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Pier Paolo Calzolari al MADRE

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Mostre

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La mostra di Pier Paolo Casolari al museo di palazzo Donnaregina, curata da Achille Bonito Oliva e Andrea Viliani, è intitolata “Painting as a Butterfly”, e riporta le opere del maestro emiliano a Napoli, dopo quarant’anni. Questa grande retrospettiva occupa quasi interamente il MADRE, parte dal terzo piano, continua al secondo, nelle cosiddette Sale Facciata, dialogando con la sala affrescata da Francesco Clemente, per poi proseguire al piano terra.

 

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Considerato uno dei più grandi artisti contemporanei italiani, Pier Paolo Casolari nasce a Bologna nel 1943, attualmente vive e lavora a Lisbona in Portogallo. Le sue prime esposizioni sono nella sua città natale, dove già a 22 anni si rivela un artista di estremo interesse, con le mostre alla Sala Bentivoglio. Entra in contatto con la Pop-art alla Biennale di Venezia nel 1964, e ne resta profondamente colpito, influenzando le sue ricerche creative negli anni seguenti. Parteciperà personalmente alla Biennale nel 1978, nel 1980 e 1990. Abbraccia il movimento Arte Povera, e la sua ricerca pittorica lo porta a utilizzare i materiali più svariati, come il ghiaccio, il piombo e metalli vari, il fuoco, la margarina, scritte al neon e materiali organici.

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Il “suono” ed il “movimento”, diventano parte integrante delle sue opere. A Napoli, nel 1977, al museo di Villa Pignatelli, tiene la sua ultima esposizione, in uno spazio pubblico, in città.

L’ esposizione al MADRE copre cinquant’anni di lavoro, esplorando tutta la ricerca pittorica del Calzolari. Il visitatore entra in una sala dove i dipinti sono ovunque, anche sovrapposti, dando l’impressione di trovarsi in un atelier di pittore, e viene avvolto dai colori forti e le pennellate decise, per poi avventurarsi nel mondo del pittore emiliano.WhatsApp Image 2019 06 19 at 2.17.26 PM 2

Interessanti sono i lavori con un soggetto-oggetto “fuori quadro”, tra cui “Senza titolo” (Lasciare il posto), in cui una tela di un blu ipnotizzante sormonta una struttura composta da un motore ghiacciante, una brocca di vetro, un uovo e una superficie metallica.

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Poi il tavolo avanti al nero, e le bottiglie di rame d’avanti al bianco di una tela, ed il dipinto che continua per terra, con una bottiglia, ed i quadri che seguono la curva della parete. Gli omaggi a Lucio Fontana, ed alla pop-art di Warhol e Lichtenstein, con l’uso di personaggi dei fumetti. Fino ad arrivare all’apoteosi della ricerca di Calzolari, al piano terra, con una serie di disegni preparatori alle sue opere, e quattro grandi lavori, in cui ritornano i suoi elementi. Il fuoco, il ferro, la cera; la sperimentazione in “Senza titolo” (Tre feltri), in cui studia gli effetti cromatici diversi, di feltro bruciato, ed ancora il “movimento”, con il moto continuo di una struttura su rotaie.

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La mostra, con l’improbabile accostamento alla sala Francesco Clemente, vuole anche esplorare le possibili relazioni tra due movimenti, apparentemente in contrasto tra loro, come l’Arte Povera e la Transavanguardia, ma cronologicamente vicini.