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La vanità dell’antica Grecia unita a quella Pompeiana in un’unica esposizione: “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei”

Scritto da Felicia Trinchese Il . Inserito in Mostre

Vanity storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei

Quella che fino al prossimo 5 agosto sarà ospitata presso la Palestra Grande degli scavi di Pompei (portico ovest) è la raffinata mostra “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei”.

L’esposizione è stata inaugurata dal direttore ad interim Alfonsina Russo ed è stata promossa e curata da Massimo Osanna, durante il suo mandato come Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, e da Demetrios Athanasouilis (Eforo delle Cicladi) ed è coordinata da Annamaria Mauro, architetto del Parco Archeologico di Pompei.


“Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei” è un’iniziativa che nasce nell’ambito della collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e l’Eforia delle Cicladi, finalizzata alla più ampia realizzazione di programmi comuni di studio, ricerca, promozione e ampliamento della conoscenza delle rispettive realtà archeologiche, in passato strettamente collegate. Tema della mostra è la vanità, il piacere effimero, illusione irrinunciabile di felicità da sempre ostentata attraverso l’esibizione delle ricchezze sia nel mondo greco che in quello romano.


Monili dell’area cicladica e pompeiana vengono messi a confronto in un elegante percorso di stili e di civiltà che trova nella vanità e nell’ostentazione della ricchezza un punto in comune. Gemme, collane, fibule, orecchini, anelli e armille in oro, argento, bronzo, con inserti in materiali preziosi e semipreziosi (come avorio, pietre, paste vitree, corallo, perle, ecc.), provenienti da Delos e dalle altre Cicladi, saranno esposti accanto a gioielli rinvenuti a Pompei, ma anche in altri siti campani, tra cui Longola, Sarno, Paestum, Oplontis, Terzigno ed Ercolano.


Il percorso della mostra, progettato da Kois Associated Architects, segue un criterio espositivo geografico (le Cicladi e la Campania, con epicentro Pompei) e cronologico, ovvero dall’VIII secolo fino all’eruzione del 79 d.C. L’allestimento vive del contrasto tra il materiale oscuro degli involucri espositivi che accolgono le teche e che rimandano alla tragicità dell’eruzione e tra la lucentezza dei preziosi reperti custoditi.


L’intera esposizione è animata da volti e figure da affreschi pompeiani, reinterpretati e presentati in una versione grafica contemporanea, che dà nuova veste al porticato ovest della Palestra Grande. Inoltre, oltre ai pezzi esposti in questa sede, la conoscenza dei gioielli ercolanesi potrà essere approfondita presso il Parco Archeologico di Ercolano, grazie alla parallela mostra “SplendOri” che si tratterrà fino al prossimo 30 settembre al Parco Archeologico di Ercolano.