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Storia del Regno di Napoli (terza parte)

Scritto da Antonio Capotosto Il . Inserito in Port'Alba

Ferdinando IV

Nel 1759 Carlo III di Borbone ebbe il regno di Spagna e questa eventualità, prevista dal Trattato di Aquisgrana del 1748, avrebbe dovuto, in base a quegli accordi, provocare l'ascesa al trono di Napoli di suo fratello Filippo.

Carlo eluse però le clausole accettate undici anni prima e riuscì a lasciare al figlio Ferdinando la corona dell'Italia meridionale. Salito al trono come Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, questi proseguì la politica moderatamente illuministica avviata dal suo predecessore su suggerimento del proprio consigliere Bernardo Tanucci, che l'aveva seguito da Parma a Napoli.

Particolarmente nei confronti dei privilegi ecclesiastici Tanucci, che rafforzò ulteriormente la propria influenza sulle decisioni della corona sotto il regno di Ferdinando, agì con decisione espellendo (per esempio) i gesuiti e requisendone i beni. La politica filo-spagnola caldeggiata dal Tanucci irritò però gli Asburgo, che aspiravano a estendere ulteriormente l'influenza politica di Vienna sulla penisola. Maria Carolina d'Austria riuscì a ottenere nel 1776 l'allontanamento dello scomodo ministro e l'allineamento di Napoli su posizioni filo-asburgiche.

Conseguenza di ciò fu la fine del riformismo in politica interna e l'aperta conversione della corona a quei criteri immobilistici e conservatori che, come s'è detto, caratterizzarono, in una visione d'insieme, il dominio borbonico sull'Italia meridionale. All'effimera parentesi della Repubblica Napoletana (1799) seguì quella dell'influenza francese, che si articolò in una fase di semplice condizionamento politico napoleonico (1800-06), nel regno di Giuseppe Bonaparte (1806-08), e in quello di Gioacchino Murat (1808-15). Rientrato a Napoli nel 1815, Ferdinando riebbe il proprio potere parallelamente al definitivo declino delle fortune napoleoniche e l'anno seguente unificò anche formalmente Sicilia e Regno di Napoli dando vita al Regno delle Due Sicilie (1816-60), alla testa del quale si pose assumendo la denominazione di Ferdinando I.

Turbata dai moti popolari del 1820-21, l'ultima parte del regno di Ferdinando fu caratterizzata dall'adozione di drastiche misure repressive sulle quali, oltre che sull'appoggio austriaco, la dinastia borbonica poneva ormai tutte le proprie speranze di mantenersi al vertice dello Stato. Morto Ferdinando nel 1825, gli succedette il figlio Francesco (1825-30), che nel 1828 represse con estremo vigore i moti del Cilento.

Ferdinando II (1830-59) governò secondo criteri impopolari che alienarono ulteriormente alla dinastia borbonica le simpatie della popolazione, rafforzando così i presupposti per il crollo che, sotto il suo successore Francesco II (1859-60), travolse, con la dinastia al potere, la stessa istituzione statale dell'Italia meridionale.

Per saperne di più:

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