fbpx

I trasporti campani da Cascetta a Vetrella: dalla gestione di manica larga alla smart mobility senza trasporto

Il . Inserito in Funiculì, funicolà

Nuzzoloconfrontovec

L'obiettivo di questo articolo è il tentativo di confrontare l’operato dei due ultimi assessori regionali ai trasporti nel modo più oggettivo possibile, nonostante la lunga amicizia personale con il primo e lo scarso credito di cui unanimemente gode il secondo, utilizzerò il metodo dei punti di forza e di debolezza.

Il sistema della mobilità dell’era Bassolino-Cascetta è stato certamente il fiore all’occhiello del periodo 2000-2010. Opere infrastrutturali e sistema integrato tariffario erano i cardini della politica dei trasporti regionale, mirante a realizzare non solo un sistema integrato e multimodale di trasporto, ma anche un sistema territoriale policentrico e non più schiacciato da Napoli e dalla megalopoli costiera.

Le chiavi principali del successo di Cascetta furono non solo la competenza trasportistica, ma soprattutto il metodo utilizzato, con la capacità di coinvolgere i migliori consulenti italiani, e non solo, del settore, il credito presso Bassolino e quindi la capacità di drenare risorse regionali, ma anche il credito presso gli stakeholder nazionali (anche di centro-destra) ed europei. Punti di forza furono anche la capacità di ascoltare i pareri degli altri e di superare i conflitti con soluzioni che accontentavano un po’ tutti, potendo anche contare sulle notevoli risorse disponibili.

Passando ai punti di debolezza, certamente la mancata battaglia per la riduzione dei costi aziendali di produzione del servizio è stata la criticità principale, di cui si stanno pagando le dolorose conseguenze. A mio avviso, il problema non è stato affrontato non solo per una ragione culturale, essendo la formazione trasportistica di Cascetta prevalentemente sistemica e poco aziendalista, e non solo perché per carattere il nostro rifugge gli scontri frontali, ma probabilmente perché c’era il rischio di perdere il consenso sindacale, essenziale per puntare al vertice della Regione. Il risultato è stato disastroso: nonostante finanziamenti di manica larga, o forse proprio per questo, il decennio si è chiuso con deficit di bilancio paurosi, che hanno inciso pesantemente sulla politica di austerity imposta dal Ministero dell’Economia, con il commissariamento della politica economica regionale (a mio parere subito dai vertici regionali senza la dovuta resistenza).

Passando a Vetrella, ritengo che il suo obiettivo principale sia stato innanzitutto il risanamento morale e finanziario del settore. Obiettivi pienamente condivisibili e direi anche indispensabili e urgenti. Le aziende di trasporto, in particolare al Sud (ma anche Roma non scherza), sono soprattutto terreno di razzia dei partiti e delle correnti, con la complicità dei sindacati, e dunque esempio d' inefficienza ed inefficacia. I costi di produzione del servizio sono dal 30 al 50 % superiori a quelli standard, molti dei dirigenti sono nominati per appartenenza e non per competenza, i servizi prodotti sono di conseguenza di scarsa qualità. Anche le spese d'investimento delle amministrazioni sono superiori a quelle necessarie, perché le gare non sempre sono veramente aperte e spesso il regime commissariale sottrae gli interventi ad un processo di reale verifica della progettazione delle opere dal punto di vista tecnico e finanziario.

Purtroppo, come spesso accade, a ottimi obiettivi si associano strategie non ottimali e tattiche sbagliate. Il risultato della politica regionale dei trasporti è stato una distruzione in un paio di anni del sistema creato nel decennio precedente, con una forte diminuzione dei servizi e il sostanziale blocco della realizzazione del programma delle opere ferroviarie regionali. Le cause vanno ricercate nell' incapacità di gestione politica del risanamento delle aziende, sommata ad una forte diminuzione dei flussi destinati ai contratti di servizio di trasporto ed al supporto della tariffazione integrata (si veda a tal proposito l'articolo di Roberto Calise sullo smantellamento del Consorzio Unico Campania, disponibile QUI).

L'incapacità di gestione politica deriva a mio avviso anche da alcune peculiarità caratteriali di Vetrella, che si collocano all’opposto rispetto a quelle di Cascetta: accentuazione viscerale dello scontro, una testardaggine sommata ad una incapacità di ascoltare i pareri degli altri, manicheismo ideologico che non ci si aspetterebbe, a leggere sul Messaggero la vicenda della costruzione della sede della Agenzia Spaziale Italiana a Tor Vergata, quando era Presidente dell’ente.

I problemi finanziari derivano da una serie di concomitanti fattori. In un momento di razionamento delle risorse a livello nazionale e di risanamento del deficit a livello regionale, il settore è finito nel vortice dello scontro frontale tra la corrente cosentiniana, alla quale sembra far capo Vetrella, e quella socialista di Caldoro, che ha creato all’assessore una difficoltà di ottenere risorse finanziarie dalla Presidenza, oltre a produrre una spaccatura verticale nelle stesse aziende tra dirigenti facenti capo ad una corrente e quelli dell’altra.

C’è stato poi un errore di strategia derivante dalla cultura di estrazione aeronautica ed aerospaziale di Vetrella: quella di puntare sull’uso della tecnologia come strumento principale per arrivare al risanamento del settore, tramite strumenti di controllo telematico dei servizi prodotti dalle aziende e della domanda di utenza. L’uso dei cosiddetti Sistemi di Trasporto Intelligenti è giusto e opportuno, ma come strumento di ottimizzazione dei processi produttivi e non come solo strumento di polizia. Si tratta poi di obiettivi costosi e che richiedono tempi di attuazione incompatibili con l’urgenza richiesta dalla situazione di catastrofe che sta portando allo sfascio il sistema.

Da qui la sintesi: siamo passati da una politica regionale dei trasporti poco o per nulla attenta ai costi aziendali a una che vuole realizzare la smart mobility, ma nella realtà offrendo servizi ogni giorno più scadenti.