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Barbara Karwowska – Le fiabe del centrino

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Mostre

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Barbara Karwowska, Polacca, Napoletana d’adozione, vive nella nostra città dal 1992, tanto da averne acquisito le abitudini e gli usi. Quando parla, nel suo Italiano perfetto, con giusto un retrogusto di accento dell’est, adopera anche qualche espressione vernacolare. Fra le tante cose che ha amato e assimilato ci sono le favole di Gian Battista Basile e di Roberto De Simone.


In questa mostra presentata al Centro Studi Pietro Golia, espone appunto una serie di quadri sul tema delle fiabe. Le opere sono essenzialmente realizzate in tre colori: marrone, viola e bianco, e richiamano la natura e l’artigianato il primo, una certa aura di mistero, che ben si addice alle favole, è data dal viola, ed infine il bianco, che rappresenta la purezza, altro elemento essenziale delle fiabe, che ci ricorda che poi, sono i bambini, con la loro purezza, coloro a cui sono rivolte e dedicate. Così come la girandola, altro elemento presente in vari dipinti, ad evocare il candido animo infantile. Il lavoro di Barbara è permeato di metafore, come le corone, che simbolizzano il potere, ed i ricami usati ad arte, come fossero un colore proprio.

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Ed è questo elemento, che ho lasciato apposta per ultimo, a dare il titolo all’esposizione. Perché il centrino? Ad affascinare la pittrice polacca, anni orsono, appena giunta in Italia, a Napoli, furono i numerosi “centrini”, che vide in casa di amici, a protezione dei mobili, per evitare che l’acqua o il liquido del bicchiere lasciasse un alone sul legno, come centrotavola, come poggiatesta su di una vecchia poltrona.

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Quindi il centrino, non è puramente decorativo, nei suoi lavori, ma invoca anche protezione su alcuni elementi e personaggi. Tra i vari quadri esposti c’è “Arre cacaore!”, la favola dell’asino che defeca perle, rubini e smeraldi, e “C’era una volte il Re di Vallepelosa, che aveva una figlia chiamata Zoza”, e “La mortella”, e “La gatta Cenerentola” ed altri cinque di grande formato, di cui 6 ispirati dalle fiabe napoletane, e poi c’è “Il drago del Wawel”, che è una storia a parte. Qualche anno fa, la pittrice incontra la cantante rock napoletana Aurora Pelosi, del gruppo “Nebra”, ed oltre a fare amicizia, fanno la bizzarra scoperta di essere lei, Polacca, appassionata di fiabe napoletane, e la cantante, Napoletana, di fiabe polacche, come “Il drago di Wawel”. Questo è infatti il titolo di un brano dei Nebra, contenuto nell’album “Cuore Colpevole”, ed è così che Barbara dipinge il quadro, con l’enorme drago verde e l’amica Aurora, senza dimenticare il centrino a proteggerla.

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Ed Aurora è presente in un altro quadro della pittrice , nella serie dei “Tombolati”, e qui ancora la tradizione partenopea l’ispira, dove personaggi noti, come lo scrittore francese Jean-Noel Schifano o la storica dell’arte Fedela Procaccini, sono ritratti con un numero della tombola in mano.

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Alla mostra, che è stata inaugurata giovedì 4 luglio, e sarà visibile fino al 4 agosto, al Centro Studi Pietro Golia, in via Renovella 11, a Napoli, era presente l’organizzatore, il giornalista Ivan Guidone, il presidente del centro, Luigi Bianchini, il sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello, la cantante Aurora Pelosi, la cantante lirica Rosalba Colosimo e Totò, il pincher nano, eternamente in braccio alla sua padrona, Barbara Karwowska.

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