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Freddo Mentale

Scritto da Manlio Converti Il . Inserito in Port'Alba

asl

Siamo al freddo nella gigantesco salone del Centro di Salute Mentale di Soccavo, uno spazio ormai poco o nulla abitato, che oggi vede uno dei progetti della Cgil arrivare nel campo della Salute Mentale, appunto, con un documento firmato da Anna Canzanella e con diversi interventi della Asl Napoli 1 e 3.

Siamo al freddo di un salone vuoto, dove l'unico esperimento di psichiatria sociale autonomo, quello gestito dalla cooperativa Arte Musica e Caffè, presieduta da Carlo Falcone, resta dopo sei anni una novità assoluta, anche perché rappresenta una start up lavorativa efficace per tante persone, soprattutto sofferenti psichici.
Siamo al freddo, perché la maggioranza dei medici assenti, come del resto del personale, non è più maggioranza e diminuirà ancora senza turn over nei prossimi anni. Il personale è vessato, isolato, chiuso in turni sempre più improbabili, ma ha ottenuto ed in questo è complice, di non lavorare più sul territorio, delegando al 118 questo compito, dove non ci sono psichiatri e dove non ci sono psicofarmaci.
Il progetto proposto è dei migliori pensabili oggi,  quello presentato dalla CGIL funzione pubblica, ancorato ai valori ed alle buone pratiche che portarono ai Progetti Obiettivi ed alla legge regionale 1 del 1983, oggi stravolti da una politica sanitaria dissennata e dai gravi pregiudizi sulla sofferenza psichica che ha fatto solo aumentare suicidi, abbandoni e ricoveri in manicomi privati.
Si parla molto oggi anche degli OPG, la cui chiusura sembra impossibile, per la tenaglia che si crea tra la volontà di mandare avanti un progetto estremo di esclusione e violenza sociale, e la temibile progettazione in ogni regione di nuovi manicomi pubblici sotto altro nome.
A mio avviso manca del tutto il respiro europeo, nazionale e perfino regionale, chiusa come è oggi la CGIL a far rispettare solo i diritti degli iscritti, molto pochi nel campo della Salute Mentale, e manca anche la capacità di progettare efficacemente alleanze strategiche con altre realtà sociali e politiche, oggi assenti, nonostante alcune siano state opportunamente invitate.
Siamo al freddo, insomma, e l'impossibilità di trovare leader carismatici tra i sofferenti psichici o tra i loro parenti, tanto meno tra i pochi psichiatri interessati alla cura del territorio, rende improbabile l'accensione del fuoco della ragione in questo ambito tanto emarginato dall'essere ignorato.