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La giustizia tradita la libertà ritrovata

Scritto da Michele Arcangelo Lauletta. Il .

quartieri spagnoli

Sono un avvocato. Adottato da uno dei posti più corposi e magmatici della città di Napoli: i Quartieri Spagnoli. Ho coltivato il sogno di diventare avvocato tra l’illegalità che scivola nella normalità, in una conurbazione di menti, sentimenti, redimenti e noi resistenti tra tanti, insieme al cantante Gragnaniello al maestro di strada  Rossi  Doria.

Posti conosciuti da scatti superficiali che travisano il negato riscatto di un popolo reietto, ghettizzato nella suburra napoletana. Le intrusioni sincopate della politica o peggio l’assenza delle istituzioni tradiscono la necessità di conoscere, approfondire le contraddizioni, emancipare le ragioni di una storia profonda che evidentemente non interessa.

Il sonno nella notte che accompagna i nuovi giorni,  in questi posti è accompagnato da familiari rombi di motore, trilli di trombe, urla, schiamazzi, botti, sirene spianate. E’ la tua foresta, in cui la casa diventa la tua tana. All’alba di un nuovo giorno, abitualmente disturbato, il mio palazzo è visitato dalle forze dell’ordine. Non sono neofiti di queste intraprese. Sento i rumori, vedo dal balcone un agente sbadigliare dal sonno, il tempo di  pensare alla solita visita notturna e tentare di riconquistare il sonno che il silenzio è rotto dal tintinnio delle manette. Lo riconosco, sono avvocato . Mi ridesto dal dormiveglia, è il mio vicino avvinto e vinto dai ceppi.

La foresta di tanto in tanto restituisce alle aule della “giustizia incivile” le sue “bestie”, recalcitranti, indomite e ancor più inferocite quando tornano dalla scuola della delinquenza che è il carcere. Così ché coloro che più di altri avrebbero urgenza di accedere a percorsi rieducativi, già negati in origine dalla famiglia e poi dalla possibilità di scolarizzarsi, sono sottoposti alla tortura di uno Stato “delinquente abituale e professionale”, che usa il diritto e l’autorità per creare ingiustizie normalizzanti, rafforzando in costoro tutti i propositi  di disprezzo per ogni tipo di regola .

La sera del mattino dello stesso giorno sono a casa del mio vicino. La moglie i figli e nipoti sono spaventati, increduli, frastornati, angosciati e riversano copiosamente su di me tali sentimenti, tanto da sentire l’ineluttabile peso della sorte, quello che non puoi dominare nemmeno con una decorosa difesa tecnica. Habet sua in sidera litem: ogni lite ha la sua stella e quando si discute della libertà delle persone vengono in gioco le relazioni sociali, il lavoro, la famiglie e niente sarà più come prima.

Nella teoria del codice di procedura penale si chiama custodia cautelare, praticamente è un anticipazione della pena che prescinde dall’accertamento della responsabilità, abusata e piegata a finalità distorte per agevolare le indagini (rectius: confessioni). Una prassi assurda foriera però di frutti certi, colti con astuzia da fiera,  anche dal mio vicino, che a dispetto delle mie previsioni, beneficia di una scarcerazione dopo 15 giorni di detenzione, dopo aver propalato la propria innocenza e incoscientemente reso testimonianza a carico di altri. Nella teoria del codice di procedura penale si chiama testimone assistito, praticamente è un pentito. Nei giorni di carcere il mio vicino si è forgiato, ha appreso come anche gli uomini, quelli che preferiamo non vedere, siano essi liberi o carcerati, possono vivere in condizioni inumani e degradanti. La nostra foresta a confronto è un albergo a 5 stelle In cella ha imparato prestissimo il decalogo della sopravvivenza, apprendendo con mia sorpresa anche  nozioni di diritto penitenziario e di procedura penale.

Mi parla disinvoltamente di 416 bis, dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa, suggerendomi per suo conto di chiedere il risarcimento danni per trattamento disumano subito. Ha sentito parlare in carcere della sentenza “Torregiani” con cui l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo per le condizioni inumane e degradanti delle delle carceri, dovuto in maggior ragione dal sovrappopolamento. Sollecitato, provo a spiegarli che l’Italia è più preoccupata delle conseguenze economiche imposte dalla sentenza della Corte,  stimate intorno ai 60-70 milioni di euro all'anno, piuttosto  che dalla “necessità costituzionale che la pena debba tendere a rieducare da quando nasce nell’astratta previsione normativa fino a quando in concreto si estingue”. Ed ipocritamente il governo ha tradito la costituzione e i suoi principi con un escamotage degno di un baro, servendosi con una truffa delle etichette di una legge che concede in teoria il risarcimento , ma che in pratica lo rende evanescente sul piano economico e difficoltoso su quello pratico.

Invero il detenuto libero può pretendere un risarcimento di 8 euro al giorno di carcere (niente di più); lo può fare anche da solo, senza l’assistenza di un legale , ma a pena di inammissibilità deve saper inoltrare al giudice civile un ricorso vero e proprio (la maggior parte dei detenuti ha un bassissimo grado di scolarizzazione e molti di essi sono stranieri); lo deve fare nel termine decadenziale di sei mesi dopo di ché il suo diritto al risarcimento pur vivo e vegeto non può essere esercitato. Lo stato ha salvato la faccia ha venduto l’anima al diavolo e ciononostante pretende e rivendica di esercitare formalmente la pretesa punitiva, pur essendosi sostanzialmente incrinato quel patto tra i cittadini e il sovrano fondato sulla legalità, che edifica le ragioni della sua autorevolezza, nel rispetto reciproco delle regole per la democrazia. Vedo negli occhi del mio vicino sentimenti contrastanti, che riscontro sempre più negli occhi di tanti tra noi, la felicità per la libertà ritrovata il terrore di un futura governato dalle incertezze e dall’inganno.