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Jazz al Cimitero delle Fontanelle

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Musica

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L’associazione culturale Wunderkammer ci offre un week-end di jazz in una location straordinaria, il Cimitero delle Fontanelle.

Fedele al nome, in Tedesco letteralmente “Camera delle Meraviglie”, dalle origini cinquecentesche, come venivano chiamate le stanze destinate alle collezioni private, veri e propri musei, di illustri personaggi, aristocratici e ricchi mercanti, famose quelle di Rodolfo II d’Asburgo e di Anna Maria Luisa de’ Medici, propone arte, che sia musica o teatro, in luoghi d’arte, che sono già di per se una meraviglia. Nelle ultime settimane ci ha già portato nella sala del Capitolo di San Domenico Maggiore, e nello splendido Succorpo dell’Annunziata, la chiesa sotterranea del Vanvitelli, al di sotto dell’omonimo ospedale. Sabato 25 e domenica 26, ci invita ad ascoltare due concerti in un altro luogo di un interesse storico e culturale da lasciare a bocca aperta.

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Il Cimitero delle Fontanelle, ubicato ai piedi del monte di Materdei, deve il suo nome ai piccoli corsi d’acqua, minuscole cascatelle, che anticamente scorrevano da quell’altura. Cava di tufo, già utilizzata dagli antichi romani, come testimoniano le gallerie a sezione trapezoidale, fu iniziata ad essere utilizzata come cimitero nel 1656, anno di una terribile epidemia di peste, e non si sapeva più dove mettere i cadaveri, numerosissimi, pare circa 300mila, e si pensò a quelle grotte. Stessa soluzione fu adottata con il colera del 1836, e l’antica cava divenne un vero sversatoio di corpi, spesso e volentieri senza nome. Dopo l’avvento di Gioacchino Murat, e la conseguente chiusura degli ipogei cittadini, fu di nuovo lì che furono portate le spoglie sepolte sotto chiese e basiliche.

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E fu così che ad una prima conta delle ossa, alla fine dell’Ottocento, da parte di uno studioso francese, si stimò vi fossero più di 8 milioni di cadaveri. Ai quali vanno ancora aggiunte le vittime della camorra, e della Seconda Guerra Mondiale. Fu qui che nacque il culto delle “anime pezzentelle”, che abbiamo già incontrato nell’ipogeo di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. I fedeli venivano, spesso e volentieri all’esterno dei cancelli chiusi, ed adottavano un teschio, appartenuto ad un morto senza nome, e pregavano per la sua anima, lo venivano a trovare, ad accendere ceri e porgere offerte, ed a chiedergli grazie ed intercessioni divine. Oggi riaperto, dopo lunghi anni di chiusura, in cui era entrato nelle leggende metropolitane, si stima vi siano le ossa di 40mila corpi, ma sembra che sotto il calpestio ve ne siano molte di più.

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Prima del concerto l’architetto Diego Nuzzo, direttore artistico di Wunderkammer, ci racconta le difficoltà che ha incontrato per aggiungere questo sito al programma, a causa delle critiche per una musica, solitamente molto ritmata, suonata in un luogo sacro. Ci assicura che si tratta di un sound molto delicato, e dopo pochi minuti lo constatiamo. Entrambi le esibizioni sono eseguite da un duo composto da sax e piano. Sabato si esibisce il pianista italiano di fama internazionale, Francesco D’Errico, accompagnato dal sassofono di Gregory Dudzienski, musicista e compositore con la passione del Sud-America, infatti nel corso del concerto suoneranno famosi pezzi brasiliani, tra cui la “Ragazza d’Ipanema”. Come promesso, la loro musica è gradevole e per niente blasfema o irrispettosa.

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Il giorno seguente è il turno di Peggy Stern, pianista Texana amante dell’Italia e di Napoli in particolare, dove ha già soggiornato e suonato, e di Giulio Martino, sassofonista e compositore di gran talento, che ha calcato scene internazionali. I due già si conoscono, musicalmente parlando, e sin dalle prime note si percepisce un certo affiatamento. La loro musica, e si capisce velatamente che si trattengono su ritmi più tranquilli del solito, è gradevole e di ampio respiro. Ogni pezzo è preceduto da una piccola introduzione della pianista, in un italiano passabile e perfettamente comprensibile. Ho il piacere di conoscerla, e di darle alcune spiegazioni sul luogo stupefacente dove ci troviamo. Ne è letteralmente affascinata. E lo sono anch’io, e devo confessare che pur avendone abbondantemente sentito parlare, è la prima volta che metto piede nel Cimitero delle Fontanelle.

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