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CARO ZINGARETTI, ADESSO BISOGNA RILANCIARE

Scritto da Nicola Pezzullo Il . Inserito in Vac 'e Press

zingaretti alla sanità

Prima di iniziare questo mio articolo, mi tocca fare un plauso al mio segretario.
Era davvero difficile a queste elezioni europee mettere insieme tutte le anime del Partito ma Zingaretti ci è riuscito aggregando pezzi di società che avevano da tempo abbandonato il Partito Democratico.


Il PD raggiunge il 23% delle preferenze su base nazionale, ben 5 punti in più rispetto ad un anno fa.
Ad un occhio distratto, questo risultato può sembrare buono ma non soddisfacente ed invece è un risultato eclatante, imponente, frutto di un lavoro faticoso, credibile.
Solo un anno fa, il Partito Democratico usciva dalla più grande sconfitta della sua storia ed appariva un partito lacerato da mille lotte intestine.
Alla luce di quanto appena affermato, sembrava arduo solo pensare di poter rilanciare un partito che il 90% dei media dava per morto e che aveva perso gran parte del suo elettorato storico.
Zingaretti non si è dato per vinto, ha aspettato, pazientemente, un congresso che sembrava non arrivare mai ed ha portato alle primarie del PD un 1.600.000 elettori.

Da quel ormai famoso 3 marzo è iniziata la risalita del Partito Democratico.
Gli elettori hanno dato fiducia a Zingaretti, il quale aveva già in mente quello che c’era da fare per un immediato rilancio del Partito.
Un Partito che si apre, finalmente, alla società civile che dialoga con mondi con cui aveva rotto, il mondo del lavoro, della scuola, dell’università e dei saperi. Tutti mondi che stanno tornando, seppur con molta diffidenza, a dare fiducia ad un centrosinistra finalmente coeso.
Tanto è stato fatto ma tanto ancora si deve fare.

Sembra retorica ma non è così, il risultato ottenuto deve essere un punto di partenza e non di arrivo.
La sfida è appena iniziata e deve, assolutamente, partire dal nostro amato Sud.
Nel Meridione il Partito è stanco, portato avanti da vecchi mediani, i quali tanto hanno dato e tanto hanno ricevuto nella loro gloriosa carriera politica.
I dati, ahimè, lo dimostrano ed i numeri, come diceva un famoso ex dirigente del Partito, sono testardi.
Il PD, nonostante il tracollo dei 5 Stelle, al Sud raggiunge un modesto 17%, lontanissimo dallo stesso Movimento che si attesta al 30 % ma purtroppo lontanissimo anche dalla Lega che raggiunge risultati non pronosticabili in terre che elettoralmente non l’avevano mai premiata, il 35% per cento in Abruzzo, il 25% in Puglia, il 24% in Calabria.

Dati questi che fanno riflettere e fanno capire come l’elettore meridionale è pronto a dar fiducia anche a chi in passato lo aveva deriso ed offeso pur di avere la speranza che comparisse, finalmente, il salvatore della Patria pronto a risolvere tutti i mali atavici delle nostre terre.
È uno schema che, ahimè, non ha mai funzionato, i salvatori della Patria non esistono ed i condottieri senza macchia e senza paura li trovi soltanto nei fumetti.
Ed allora perché il Partito Democratico non riesce ad essere attrattivo per un elettore meridionale?
Per tre ordini di motivi:

1) Le periferie.
Non sto parlando solo delle periferie delle grandi città ma parlo delle periferie del mondo, del piccolo paesino dove sono rimasti solo gli anziani perché i giovani sono andati via per mancanza di un lavoro, sto parlando di quei luoghi dove manca la dignità del vivere civile, a Scampia, a Miano, a Secondigliano, a Caivano solo per citare alcune realtà di Napoli e provincia in grande difficoltà.
In queste periferie, il Partito Democratico c’è e conosco ragazzi che ne fanno quasi una missione di vita ed ammiro la loro presenza e la loro passione ma purtroppo il PD non riesce a creare un’empatia con la gente per bene che ci abita.
Insufficienti sono le parole e solo i grandi temi, come l’Europa, l’ambiente, la globalizzazione, non sfondano in questi mondi, diceva Pertini “che un uomo senza lavoro ha una sola libertà, la libertà di morire di fame”.
Ed allora, benvenuto al reddito di cittadinanza che potrà anche essere una misura discutibile ma in alcune terre è vista come una soluzione.
Cosa deve fare il Partito Democratico per avere nuovamente la fiducia degli elettori delle periferie?
Rilanciare.
Rilanciare appunto, dire che è pronto a creare lavoro dove il lavoro non c’è, anche in deficit, senza i lacci e i lacciuoli dell’Unione Europea, senza la paura di creare debito.
Dando la possibilità di tornare ad abitare terre in cui nessuno vuole più vivere attraverso la defiscalizzazione e dando incentivi a chi vuole fare impresa nel Meridione.
Investire nei trasporti, non spiccioli ma miliardi di Euro.
È vergognoso che un ragazzo che abita nella provincia di Napoli ci metta due ore per raggiungere l’Università.
Si stanno creando delle diseguaglianze mai viste prima e tutti fanno finta di non accorgersene.
Ho vissuto delle esperienze meravigliose nell’associazionismo laico a Sant’Antimo, a Marano, in territori non facili ma dove posso dire che la parte sana che ci vive e la migliore di questo Paese e non può e non deve essere lasciata indietro!

2) La selezione della classe dirigente.
L’elettore, specialmente, qui nel Meridione ha la percezione che nel PD non sia cambiato niente, sempre le stesse facce accompagnate da parole stantie che suonano alle volte surreali se proferite da alcuni membri del Partito.
Non è proprio così, ma di certo ci vuole un’inversione di tendenza anche in questo campo.
In Campania è stato eletto un nuovo segretario regionale, Leo Annunziata.
Un ragazzo giovane, preparato, empatico, anche burbero ma al punto giusto.
Di quelli che si fanno rispettare, e che ha acquisito grande esperienza amministrativa facendo per otto anni il Sindaco di Poggiomarino (Comune nella Provincia di Napoli ndr).
Beh, secondo me, il Segretario nazionale deve partire da lui e puntare su un gruppo di ragazzi tra i 20 e i 40 anni che abbia la forza e la volontà di cambiare il Partito che non sia legato alle vecchie logiche ma soprattutto che si riconosca e si stimi l’uno con l’altro.
Sembra una sciocchezza ma è un punto importantissimo.
Avere fiducia nel proprio compagno di partito, il quale non deve per forza essere un amico fraterno (sarebbe follia sperar) ma sicuramente ci deve essere un rapporto di stima e rispetto fra tutti oppure è inutile e deleterio andare avanti.

3) Un nuovo patto con la società civile.
Il Partito Democratico ha bisogno della società civile e la società civile ha bisogno del Partito Democratico.
Per società civile intendo chiunque abbia un lavoro onesto e che abbia a cuore le sorti del Paese e del mondo in generale.
Dal netturbino al professore universitario, dal grande imprenditore al piccolo commerciante, tutti possono essere utili e dare una mano a patto che il PD sappia intercettare i loro bisogni e le loro paure, i desideri e la voglia di migliorare il Paese.
In quest’ottica abbiamo già fatto dei passi avanti con l’elezione alla Camera dei Deputati del Dott. Paolo Siani (medico pediatra del Santo Bono), con Franco Roberti e Pietro Bartolo eletti al Parlamento Europeo, con la candidatura della Preside Armida Filippelli alla Segreteria Regionale del PD Campania.
Non tutti conoscono la generosità di Armida Filippelli ma è da quella generosità, da quella voglia di migliorare la realtà che ci sta intorno, dal mettersi a disposizione degli altri da cui si deve partire.

Il Partito deve essere uno strumento per migliorare la società che ci sta intorno e nessuno può conoscere la società meglio di chi la vive ogni giorno, nella scuola, nelle università, in una piccola, media o grande azienda, nelle piccole o grandi battaglie che devono combattere i professionisti soprattutto al Sud.
Alla politica la visione d’insieme ed il tracciare la strada.
Ma poi questo percorso bisogna farlo tutti insieme.
A me hanno insegnato che da soli si va veloce ma insieme si va lontano.
Se il Partito Democratico saprà interpretare tutte queste istanze allora davvero andremo lontano.
E la sapiente guida di Zingaretti porterà gli elettori a fidarsi pienamente del Partito Democratico.

Oggi è il giorno delle scelte.
O si cambia e si costruisce un nuovo percorso credibile e vincente.
O non si cambia e si ricade nei vecchi errori che hanno portato alla disaffezione di tanti elettori e militanti.
Caro Segretario, a te la scelta!