Il 25 aprile e il trionfo della libertà!

Scritto da Francesco Miragliuolo Il . Inserito in Vac 'e Press

25aprile

Oggi è il 25 aprile, il giorno in cui i nostri partigiani sconfissero il nazi-fascismo, liberando il Paese dalla tirannia dei gerarchi tedeschi.
La nostra storia, la narrazione di quella giornata, ha inizio due anni prima.


Il 3 giugno del 1943, il re Vittorio Emanuele III incontrò il Presidente della Camera dei fasci e delle corporazioni, Dino Grandi. Quest’ultimo illustrò al re il suo diabolico piano per far crollare il regime mussoliniano e porre fine alla diarchia durata per poco più di ventuno anni.
Quale modo migliore se non quello di fare leva sull’orgoglio del re, il quale nel 1922 vide nel duce l’unico in grandi di far restare i Savoia al trono d’Italia, quindi si rese complice di tutti i reati perpetuati dal regime fascista.


Astutamente, Grandi, paragonò Vittorio Emanuele a un suo antenato: Vittorio Amedeo II, che nel XVIII secolo abbandonò l’alleanza con i francesi per allearsi con le forze imperiali, salvando la dinastia reale.
Fu così che il re accettò!


Il 25 luglio 1943, pochi giorni dopo la fallita operazione Valchiria, si riunì il Gran Consiglio del fascismo.
Alle 2:40 della suddetta data il Gran Consiglio votò per la destituzione di Benito Mussolini, tra i favorevoli anche il genero e ministro degli Esteri di Mussolini, Galeazzo Ciano.
Immediatamente la mattinata seguente la radio si mobilitò per darne l’annuncio: “Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo ministro, Segretario di Stato di Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini, ed ha nominato Capo del Governo, Primo ministro, Segretario di Stato, il Cavaliere, Maresciallo d'Italia, Pietro Badoglio.”
Il Governo Badoglio, con grande difficoltà diede inizio alla trattativa per concludere un armistizio con gli alleati. Il tutto fu dettato da un grande scetticismo da parte degli stessi alleati nei confronti del re.
L’armistizio venne siglato il 3 settembre nei pressi di Cassabile, e fu reso noto dalle forze alleate il successivo 8 settembre.
Il giorno successivo, i partiti appena risorti dalle ceneri del fascismo, diedero vita al Comitato di liberazione nazionale, guidato formalmente da Ivanoe Bonomi, ma sostanzialmente da Alcide De Gasperi e, successivamente, da Palmiro Togliatti.
Nel Nord-Italia, dove la guerra era più feroce, vista le Repubblica Sociale Italiana, il Comitato di liberazione dell’alta Italia troviamo Sandro Pertini e Luigi Longo.
Poco dopo l’armistizio, il CNL iniziò sempre più a prendere la guida del Paese.
Dopo il ritorno il compagno Ercoli, ovvero sia Palmiro Togliatti, il quale antepose la sconfitta del Nazi-fascismo alla modifica della forma di Stato italiana.
Fu Enrico De Nicola, primo presidente della Repubblica e primo presidente della Corte Costituzionale, a proporre la soluzione della luogotenenza del regno.
Formalmente Vittorio Emanuele III restava re, sostanzialmente le prerogative del sovrano venivano trasferite al principe Umberto, futuro Umberto II.
La Svolta di Salerno portò alla emanazione del Decreto Luogotenenziale n.151/1944, il quale sancì che sarebbero stati i cittadini a scegliere, tramite referndum istituzionale, quale forma di Stato avrebbe avuto l’Italia del dopo guerra, al contempo sarebbe stata eletta un’assemblea Costituente la quale avrebbe avuto il compito di redigere una Costituzione. Tutto questo era affermato dall’articolo 1 del medesimo decreto.
L’articolo 2 dello stesso decreto sanciva l’abrogazione dell’elezione della Camera dei Deputati.
Infatti, con l’articolo 1 del decreto luogotenenziale n. 146/1945 si istituiva la Consulta Nazionale.


Dopo la svolta di Salerno, il processo di liberazione dall’occupazione nazista prese il via nel mese di aprile del 1945, quando già dal 21 dello stesso mese venne liberata Bologna, poi toccò a Genova e poi fu la volta di Milano, dove alle ore 8:00 della mattina del 25 aprile, Sandro Pertini dava ordine di insorgere: “Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.”
Nel pomeriggio, il CNLAI diede cognizione ai cittadini della messa a morte del duce e dei suoi gerarchi, contrariamente a quanto stabilito dall’articolo 29 dell’armistizio lungo, nel quale si stabiliva che Mussolini e i gerarchi fascisti avrebbero dovuto essere processati da una giuria alleata, così come avvenne con Norimberga.


Il successivo 28 aprile il duce bene fucilato assieme ai suoi e il suo corpo venne esposto a Piazza Fontana. Fu Pertini stesso a farlo rimuovere, denunciando questo atto come una questione di rispetto nei confronti della morte.
Fu quel giorno che i diritti e libertà, da tempo repressi dalla dittatura, trionfarono!
Il 25 aprile è il giorno in cui si diede inizio, come ricordava qualche anno fa il Presidente Emerito della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, alla scrittura di un periodo, di una storia, dove il costante affermarsi dei diritti e delle libertà fondamentali diede attuazione alla lotta partigiana.
Dunque, la Costituzione, come disse Calamandrei in un suo famoso discorso, non è altro che un testamento di quei “partigiani morti per la libertà”.
Il 25 aprile rechiamoci sulle Alpi, andiamo nelle piazze e riscopriamo l’orgoglio e la dignità di essere liberi, ma soprattutto liberiamo gli ultimi dalla schiavitù della povertà e ricordiamo al duce Salvini che quel 25 aprile, l’Italia disse no a quelli come lui!
L’Italia è libera, perché ci fu la resistenza, e anche noi oggi dobbiamo resistere!

 

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