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Una costituente per l’Italia

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in Il Palazzo

Marcello Pera, ex presidente del Senato, circa un anno fa, avanzò la proposta di eleggere insieme al Parlamento, anche un’Assemblea costituente, col compito di formulare un nuovo testo costituzionale, entro un anno, per poi sottoporlo a referendum popolare.


Non se ne è fatto niente! Eppure sono almeno tre decenni che il Parlamento, attraverso lo strumento della “Bicamerale”, prova a rivedere la nostra costituzione, senza riuscirci. A quanto pare tutti ne condividono la necessità e l’urgenza ma nessuno è stato poi, effettivamente, in grado di produrre una soluzione culturale e politica alla stessa altezza dei padri costituenti.
Allora (nel secondo dopoguerra) la rottura, rappresentata dalla fine della dittatura e della guerra, rendeva possibile uno sguardo più distante dalla contingenza dell’attualità e una maggiore comprensione dell’interesse generale. D’altronde anche nel 47 fu necessaria una specifica assemblea costituente per redarre il testo ancora ,nella sostanza ,in vigore tutt’oggi.
E quindi una prima riflessione si impone: è stato, e forse sarà, quasi impossibile che la stessa platea (il Parlamento), che ha il compito di praticare le norme costituzionali, possa essere protagonista nello stesso tempo della sua trasformazione sostanziale. Perchè in fondo è di una profonda rilettura che si tratta!
Una seconda, propedeutica alla prima, è che consiste nell’assumere un punto di vista “neutro” rispetto alle questioni sul tappeto e gli interessi in gioco. Un grande filosofo della politica, forse il più grande della seconda metà del Novecento, John Rawles, cercò di suggerire il metodo che è necessario adottare per ottenere norme che soddisfino l’intero campo degli interessi presenti: ricchi e poveri, giovani e anziani, dotati e meno dotati, nord e sud, bianchi e neri, immigrati e indigeni, ecc e cc.. Esso consiste nel far scendere “un velo di ignoranza” sugli occhi e la mente di coloro che debbono prendere una decisione sulla norma, in modo da non ricordare, non sapere quale sia la posizione che si ha nella società. Il soggetto non sa più nulla di sé .Non sa se è maschio o femmina, se è ricco o povero, se è juventino o napoletano, eterosessuale o omosessuale, e così via. Si tratta come è evidente di una metafora che rinvia a una situazione al limite non realizzantesi nella sua perfetta realtà effettuale. E tuttavia è un riferimento concettuale di metodo molto importante. Solo un’ Assemblea costituente, separata dal Parlamento, potrebbe, in linea di principio e di fatto, realizzare una siffatta condizione.
D’altra parte, vediamo oggi che cosa sta ancora succedendo per la legge elettorale, che tutto sommato è materia certamente minore rispetto ai grandi temi costituzionali. Nel precedente parlamento prevalse la logica aberrante del “porcellum”, per gli interessi evidenti di Berlusconi, con gli effetti devastanti a cui assistiamo nel rapporto tra cittadini e politica. E nell’attuale parlamento non si riesce a comporre una soluzione che possa essere migliore di una semplice e perciò impossibile composizione degli interessi divergenti in gioco.
Speriamo che possa calare “ il velo di Ignoranza”. Solo il velo però!