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Di Maio? Fa acqua da tutte le parti

Scritto da Francesco Miragliuolo Il . Inserito in Vac 'e Press

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Succede a tutti i politici di abdicare a qualche battaglia, John Kennedy stava per farlo per quanto riguarda l’integrazione delle persone di colore negli States degli anni ’60, stava accadendo a Obama sulle Unioni Civili e perfino Tsipras si può dire che in parte ha abdicato a qualche battaglia identitaria, complici i diktat della Troika che urlano “HAUSTERTIAH, HAUSTERITAH, HAUSTERITAH!”


Ma queste sono altre storie, altri leader, altro spessore politico; si, spessore, perché è proprio questo che manca a Di Maio, tribuno della plebe, leader dei moderni “populares” a 5 stelle, che ha scelto di abdicare in nome del potere, che spesso logora chi non lo possiede, così come ci insegna Albus Silente in Harry Potter.
Luigi Di Maio, nato a Pomigliano d’Arco ben trentadue anni fa, professione webmaster e all’occorrenza anche vice-Presidente del Consiglio dei Ministri; Salvini permettendo, ovviamente.

Beh, insomma un nuovo tribuno della plebe che voleva restituire le acque ai “poveri”, imitando quel grande Tribuno della Plebe - che tanto bene fece a Roma - Tiberio Gracco, che con lex agraria redistribuì le terre dell’ager pubblicus romano (un primo esempio di Socialismo ancora prima che nascesse il socialismo, disse qualche storico ).
Eppure per il buon Tiberio non finì bene, anzi finì assassinato dai suoi avversari. Di Maio, è già stato assassinato; anzi si è suicidato, politicamente s’intende, abbracciando il salvinismo più puro, indossando allo stesso tempo la maschera del leader carismatico che non la manda a dire, però le vota, tutte.
Si, Giggino le vota tutte le proposte della Lega di Matteo: Decreto Sicurezza, Condono fiscale, Legittima difesa, Flat tax e ora anche la privatizzazione dei servizi idrici del Sud.
Non basta l’autonomia, mi si continua a rendere il Mezzogiorno schiavo del Settentrione, violando la Costituzione.

Urlavano “Honestah, Honestah” tutti in coro, manco fossero al San Carlo e ora svendono e si vendono agli Optimates.
Fu Di Maio, spinto da Roberto Fico, fino ad ora unico argine a Salvini all’interno dei 5 stelle, a voler inserire al punto 2 del Contratto di Governo, la legge di attuazione sul Referendum del 2011, quello che sancì l’acqua come un bene comune!
La legge, da sette anni, scritta ed emendata dall’onorevole Daga, ma né la sinistra blairiana di Renzi, né il Movimento di Di Maio l’hanno presa in considerazione, bensì quest’ultimo ha preferito trasformare la più grande azienda idrica del Sud in una SPA, privatizzando e svendendo, de facto, le nostre acque, attraverso l’articolo 24 del c.d.
Decreto Crescita.

Eppure c’è un Referendum votato da milioni di cittadini in quel giugno 2011; ci sono gli articoli 1 e 75 della Costituzione, che pongono il popolo sovrano come padrone della scelte attraverso la democrazia, come Lelio Basso ben ci spiegava; c’è la sentenza n. 199/2012 della Corte Costituzionale che sancì il carattere negativo del Referendum, ovvero l’abrogazione del Decreto Ronchi bis, il quale voleva persistere nel suo intento di privatizzare i servizi idrici.

Non ce l’ha fatta Berlusconi, può farcela Di Maio, re delle abdicazioni, con un regno che ormai fa acqua da tutte le parti.