Santobono, lettera al direttore de Il Mattino

Scritto da Angela Pascale Il . Inserito in Vac 'e Press

santobono

A seguito delle vicende del Santobono, riportate da Il Mattino il 9 gennaio, ho scritto una lettera al direttore.
Purtroppo non sono riuscita a farmela pubblicare.
Lo faccio qua.

Gentile Direttore,
ho letto gli articoli da voi pubblicati sul “Mattino Napoli” a cura di Ettore Mautone e Maria Pirro sull’ intervento degli agenti nel reperto di emergenza del Santobono “Pediatria III”.
Devo confessare di aver sentito un brivido lungo la schiena: un reparto di bambini super affollato, stanze zeppe, perfino la rianimazione risulta essere piena. Ho avuto paura di poterci dover tornare, credo sia uno dei miei incubi più ricorrenti.
Perché, quasi un anno fa, ormai, è iniziata una delle pagine peggiori della mia vita, proprio in quel reparto.
Il mio bambino, di circa 5 mesi, venne ricoverato con una bronchiolite, una stanza minuscola, dove al massimo si dovrebbe stare in due, ma che già ordinariamente è allestita per tre. Quando siamo stati ricoverati noi eravamo in 5 o 6, in totale, dunque, eravamo in 12 persone tra mamme e bambini. Durante le visite pomeridiane, in stanza, è capitato di essere in 30. Direi non il massimo per igiene e prevenzione del contagio.
La pagina peggiore della mia vita dicevo, perché il mio bambino all’ epoca (e lo è tutt’ora) era un bambino fragile, eravamo in fase di diagnosi per una malattia genetica sconosciuta che lo rendeva debolissimo.
Fu messo in mezzo ad altri bambini fin dal primo ricovero, nonostante avessimo spiegato per bene quali fossero le sue difficoltà. La prima volta fummo dimessi dopo 11 giorni, dopo 3 giorni fummo ricoverati di nuovo, aveva contratto un virus in ospedale, dopo 11 giorni eravamo di nuovo fuori, dopo 3 giorni di nuovo in ospedale, aveva di nuovo contratto un virus in reparto, questa volta il piccolo finì in rianimazione, in fin di vita, con un polmone collassato, ci consigliarono di celebrare il battesimo e così fu fatto. Miracolosamente si è ripreso, non smetterò mai di ringraziare il personale della rianimazione per come e con quale premura hanno tenuto il mio bambino. Siamo rimasti ricoverati ancora a lungo, prima in Pneumologia e poi in Pediatria 1 (il bellissimo reparto voluto da Paolo Siani), dove finalmente è arrivata la diagnosi genetica, in totale abbiamo passato 5 mesi del 2018 al Santobono.
Ecco, mi fa rabbia leggere che si tratti di una emergenza, sarebbe emergenza se si trattasse di un picco isolato negli anni e non quel che succede ogni maledetto inverno.
La verità è che la struttura Santobono non è per niente adatta ad accogliere la quantità di piccoli pazienti che ogni anno, nel periodo invernale si ammala di bronchiolite. L’intera rete sanitaria campana non è sufficiente. Ogni anno si affronta il fenomeno come fosse la prima volta mettendo a rischio la vita dei bambini, soprattutto quelli più fragili e più soggetti al contagio.
Con l’arrivo della primavera il problema viene di nuovo nascosto come polvere sotto al tappeto. Credo sia arrivato il momento di affrontare e di dirlo che non si tratta di emergenza, ma di un picco ordinario, facilmente prevedibile.
Sono consapevole di quanto sia complicato e quanto sia oneroso affrontare in maniera definitiva la questione e ben venga la predisposizione di posti letto al San Giovanni Bosco e all’ Ospedale del Mare, ma non basteranno.
È tempo di progettare un nuovo ospedale pediatrico in Campania e per il Mezzogiorno, non solo per i picchi invernali ma anche per tamponare l’”emorragia” di piccoli pazienti, costretti a spostarsi in altre strutture d’Italia, che avviene tutto l’anno. Che dire? Ora spetta alla politica darsi da fare.

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