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La vanità in mostra: Vanity, storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei

Scritto da Francesca Ciampa Il . Inserito in Mostre

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Fino al prossimo 5 Agosto la Palestra Grande degli Scavi di Pompei ospiterà una nuova mostra, intitolata “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei”. Come si può evincere dal titolo la mostra tratta il tema della vanità trovando concretizzazione in quella produzione di preziosi che ha caratterizzato il Mediterraneo dalla Grecia a Pompei. 

La mostra rappresenta un’iniziativa di collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e l’Eforia delle Cicladi volta alla creazione di programmi comuni di ricerca e studio delle reciproche zone archeologiche un tempo strettamente connesse.

L’evento è stato inaugurato dal Direttore ad interim Alfonsina Russo, mentre invece la mostra è realizzata a cura di Massimo Osanna (in qualità di Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei) e di Demetrios Athanasoulis (Eforo delle Cicladi) e coordinata da Annamaria Mauro (architetto afferente al Parco Archeologico di Pompei).

Durante questo evento saranno esposti sia monili dell’area cicladica sia di quella pompeiana al fine poter mettere a confronto le diverse produzioni, specchio di civiltà e stili di vita differenti. La vanità, contradditorio simbolo di una felicità effimera, trova piena concretezza nell’atto stesso dell’ostentazione: orecchini, collane, gemme, anelli, armille in oro, fibule, metalli preziosi con inserti in pietre pregiate arricchiscono l’esposizione.

Il valore di questi oggetti è percepito totalmente dal fruitore in quanto gli stessi sono stati conservati perfettamente dal tempo: mentre quelle delle Cicladi provengono da collezioni di temporalità preistoriche quelli pompeiani di epoca romana. Questi ultimi sono pervenuto fino ai giorni nostri in ottime condizioni, grazie all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che li ha ricoperti e custoditi fino ad oggi. Inoltre la quantità dei reperti esposti rappresenta la più significativa del mondo antico vista l’impressionante quantità.

Le collezioni esposte, la prima proveniente da Delos e dalle Cicladi e la seconda composta dai gioielli rinvenuti a Pompei, Paestum, Oplontis, Ercolano, Terzigno e Longola, rappresentano un quadro esemplificativo dei due modi diversi di vivere lo stesso concetto di ricchezza e restituisce in questo modo un’immagine netta di un determinato periodo storico.

Sembra chiara la connessione tra i due siti: Delos ha sempre avuto per storici rapporti stretti con l’Italia (con preciso riferimento alle zone campane) e allo stesso modo Pompei ha costituito il luogo dove i contesti romani e greci hanno potuto fondersi in un’indissolubile intreccio.