomeni di melting pot, nello e tra lo strumentario giuridico, che potrebbero condurre proficuamente e sopra tutto quando occorre, alla contaminazione e al dialogo tra settori del diritto con la “civilizzazione del penale la penalizzazione del civile”.
Ciò consentirebbe che le azioni risarcitorie di classe avessero non solo una funzione compensativa e reintegratoria dei danni prodotti (c.d. restituito in integrum), ma anche una funzione punitiva- sanzionatoria, secondo la sistematica di origine anglosassone dei danni punitivi (punitive damages).
Cosicchè la sanzione pecuniaria civile, oltre al risarcimento dei danni diretti, sarebbe correlata, in funzione di stretta deterrenza, alla riprovevolezza della condotta del suo autore.


Nella stessa scia, l’insufficienza respiratoria e la mancata osmosi tra le branche dell’ordinamento, comportano che l’azione di classe risarcitoria non sia sperimentabile nei confronti dei Pubbliche Amministrazioni.
E’ da sottolineare come sempre più frequentemente gli apparati pubblicistici sono vittime di un fenomeno di spoliazione di poteri e funzioni verso i privati, che li conduce ad esternalizzare segmenti di interessi pubblici, i quali sovente restano sprovvisti dei dovuti controlli e con le cui parzialità, inefficienze ed arbitri i cittadini sono giocoforza costretti a cimentarsi.
La Class Action pubblica è rimasta come diceva Gaber un “gabbiano ipotetico” con le ali aperte senza essere capace di volare, medesimo pericolo che incombe anche sull’attuale riforma dell’azione di classe, che rischia di diventare una riforma che oscilla tra il tentativo compiuto e quello incompiuto.
Tra i pregi della riforma va invece annoverata l’estensione, rispetto al passato, delle sue tendenziali capacità, sia dal punto di vista soggettivo che oggettivo, che viene sottolineata anche dal punto di vista topografico, essendo l’intera disciplina transitata all'interno del codice di procedura civile (Titolo VIII-bis dei procedimenti collettivi), proprio a volerne evidenziare la generale applicabilità dello strumento.
Essa infatti è diventata uno strumento di tutela che non si riferisce solo più ai consumatori e utenti, ma a tutti coloro che avanzino pretese risarcitorie in relazione a lesioni di "diritti individuali omogenei".


Anche se sono confermati i presupposti dell’individualità e dell’omogeneità dei diritti azionati, la cui corretta perimetrazione ha rappresentato un limite al decollo della vecchia disciplina, la legge individua ora nella Class Action non solo lo strumento utile per tutte le ipotesi di responsabilità contrattuale, ma anche quelle di responsabilità extracontrattuale, oggi limitate a pratiche commerciali scorrette e comportamenti anticoncorrenziali.
“Per esempio, nel caso del dieselgate, la disciplina attuale fa valere “solo” la lesione alla normativa sulla concorrenza per prodotto diverso da quello pubblicizzato; in futuro si potranno far valere anche lesioni a diritti come quello alla salute o all’ambiente”.
Nella nuova normativa è stato ampliato in modo significativo l'ambito della legittimazione attiva e passiva dell'azione, che da un lato potrà essere promossa dai singoli componenti della classe, ed anche da quelle organizzazioni e associazioni, iscritte in un elenco pubblico istituito presso il Ministero dello sviluppo economico;e di converso potrà essere intrapresa anche contro imprese ed enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, relativamente ad atti e comportamenti posti in essere nello svolgimento delle rispettive attività.
Si è tentata la via della semplificazione anche dal punto di vista procedurale.
La domanda, infatti, potrà essere avanzata esclusivamente innanzi alla sezione specializzata del Tribunale in materia di impresa competente per il luogo ove ha sede la parte resistente e sarà regolata dal rito più snello e celere c.d. sommario di cognizione.
Più specificatamente il procedimento sarà articolato in tre fasi: la prima e la seconda relative, rispettivamente, all'ammissibilità dell'azione e alla decisione sul merito, di competenza del Tribunale delle imprese e l'ultima, affidata ad un decreto del giudice delegato, relativa alla liquidazione delle somme agli aderenti alla classe.


Quanto ai meccanismi di adesione alla classe di altri "soggetti portatori di diritti individuali omogenei" (c.d. opt-in), essi si situano in un momento successivo al deposito del ricorso: il primo, si inserisce subito dopo la decisone sull'ammissibilità o meno della domanda, decisa dal Tribunale (con un termine non inferiore a 60 giorni e non superiore a 150 giorni); il secondo momento, si colloca dopo la pronuncia della Sentenza che definisce il giudizio, e che dunque accoglie l'azione di classe accertando la responsabilità del convenuto, in un termine deciso dal Tribunale.
E’ difficile dire se la Class Action così come disegnata decollerà, inaugurando la stagione della democrazia nella tutela dei piccoli diritti lesi, che oggi quasi sempre è diventato sconveniente tutelare, rammentando che i diritti in uno stato liberale non possono essere discriminati in base al loro valore ponderale, perché spesso dietro situazioni giuridiche non apprezzabili dal punto di vista economico si nascondono questioni di grande rilevanza democratica e anche di pregio tecnico giuridico.


Un effetto dissuasivo in tal senso ci sembra rinvenirlo nei meccanismi proposti dalla riforma per ottenere i risarcimenti, che sembrano non essere concretamente agevolati.
Innanzitutto, non sono cambiate le regole inerenti i filtri di ammissibilità delle azioni di classe, contro i quali si sono infrante quasi tutte quelle finora proposte.
Inoltre, le nuove procedure per quantificare e liquidare i pagamenti in caso di vittoria rischiano di allungare i tempi e di generare ulteriore contenzioso.
Infatti, con la nuova legge, la Sentenza con cui il Tribunale accoglierà l’azione di classe avrà natura solamente dichiarativa e non potrà quindi essere messa concretamente in esecuzione. Invece sotto il vecchio regime normativo con la Sentenza si accertavano le responsabilità, si condannava il convenuto all’eventuale risarcimento e si fissavano i criteri di calcolo per il pagamento.
Questa fase sarà devoluta ad un Giudice Delegato dal Tribunale, sullo schema che si segue nelle procedure di liquidazione giudiziale.
Dopo la Sentenza dichiarativa si aprirà una nuova fase delle adesioni, cui seguirà la presentazione di memorie difensive da parte del responsabile della violazione.


Dopodiché, il rappresentante degli aderenti (che dovrà essere ritenuto dal Tribunale un soggetto in grado di seguire la c.d. fase di liquidazione, come una sorta di curatore fallimentare) dovrà redigere il progetto dei diritti individuali (similmente al progetto dello Stato passivo delle liquidazioni giudiziali), in cui prenderà posizione su ogni adesione (come avviene per le insinuazioni ai passivi fallimentari), avvalendosi anche di esperti nominati dal tribunale ed infine, il giudice delegato deciderà sull’accoglimento delle domande e decreterà i pagamenti.
Il numero degli aderenti, la complessità delle operazioni, gli eventuali conflitti e soprattutto i costi di questa fase possono nascondere delle sorprese che è bene tenere in debita considerazione sin dal momento della proposizione o dell’eventuale successiva adesione ad un’azione di classe.
Orbene solo l’applicazione pratica delle procedure, ciascuna in ogni caso uguale solo a sé stessa, potrà dirci se il gabbiano di Gaberiana memoria, spiccherà il volo o rimarrà un gabbiano ipotetico.