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I renziani e l'insostenibilità del campanilismo elitario

Scritto da Giovanni Oliviero Il . Inserito in Vac 'e Press

ballini

Solitamente ho una notevole vis polemica ma, da qualche tempo, essendo tale lo stato della sinistra italiana, sto praticando una meditazione trascendentale.
Qualche giorno fa è stata ufficializzata la segreteria nazionale del Partito Democratico e le reazioni scaturite da questa ufficializzazione hanno fatto sì che mettessi da parte questa mia meditazione per dire alcune cose.


Gramsci, nei suoi scritti, ammoniva che bisogna sempre guardarsi dal «rimproverare al passato di non aver compiuto il compito del presente». Il passato va ripercorso per trarne lezioni, per liberare il campo dalle macerie politiche e culturali che si sono accumulate, impedendo alla sinistra di svolgere la funzione assegnatela da questo tempo: la costruzione di un pensiero e di un'opposizione che porti alla costruzione di un'alternativa. Francamente, le polemiche di queste ore, da parte di chi -fino a qualche mese fa- è stato interprete e nocciolo duro delle esperienze precedenti, sono biasimevoli. Dietro queste polemiche c'è la comprova dell'elitismo provinciale di quella gestione, nato dalla volgare idea della rottamazione che doveva far saltare i tappi investendo Partito e Paese e tramontata poi sulle macerie elettorale del quattro marzo. Una élite campanilistica che oggi segnala "l'assenza di leadership", nonostante una elezione quasi plebiscitaria del segretario nazionale, a causa della loro assenza in segreteria nazionale. La vis polemica di cui sopra, mi rammenta che Roberto Giachetti, candidato sostenuto da chi in queste ore alimenta queste futili polemiche, in un'intervista ad un noto quotidiano, davanti alla proposta di una segreteria unitaria da parte di uno dei candidati alla Segreteria, rispose con un secco "no, grazie", sostenendo che «la linea che vince al congresso farà la sua segreteria». Anche in questo frangente non si è preferito un necessario silenzio.

Chi, come lo scrivente, si considera un nostalgico che si immerge nelle miniere del passato, e guarda con rispetto e un velo di amorevole timore alla storia del Partito Comunista Italiano sarà rimasto colpito dalle dichiarazioni di alcuni ultrà, preoccupati da un «ritorno del partito comunista» :giustamente dopo anni in cui ci si è impegnati anima e corpo a snaturare e rendere ambiguo il campo della Sinistra si teme un "ritorno alle origini" o al futuro, come il nome dei comitati di cui sono promotori. Il paragone con quella storia e quel mondo è insostenibile e forse addirittura offensivo. Non si può paragonare la storia di chi organizzò le lotte sociali che portarono all'emanazione dei Decreti Gullo o che, grazie al compromesso storico, salvò la democrazia italiana al timore di una banda di campanilisti di perdere definitivamente residui di un potere la cui smania li ha distrutti. E visto che si predica rispetto ed unità, è giusto ricordare un episodio di quella storia che a qualcuno fa paura: nel 1985, durante una direzione del PCI sulla scelta per il voto referendario, al momento della messa a voto della proposta, per la prima volta il Segretario -che solitamente si asteneva- votò e volle che a spiegare in sala stampa le ragioni della scelta referendaria fosse uno dei principali esponenti che si erano opposti alla scelta. Penso basti per capirci.

A "suffragare" unità e rispetto non penso possa aiutare una foto di "clientes" di chi incarna l'epitome del renzismo con un "Nicola, stai sereno", degno di organizzazioni diametralmente opposte a noi. Quando si sbaglia, ci si fa da parte, e se a confermare i tuoi errori sono milioni di elettori che bocciano la tua proposta politica, hai il dovere di riflettere sugli errori commessi e non trascorrere il tempo nel farne altri che condizionano la tenuta di un partito del quale magari sei un rappresentante istituzionale. Peggio ancora se strutturi la tua campagna congressuale sull'idea di una politica fatta "diversamente" e poi tenti di elevarti a demiurgo di una scissione con un "Che fare?", lontanissimo -fortunatamente- dal demiurgo della rivoluzione bolscevica, invitando il più votato del partito alle ultime consultazioni elettorali a guidare la scissione.

All'ultima consultazione elettorale molti studenti al primo voto e non, ci hanno dato fiducia riconoscendoci il fatto di poter ambire ad essere l'unica alternativa a Salvini e Di Maio. Dietro quel voto ci sono i volti di quei ragazzi che, presa coscienza di sé, hanno iniziato a praticare il conflitto, manifestando per l'ambiente, riunitisi per assistere al film su Stefano Cucchi e per bloccare l'onda nera che investe il Paese. Su questa fiducia dobbiamo costruire una narrazione e un'idea di futuro, diversa dalla concezione assolutistica delle istituzioni dove ti puoi vantare di "scegliere i magistrati" che mostra sempre più ombre. Dobbiamo dare consapevolezza ad una generazione di poter essere classe dirigente e che -lottando- possano sbloccare l'ascensore sociale che oggi è bloccato. Abbiam bisogno di questo, non di una élite spaventata dal fatto che non sia più riconosciuta (ammesso che lo sia mai stata).