Dopo 26 anni Francesco Schiavone, “Sandokan”, si pente.

Dopo 26 anni Francesco Schiavone, “Sandokan”, si pente.

All’anagrafe Francesco Schiavone, ben più noto come Sandokan, capo del clan dei Casalesi, dopo Ffonte foto :UMBRIA JOURNAL

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26 anni di silenzio serratissimo, ha iniziato a parlare con i magistrati.

 

Nonostante i suoi due figli, Nicola e Walter, anch’essi pilastri del sistema camorristico campano, abbiano deciso di collaborare con la giustizia rispettivamente nel 2018 e nel 2021; il padre, arrestato nel 1998 e condannato all’ergastolo e al carcere duro nel maxiprocesso Spartacus per diversi delitti, ha preferito il silenzio. 

Almeno fino al 2024, più precisamente, a pochi giorni dall’anniversario della morte di Don Peppe Diana, assassinato dalla camorra per il suo impegno alla lotta contro la criminalità organizzata. 

 

Stando ai recenti riscontri, proprio negli ultimi giorni le forze dell’ordine si sono recate a Casal di Principe per proporre ai parenti di Schiavone, tra cui il figlio Ivanhoe, “di entrare nel programma di protezione, a conferma della volontà di Sandokan di collaborare con la Dda di Napoli”, come riportato anche dal Tgcom.

 

L’apertura del vaso di Pandora gelosamente custodito da Sandokan potrebbe, nonostante gli anni di silenzio, aiutare la giustizia a scardinare perni importanti della camorra e delle mafie d’Italia. 

 

Il motivo di iniziare a collaborare con la giustizia, la ragione di tale decisione di Schiavone, attingerebbe da diversi motivi che restano ancora sospesi tra l’incredulità e la supposizione: “la tigre della Malesia casalese”, forse, è malato di tumore; oppure potrebbe nascondere un obiettivo ben più complesso, come quello di intralciare la riorganizzazione del clan, stroncando sul nascere qualsivoglia tentativo di raccoglierne l’eredità. 

 

Mario Marrandino