Jan Fabre: Omaggio a Hieronymus Bosch in Congo

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Mostre

WhatsApp Image 2019 05 01 at 6.51.44 PM 3

Questa esposizione del poliedrico artista belga, che sarà visibile alla galleria Studio Trisorio, alla Riviera di Chiaia, fino al 30 settembre 2019, è una delle quattro mostre che si tengono in contemporanea in città.

Jan Fabre, pittore, fotografo, regista teatrale e coreografo, scultore e scenografo, fa il suo ritorno a Napoli in grande stile. Contemporaneamente presente con la sua scultura “L’uomo che sorregge la croce” nella chiesa del Pio Monte della Misericordia, in via Tribunali, e con l’opera “L’uomo che misura le nuvole”, ospitata in anteprima, in un’inedita versione in marmo di Carrara, nel cortile d’onore del museo MADRE. Al Museo e Real bosco di Capodimonte, con il titolo “Oro rosso. Sculture d’oro e corallo, disegni di sangue”, si possono ammirare, oltre ad una serie di sculture in corallo ed in oro, alcuni disegni fatti dall’artista usando realmente il proprio sangue. Questi, eseguiti a partire dagli anni ’70, quando in piena sperimentazione, Fabre si tagliò la fronte con un pezzo di plastica affilato, e lasciando sgorgare il sangue su di un foglio bianco, formando schizzi e ghirigori, affermava che quell’ispirazione veniva, così, direttamente dalla sua mente. Nipote dell’entomologo Jean-Henry Fabre, al contrario del suo avo che amava studiare insetti ed animali nel loro habitat naturale, Jan piuttosto li usa in maniera originale, e non sempre ortodossa, come ad Anversa, nel 2012, quando durante una sua performance, lanciò in aria una serie di gatti, causando si stupore e curiosità, ma anche lo sdegno di molti spettatori. E sicuramente non si fece amici nel mondo degli ambientalisti.

WhatsApp Image 2019 05 01 at 6.51.44 PM 2
Nella mostra dello Studio Trisorio, l’artista non solo rende un omaggio a Hieronymus Bosch, ma soprattutto fa una critica feroce a quella che fu l’avventura coloniale belga in Congo. Capitolo tra i più cruenti della moderna colonizzazione europea dell’Africa, fu un’operazione condotta sin dall’inizio con uno spirito estremamente ed unicamente lucrativo, infatti re Leopoldo considerava il Congo suo possedimento personale, ed affidò la spedizione all’Inglese sir Morton Stanley, che si apriva la strada con la dinamite e la più profonda indifferenza per le popolazioni locali.

WhatsApp Image 2019 05 01 at 6.51.44 PM 4
Tutte le opere sono realizzate usando le elitre verdi degli scarabei gioiello, e l’effetto è realmente stupefacente. “La nazione belga che civilizza”, titolo dal sapore fortemente ironico, ha per motivo centrale la fragola, tratto dal “Giardino delle delizie” di Bosch. La fragola come metafora della follia, del piacere effimero. Il giardino delle delizie, l’eden, il paradiso ridotto ad un luogo chiuso, uno zoo. “Avventurarsi sul ferro scivoloso”, in cui i motivi decorativi sono ancora ispirati al “Giardino delle delizie”, ma il messaggio è tutto nella cornice, che porta le iscrizioni “BM”, cioè “Baume e Marpent”, e “Compagnie du Chemin de fer du Bas-Congo au Katanga”, ovvero le due società che più sfruttarono le risorse minerarie del paese. “I neri belgi conoscono lo schiocco della frusta”, è il titolo di quest’altro trittico, ancora più crudo, e non necessita chiarimenti. Era uso comune nel Congo Belga la frusta, fatta con la coda di ippopotamo, qui chiamata “chicotte”, lo “shambouk” del Kenia, che lascia ferite e squarci orribili sulla pelle dei neri, ed a volte può anche uccidere. L’ultima opera è un’istallazione, composta da tre totem con teschi, “Teschi con croci Bacongo”. La tribù dei Bacongo fu convertita al Cristianesimo, e le sculture rappresentano il sincretismo religioso che deriva dall’incontro delle due culture. Il teschio, inoltre, è elemento comune della pittura sia Fiamminga che Italiana, quindi ottima presentazione per questa performance napoletana.

WhatsApp Image 2019 05 01 at 6.51.44 PM 1

WhatsApp Image 2019 05 01 at 6.51.44 PM

Banner AIRC