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Runcini e i libri

Scritto da Claudio d'Aquino Il . Inserito in Port'Alba

Runcini e i libri
Romolo Runcini è morto all'una del mattino di lunedì 8 settembre. Aveva 89 anni. Lascia una messe di articoli, interviste e interventi su riviste culturali di ogni tipo e una corposa produzione saggistica. Giovane partigiano, sfuggì alla fucilazione in maniera avventurosa: nelle vesti di giovane prete del Seminario Lombardo a Roma, cultore della liturgia cattolica, venne scambiato per vero seminarista anche dal famigerato tenente Koch.
 
Allievo di Cleto Carbonara, studioso di Croce e Unamuno, si avvicinò al pensiero marxista che provò ad applicare alla lettura dei fenomeni culturali. In seguito approfondì i temi dell'immaginario e, in particolare, del fantastico, ossia l'arte e la letteratura che ha origine dalla paura e dal perturbante, diventando uno dei massimi esperti europei in questo campo.
Programmista in Rai nella stessa leva di concorso che portò a viale Mazzini intellettuali del calibro di Umberto Eco, Andrea Barbato, Corrado Augias. Emarginato perché comunista negli anni di Ettore Bernabei, lasciò la Rai per l'insegnamento universitario: è stato docente di Sociologia della Letteratura all'Istituto Universitario Orientale di Napoli per numerosi anni. 
Durante al sua carriera ha tenuto conferenze e seminari in alcune Università di Parigi, Londra, Dubrownick, New York, New Jersey, Connecticut, Houston, Algeri, Glasgow e in varie città italiane.

Tra le sue pubblicazioni più importanti figurano: Illusione e paura nel mondo borghese da Dickens a Orwell (Bari, 1968); Il romanzo fantastico (Napoli, 1978), I cavalieri della paura (Cosenza, 1989), Il sigillo del poeta. La missione del letterato moderno dalla Corte alla città nella Spagna del siglo de Oro (Chieti, 1991). Ha redatto la voce “Sociologia della letteratura” per la IV Appendice (1977) dell’Enciclopedia Italiana.  

Sposato con Giuliana Gravina, sorella di Carla, alla sua vita è dedicato il romanzo biografico di Claudio d'Aquino "Romolo Runcini. I tarocchi di una vita fantastica", DenaroLibri, 2010), volume nel quale l'autore prende a prestito da Italo Calvino l'ingegnoso artificio narrativo dei tarocchi adottato nel Castello dei destini incrociati per raccontare le fasi salienti della vita di Runcini, dalla nascita a Potenza da un generale dell'esercito all'amicizia con Federico Fellini.

QDN ha chiesto a Claudio d'Aquino di ricordare la figura del maestro che sulle pagine di Repubblica Napoli è stato definito "cavaliere templare del mondo dei libri".

Runcini era affetto da un grave affezione: la libridine.

Oltre a collezionare giocattoli antichi, ha messo assieme una favolosa biblioteca che da ultimo aveva raggiunto la ragguardevole cifra di trentamila volumi, pubblicazioni e riviste. Libri che Runcini ha continuato a tenere con sé a Procida, a Roma e a Terni, dove si è spento.

L'intervista che segue è tratta da "Lèggere Leggéro", rivista ideata e diretta da Piero Antonio Toma negli anni Novanta. E' un modo che d'Aquino ci ha proposto per ricordare il professore in una fase in cui, nel buen retiro di Palazzo Ferrajoli a Procida, continuava a  promuovere con vulcanica energia rimarchevoli iniziative culturali.

Professor Runcini, la sua biblioteca spazia dalla letteratura al cinema, dalla magia alla storia delle religioni, dalla filosofia alla politica, spaziando attraverso l’antropologia, l’arte, il costume. E certo qualcosa ho dimenticato. Ma quali sono i volumi più rari e preziosi di cui dispone?

Ho libri di Balzac coevi dell’autore della Comédie humaine: risalgono al 1830-40. E poi tutta la Recherche di Proust nella seconda edizione Gallimard. Due libri di Charles Dickens, David Copperfield e Carte postume del Circolo Pickwick,risalgono al 1840-50. Devo continuare?

E quali quelli a cui, prescindendo dalla loro preziosità e rarità, è più affezionato?

Tutti quelli che hanno contribuito alla mia formazione. Innanzitutto il Karl Marx del Capitale e della Critica dell’economia politica. Poi L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica di Walter Benjamin. Ancora: Dal mondo del pressappoco all’universo della precisione di Alexandre Koyré. I lavori di Paul Lazard, quelli di Charles Darwin, l’opera di Sigmund Freud e quella di Antonio Gramsci, i libri di Bertrand Russell. Pder venire ai giorni nostri citerei i libri di sei autori per me fondamentali: Baudrillard, Eco, Perniola, Morin, Alfonso di Nola, Lombardi Satriani. Il filo rosso che lega tutti questi libri è l’orientamento, che ho fatto mio, alla sostanza materica del pensiero. Anziché insistere, come fa l’ideologia idealista, sul concetto hegeliano di supremazia dello spirito, la cultura è per me un percorso che arriva all’uomo partendo dalla scimmia. Altrimenti il lato in ombra dell’uomo, il rovescio della sua anima bella, specchiata e solare, non si appalesa. Io ho dedicato tutti i miei sforzi intellettuali allo studio dell’inverso, di quello che c’è dietro l’apparenza. E i libri che mi hanno fornito anche una sola pagina in questa ricerca, indicandomi una strada e un metodo da seguire, godono della mia preferenza.

Da studioso come si definirebbe?

Un’umanista del materialismo storico.

E come definirebbe il suo rapporto coi libri?

Leggo due o tre libri a settimana. Coloro che si affacciano alle mie tre stanze da trenta metri quadrati tappezzate da venticinquemila tomi mi chiedono puntualmente se li ho letti tutti. Se l’interlocutore è ingenuo, la mia risposta è: “No, ma li colleziono perché mi piacciono i colori delle copertine”. Se è intellettualmente avvertito, replico, con il medesimo pizzico di ironia: “Sì, anche perché nessuno me li ha regalati”.

Glielo chiedo anch’io: li ha letti tutti?

Scherzi a parte, no. Ma di tutti ho letto almeno un capitolo.

Come li sceglie?

Mi lascio attrarre, nell’ordine di priorità, dal titolo, dall’autore, dall’indice, dalla bibliografia. Se mi convince, lo compro. Poi ne leggo almeno un capitolo a piacere, come a volerlo memorizzare come strumento che, prima o poi, mi servirà.

Avrà speso una fortuna ad acquistarli…

Non più di tante persone che hanno manie ben più dispendiose. Comunque, il 97 per cento dei volumi che ho vengono dai banchetti dei libri di seconda mano.

Passa molto tempo a spulciare tra gli scaffali delle rimanenza?

E’ cosa che mi piace fare. Ma, nei frequenti viaggi per conferenze all’estero, mi sono dotato di una rete di fornitori. A New York, a Londra, a Parigi, a Varsavia e in tenti altri posti ho stabilito contatti con librai che sono diventati, nel tempo, miei fornitori.

Fornitori di libri non in lingua italiana, non è così?

Certo, mi sono dovuto adattare. Così oggi leggo scorrevolmente il francese, l’inglese, lo spagnolo, il latino. E un po’ il portoghese.

Quale il primo e quale l’ultimo libro che ha letto?

Il primo è una riduzione per bambini della storia di Robinson Crusoe. L’ultimo è Verso un’ecologia della mente di Gregory Bateson.

E che ha scritto?

Il primo èIllusione e paura nel mondo borghese da Dickens a Orwell. Lo editò Laeterza nel lontano 1968. Si tratta di un viaggio dalla utopia del benessere intesa come speranza nel progresso sociale via via esteso alle classi non agiate, alla distopia della società industriale, cioè alla disillusione nelle sorti magnifiche e progressive del capitalismo espressa da Orwell. Passando, naturalmente, per Kipling, Conrad, Stevenson.

E l’ultimo?

L’ultimo è il secondo di una quadrilogia dedicata alla paura e all’immaginario sociale nell aletteratura. Nel 1984 uscì il volume sul Gothic romance, di cui nel 1995 è stata prodotta la seconda edizione. Da pochi mesi è nelle librerie Il roman du crime dedicato alla letteratura francese tra il 1815 e il 1848.

E i prossimi due?

Sono in allestimento. Il terzo si intitola Il romanzo fantastico industriale. Il quarto ed ultimo Dalla fantascienza alla fantarealtà.

Lei definisce Fantastico il genere artistico e letterario che si ispira alla paura, all’angoscia, all’inquetudine. Ce ne vuole parlare?

Il Fantastico è una stimolante e fruttuosa prospettiva d’indagine sociologica che ha per oggetto le paure individuali e collettive scatenate dall’emergenza dei mutamenti sociali. Sul piano artistico e letterario, l’indagine si appunta alle forme che dal gotico settecentesco portano, appunto, all’odierna fantascienza.

Che cos’è il gotico in letteratura?

E’ una tendenza, un clima e una modalità espressiva che nascono dall’impatto che la letteratura europea, in principio quella inglese, ebbe di fronte al travolgente sviluppo della rivoluzione industriale. È allora che nasce il “gothic romance”, cioè il “romanzo nero o dell’orrore”, il quale proietta ombre inquietanti - spettri, streghe, diavoli di un medioevo alla  moda - sul destino di una società avviata al progresso. E insieme insinua in un vasto pubblico il desiderio di un viaggio verso le profondità dell’inconscio.

Quali sono gli autori più importanti lungo questa prospettiva letteraria?

Innanzitutto Edgar Allan Poe, un assoluto maestro del genere. Ha aperto al Fantastico una prospettiva letteraria, inaugurando il racconto in cui gli aspetti oscuri e misteriosi che alimentano la trama affondano nelle profondità dell’Io e non solo dal mondo esterno. Gli altri appartengono a una sorta di galleria personale: da Hoffman, che afferma la preminenza veridica dei sogni e della magia sulla realtà, ai francesi Théophile Gautier e Charles Nodier. Fino, per venire ad autori più vicini a noi, agli americani Philip Dick e Stephen King.

Cosa ha fatto per promuovere la conoscenza di questo genere da ritenere di importanza fondamentale per la comprensione delle inquietudini dell’uomo contemporaneo?

Ad esso ho dedicato la gran parte dei miei studi e delle risorse impiegate nell’acquisto di libri e testi anche rari, che ora formano il nucleo centrale della mia biblioteca. E frequentissime conferenze, in Italia e all’estero – Parigi, Londra, Dubrownick, New York, New Jersey, Connecticut, Houston, Algeri, Glasgow – per tessere un filo d’Arianna tra specialisti ed esperti europei e delle due Americhe. Con l’intenzione di mettere a disposizione delle istituzioni culturali campane queste relazioni costruite lungo un a vita. L’idea, mai sopita, è quella di dare origine a un Centro internazionale di studi e manifestazioni sul Fantastico. In vista di questo approdo, con l’editore Marco Pellegrini di Cosenza e un gruppo di valenti ex studenti dell’Orientale, daremo vita al semestrale “Labirinti del Fantastico”. Il primo numero uscirà il prossimo giugno.

Cosa può anticiparci del numero in allestimento?

Avrà come focus il tema del labirinto, metafora ispiratrice della stessa rivista. Il labirinto visto come metafora artistica, letteraria e scientifica dal reale al virtuale. Intanto stiamo già preparando i numeri successivi. Quello di dicembre 2003 sarà rivolto alla parola e all’immagine nella scrittura del mistero. Il successivo avrà per oggetto gli atti di un convengo internazionale intitolato: “Crimini, misfatti e mistificazioni in arte, letteratura , scienza e comunicazione”.

C’è speranza di veder nascere, prima o poi, il Centro del fantastico?

Credo che, con la rivista ormai prossima al varo, e l’associazione Calibando a pieno regime, sia un obiettivo raggiungibile. Ma occorre che coloro che si occupano di politiche culturali a qualsiasi livello comprendano che dalla prospettiva del Fantastico si capiscono e si colgono più informazioni e suggestioni sulle paure di oggi che da molti altri versanti di ricerca

Chi la sta accompagnando in questa avventura?

Mia moglie, Giuliana Gravina, mi è da sempre particolarmente vicina. E poi un gruppo di miei ex allievi dell’Orientale, che si sono riuniti nell’associazione culturale Calibando, tra i quali, in qualità di fondatori, figurano Bruna Mancini (attuale presidente. Ndr), Ciro Riccardo e Patrizia Romeo Tomasini.