Calderoli ci riprova, nuovo attentato alle istituzioni

Scritto da Francesco Miragliuolo Il . Inserito in Vac 'e Press

costituzione

Accogliamo come spunto di riflessione una nota di Francesco Miragliuolo, con la speranza di poter riaccendere il dibattito sul tema delle Riforme Costituzionali. La Redazione

Roberto Calderoli, si proprio lui, il fautore dello sciagurato referendum costituzionale del 2005 e della peggior legge elettorale della storia, quella che lui stesso definì essere un “porcellum”, ha deciso di riprovare nel suo progetto di distruzioni delle istituzioni democratiche. 

Stavolta ha diversi alleati, oltre al celeberrimo Silvio Berlusconi, che di riforma costituzionali se ne intende, troviamo anche i due consoli Luigi Di Maio e Matteo Salvini, grandi costituzionalisti e due nobili statisti, che, a sentirli, a cuore hanno solo gli interessi della Repubblica, oltre che della poltrona.
I due si sarebbero accordarti per un progetto di legge di revisione costituzionale che nemmeno la migliore fusione in stile Dragon Ball di Renzi e Berlusconi poteva pensare… perfino D’Alema a leggerla si è emozionato.


La proposta in questione prevede, oltre che la ormai impossibile abolizione del CNEL, la quale sembra quasi portare sfiga, anche la riduzione del numero di parlamentari, sia alla Camera che al Senato.
Voler ridurre il numero dei deputati, ritenuto eccessivo da tempo immemore, non è un problema secondo molti giuristi, diversa è invece l’interpretazione che si dà al taglio dei senatori, dagli attuali 315 a 200.


Secondo alcuni esperti, la riduzione del numero dei senatori arrecherebbe un brutto colpo alle minoranze linguistiche presenti nel nostro Paese, andando a ridurre il numero di Senatori eleggibili di alcune regioni, in più potrebbe arrecare un brutto colpo al principio di sovranità, poiché si rischia di fare in modo che il pluralismo partitico diventi una battaglia tra quattro macro partiti: PD, Lega, M5S e FI.
Il vero colpo basso sta nella volontà di compiere il divieto di mandato imperativo, facendo sì che il parlamentare diventi uno strumento, un mero mandatario del popolo, e non più il rappresentante degli interessi generali della Nazione, bensì ma solo del suo circolo elettorale, creando “de facto” delle filiere di potere; in più questa parte mette in crisi il principio degli interna corporis, massima espressione dell’autonomia del Parlamento da qualsiasi altro potere, permettendo ai cittadini di ricorrere direttamente alla Corte Costituzionale sulle deliberazioni assunte dalle Camere in materia di elezioni e cause di ineleggibilità e incompatibilità dei membri del Parlamento, facendo sì che quest’ultimo diventi pressoché inutile, poiché continuamente esautorato di ogni potere, processo questo già in atto tramite l’utilizzo, ormai pressoché odierno, della questione di fiducia e del decreto legge.


A tutto ciò si aggiunge l’obbligo delle Camere di discutere le proposte di legge di iniziativa popolare (idea già presente nella Renzi-Boschi del 2016), inserendo in Costituzione il referendum propositivo, ma allo stesso abolendo il quorum a quello abrogativo.
Insomma, tutto e il contrario di tutto, per questo la riforma va fermata!

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