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Storia della scuola pittorica napoletana

Scritto da Antonio Capotosto Il . Inserito in Port'Alba

M. Preti Scuola Napoletana

All'inizio del Seicento, prendendo l'avvio dagli esempi del Caravaggio, si sviluppò a Napoli una scuola pittorica che si qualifica come la più importante del secolo in Italia.

La formula caravaggesca dei Napoletani (da Gian Battista Caracciolo a Massimo Stanzione, José de Ribera, Cesare e Francesco Francanzano, Pietro Novelli, Artemisia Gentileschi, Francesco Guarino, Bernardo Cavallino, Mattia Preti) è tra le più libere e originali, arricchita da influssi diversi -per esempio dal classicismo caraccesco- e dalle interpretazioni personali dei diversi artisti.

 

 

La scuola napoletana, che comprende anche l'attività varia e gustosa dei pittori di battaglie e di pittoresche scene di genere (Aniello Falcone, Salvatore Rosa, Domenico Gargiulo) e di nature morte (Giovan Battista Ruoppolo) subì un'importante svolta con Luca Giordano, adeguandosi alle esigenze della decorazione barocca, e continuò a brillare anche nel Settecento: Francesco Solimena e i suoi discepoli Francesco De Mura e Corrado Giaquinto sono tra i protagonisti del rococò internazionale. Si parla ancora di scuola napoletana con riferimento alla ricca e organica produzione dell'Ottocento, che diede origine a vere e proprie correnti: la scuola di Posillipo, con Pitloo, Gigante, i fratelli Palizzi, ebbe grande importanza nella formulazione del nuovo linguaggio verista, che trovò la sua maggiore espressione nei pittori della scuola di Resina (Giuseppe De Nittis, Marco De Gregorio, Federico Rossano, Adriano Cecioni) intorno al 1864.

Dopo il 1870 si ritrovano da un lato l'ambiguo verismo sociale di Gioacchino Toma, Michele Cammarano, dall'altro il virtuosismo esteriore, in parte riconducibile all'influenza del Fortuny, di Eduardo Dalbono, Francesco Paolo Michetti, Antonio Mancini, da cui non fu immune nemmeno lo scultore Vincenzo Gemito.