fbpx

Portici Science cafè: I lisosomi, chi sono costoro? Con Andrea Ballabio

Scritto da Vincenzo Bonadies Il . Inserito in Vac 'e Press

ballabio

A chiusura della V° edizione, ospite del Portici Science Cafè una eccellenza della scienza internazionale: Andrea Ballabio, fondatore e direttore del TIGEM

“I lisosomi e il processo di smaltimento dei rifiuti cellulari”: questo il titolo indubbiamente di non facile e immediata interpretazione dell’ultimo appuntamento dell’anno del Portici Science Cafè, eppure in tanti hanno risposto all’invito per l’incontro con il prof. Andrea Ballabio, una grande eccellenza internazionale nel campo della ricerca scientifica che ha preferito ritornare in Italia dopo una esperienza negli USA e qui fondare e dirigere, nel 1994, il TIGEM su mandato della Fondazione Telethon.

Esempio di “cervello non in fuga”, dunque, quello del professore, ma non raro a Napoli: basti pensare che solo un mese fa, ad esempio, lo stesso caffè-scienza porticese, ha ospitato il prof. Bruno Siciliano, esperto mondiale di robotica, che ha altrettanto rifiutato incarichi prestigiosi all’estero pur di lavorare nella sua città natale.
Casualità? Non crediamo, segno piuttosto di una singolarità che la nostra città può vantare: quella di incubare e attrarre ricercatori, studiosi, esperti di fama, che scelgono Napoli quale base per i loro studi e lavori, collegandola al mondo intero. Come appunto l’esperienza di Ballabio dimostra, e come il suo intervento lo scorso 11 giugno all’evento vesuviano ha messo in luce, consentendo ai convenuti di avvicinarsi e comprendere il – fino ad allora – misterioso mondo dei lisosomi, e non solo.

Per prima cosa il direttore ha presentato, con l’ausilio di un video-racconto, il luogo dove materialmente i ricercatori come lui operano, ovvero la realtà del TIGEM (Istituto della Fondazione Telethon per la Genetica e Medicina), che è presente dal 2014 – dopo una iniziale ubicazione a Milano e a Napoli –, negli spazi delle ex Olivetti di Pozzuoli, esempio lungimirante di nuova architettura industriale, con circa 220 ricercatori provenienti da ben 15 paesi di tutto il mondo.
Quindi, con chiarezza, spontaneità e al contempo rigore scientifico, ha risposto alla domanda “incomprensibile”: chi sono i lisosomi e cosa fanno?

sala

Al TIGEM, da anni, si lavora su un gruppo di malattie genetiche rare che si chiamano malattie da accumulo lisosomiale. Esse sono dovute “al malfunzionamento dei lisosomi, organelli presenti all'interno delle cellule la cui funzione più nota è quella di smaltire il materiale di scarto", ha spiegato il coordinatore dello studio, Andrea Ballabio.

In queste gravi patologie, a causa di un difetto genetico, i lisosomi non svolgono a dovere il loro compito, ovvero quello di neutralizzare, grazie al loro ampio corredo di enzimi, le sostanze di scarto.
I lisosomi, scoperti nel 1949 dal citologo belga Christian de Duve, contengono enzimi con la funzione di digerire le proteine, i carboidrati e i grassi durante i processi per tenere in ordine la cellula e smaltirne parte del contenuto. Quando questa funzione non viene svolta bene, si determina un accumulo di materiale che invece dovrebbe essere eliminato, e le cellule vengono danneggiate irreversibilmente. Studiando il funzionamento dei lisosomi, però, è stato scoperto che “questi organelli non sono dei semplici “spazzini”, ma dei fini regolatori del nostro metabolismo”.

Nel 2009, infatti, il direttore del Tigem e il suo team hanno descritto per la prima volta un gene chiamato TFEB che è in grado di regolare da solo l’attività di molti altri geni coinvolti sia nella produzione sia nel funzionamento dei lisosomi. “Ci siamo resi conto da subito – riferisce Ballabio – di essere di fronte a un meccanismo di “pulizia” delle nostre cellule assolutamente nuovo e finemente regolato, potenzialmente sfruttabile per evitare l’accumulo di sostanze tossiche tipico di svariate malattie degenerative, di origine genetica ma non solo”.

Gli studi successivi, condotti sempre al TIGEM, hanno confermato che i lisosomi funzionano come veri e propri termovalorizzatori, degradando le molecole già utilizzate e ormai inutili, per ricavarne energia. Ciò è particolarmente utile in assenza di nutrienti e in risposta all’esercizio fisico prolungato: quando, cioè, ci sono poche risorse a disposizione e l’organismo, pertanto, sfrutta le proprie riserve endogene di energia. In presenza di cibo, invece, questa via metabolica viene normalmente silenziata. Il nuovo studio dimostra che se questo meccanismo si inceppa è in grado di promuovere la crescita tumorale.

I ricercatori del TIGEM hanno dunque dimostrato come diversi tipi di cellule tumorali (melanoma, tumore del rene e del pancreas) siano in grado di replicarsi in modo indiscriminato proprio perché questo sistema di regolazione “anti-spreco” è sempre attivo, ma anche che – come dimostrano gli studi preliminari fin qui condotti – l’inibizione di questo meccanismo blocca la crescita tumorale, suggerendo di conseguenza una nuova strategia per la terapia dei tumori.
Ecco svelato il mistero dei lisosomi!

Ballabio Bonadies 1

Del resto, è proprio rendere la complessità accessibile ai più la sfida che si è posto, sin dalla sua nascita, un progetto come quello del Portici Science Cafè che intende far dialogare esperti e non addetti ai lavori in nome di una conoscenza bene comune; e anche questa volta, benché non scontata, è stata vinta grazie al supporto di un ospite-relatore particolarmente a suo agio a raccontare in modo informale e accattivante le ricerche che lo vedono protagonista, e di tutte le altre personalità che si sono susseguite in questi mesi, che sposano – in occasioni divulgative come quelle che si svolgono a Portici – un approccio al sapere che punta alla semplificazione ma non alla superficialità.

E così, sebbene il campo della divulgazione scientifica presenti ancora alte montagne da scalare e resistenze da vincere (soprattutto da parte dei media ancora troppo disattenti nei confronti di quanto di importante accade nel mondo della ricerca), un’occasione di confronto e approfondimento come quella vissuta ascoltando il prof. Ballabio, ponendogli domande dirette e ascoltando le sue spiegazioni, si è rivelata una rarità preziosa da tutelare. Proprio come il caffè – scienza di Portici, unico in tutta la Campania, è pronto a fare di nuovo a partire dal prossimo ottobre.