Colloquio con Samuele Ciambriello

Colloquio con Samuele Ciambriello

di Leonardo Impegno

Arrivo puntuale alle 12.00 all’appuntamento al sesto piano dell’edificio F8 del Centro Direzionale per incontrare il Garante dei detenuti: Samuele Ciambriello. 

Ovviamente sbaglio e imbocco un altro corridoio di circa venti metri dedicato agli uffici di un’altra autorità garante… tutte le stanze sono vuote… svolto a sinistra dove ci sono gli uffici del “Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale”, ed è pieno di ragazzi e ragazze che vanno avanti e in dietro con dei fogli in mano.

Entro in una stanza e ci sono tre ragazzi al computer e altri tre insieme a una signora più matura che sono intorno a Samuele che alza solo gli occhi dal foglio che gli era stato sottoposto, mi vede e dice: “Vai, vai… ci vediamo nella mia stanza”.

Mentre vado in fondo al corridoio vedo altre stanze piene e riesco a sentire Ciambriello che dice “Dobbiamo scrivere la lettera per quei due ragazzi… e tu – rivolgendosi a una ragazza che doveva essere appena uscita dall’Università – chiama al Direttore, è la priorità”.

Ecco, l’intervista potrebbe anche chiudersi qui, ma attendo nel suo ufficio con pazienza e interesse il suo arrivo.

Si siede, non mi dà la possibilità di fare alcuna domanda, e dice: “Leonardo, devi partire da un presupposto. Politicamente, nessuno se ne frega del carcere e del dramma che vivono le persone lì dentro. Se ne interessava uno solo, Pannella. Punto. La politica di oggi pensa al consenso, non al senso di una battaglia, e questo vale sia per la destra, sia per la sinistra. Anche Orlando ci ha provato veramente, ma non c’è riuscito per il veto di Angelino Alfano”

Quindi oggi la situazione è peggiorata rispetto al passato?

“Sì, oggi viviamo in un visione carcerocentrica, peggiorata anche dall’ascesa del Movimento dei 5 Stelle in politica che vive di populismo penale, politico e mediatico. Ha più consenso chi dice di voler buttare la chiave rispetto a chi parla di diritti”.

A quel punto capisco e lascio andare libero il Garante perché avverto che ha un unico interesse: farmi capire bene il dramma che vivono i detenuti.

La questione fondamentale è il sovraffollamento, oggi abbiamo 71 mila detenuti in Italia, nel 2000 erano 30.000. Nell’area penale esterna (semiliberi, affidamento in proprio, arresti domiciliari) nel 2000 c’erano 30.000 persone, adesso sono 120.000. In Campania sono 7500 i detenuti e nell’area penale esterna 30.000.”

Poi il tono si affievolisce e aggiunge: “E abbiamo 40 assistenti sociali che non riescono nemmeno a sapere chi sono le persone… non riescono nemmeno a telefonare…

Devi sapere che questi sono i dati di chi sta in galera, ma talmente la giustizia non funziona che 63000 persone in Italia hanno ricevuto una condanna e hanno una pena sospesa inferiore ai 4 anni… persone condannate per un reato commesso 10/15 anni fa che nel frattempo si sono rifatte una vita… ma ti rendi conto?”.

Passa subito al singolare, “Potrebbero andarlo a prendere domani mattina e portarlo a Poggioreale… Ma che cavolo, mettiamo in campo delle proposte, delle misure alternative: lavori di pubblica utilità, socialmente utili… molti di questi si sono rifatti una vita e spesso i figli, la moglie non sanno nemmeno che ha commesso un reato…”.

Veniamo interrotti da un signore (probabilmente un volontario) che fatica a parlare e chiede dei soldi a Samuele per comprare la carta per la fotocopiatrice.

E quanto costa questa carta?”, dice mentre mette mano alla tasca e caccia 5 euro. 

“E visto?! Aggia accattà pure ‘a cart!” (hai visto? Devo comprare anche la carta).

Sorrido e provo a fare la prima domanda: Quindi accanto al problema del sovraffollamento delle carceri in crescita esponenziale grazie anche all’introduzione di altri 22 nuovi reati, si aggiunge quello dei processi lunghi e l’angoscia del “detenuto sospeso”?

“Sì. Anche chi è condannato con una pena di 6 mesi ha una spada di Damocle sulla testa per 10, 15 anni. Ma è mai possibile? Per fortuna oggi non sono il solo a dirlo, ma anche e finalmente un’associazione di magistrati autorevole: Magistratura Democratica. Quindi andrebbero depenalizzati tutti i reati minori, altro che aumentati!”.

In assenza di risorse sufficienti e di una cultura del rispetto dei diritti dei detenuti, il sovraffollamento sembra il maggiore ostacolo all’attuazione dell’art.27 della Costituzione: ”Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

“Il sovraffollamento carcerario condiziona le scelte, le motivazioni, i comportamenti dei detenuti costituendo per gli stessi un evento destabilizzante soprattutto nei casi di lunga detenzione dove molto spesso si ha una definitiva perdita di sé, amplificata dalla rescissione di legami affettivi, familiari e sociali che innalzano una barriera tra il carcere e il mondo esterno, consolidando le distanze e i confini.

Cosa servirebbe oltre alla depenalizzazione dei reati minori?

“Un Indulto. Ma non per buonismo, non per i reati gravi… solo per le persone che devo scontare meno di 3 anni che sono 23.000, o hanno una pena sospesa…”

Travaglio ti direbbe, allora costruiamo nuove carceri…

“E che cazzo me ne fotte di Travaglio… Questo non si può dire, non ha senso, è il motivo per il quale sono schifato dalla politica… Sarò a favore solo della politica che ha il coraggio di imbavagliarsi davanti a un carcere dicendo che la legge già prevede le misure alternative per chi deve scontare meno di 4 anni e il reato non è ostativo (associazione a delinquere di stampo camorristico, traffico di droga, violenza sessuale…). Non vanno costruiti nuove carceri! Va applicata la legge!

Dobbiamo sapere che si è inceppata la macchina della giustizia, chi è ricco ha già l’amnistia che si chiama prescrizione, chi è povero è ‘cretino’ “.

Ciambriello sa che per scuotere l’opinione pubblica deve usare parole forti perché è l’unico modo, forse, per farsi ascoltare anche e soprattutto dalle coscienze più sensibili e attente al disagio sociale, ai problemi degli emarginati, degli esclusi, ma molto “distratte” per non dire indifferenti rispetto ai diritti dei detenuti.

Come autorità garante dei detenuti cosa state “mettendo in campo”?

“Ti do una buona notizia. Insieme a Cassa delle Ammende diretta da Gherardo Colombo portiamo un finanziamento in Campania di intesa con il Presidente De Luca, uno dei pochi che ha messo per i prossimi 3 anni 2,5 milioni, per progetti di accoglienza per detenuti senza fissa dimora. Spessissimo le persone non escono dal carcere perché non sanno dove andare… Insieme a cooperative e associazioni diamo una risposta a un fenomeno molto diffuso”.

Ecco, alla necessità di parole forti seguono fatti concreti. Si avverte tutta la fatica della ricerca del dialogo concreto con le Istituzioni per favorire miglioramenti oggettivi delle condizioni di vita di coloro a cui ha scelto di dare voce.

Dal rapporto che avete pubblicato emerge una situazione sanitaria drammatica…

“Il dato più allarmante riguarda la carenza di psichiatri. A oggi a Poggioreale ci sono ancora soltanto due psichiatri con un numero di persone detenute pari a 2052.

Il carcere oggi in Italia è una fotografia impietosa: sovraffollamento, presenza di detenuti con doppia diagnosi, assenza di psichiatri e psicologi, tasso di suicidi 20 volte superiore a quello delle persone libere.

L’86% delle persone detenute assume antidepressivi, ansiolitici, invece le principali patologie psichiatriche riscontrate sono depressione, schizofrenia e mania e disturbo bipolare. 

A peggiorare la situazione è la carenza di medici specializzati all’interno delle strutture penitenziarie della Regione Campania, nello specifico psichiatri, psicologici e tecnici della riabilitazione psichiatrica”.

Entra di nuovo la ragazza Universitaria e il garante chiede se ha mandato quella lettera a […] credo riferendosi al caso dei ragazzi (presunti) malmenati nel carcere minorile. Ne approfitto chiedendo se considera quella vicenda un caso isolato.

“No. Appena sono arrivato ho fatto 17 denunce alla Procura della Repubblica. Devo dirti una cosa che mi ha profondamente amareggiato umanamente e professionalmente: a seguito delle mie denunce sul pestaggio, delle violenze e delle torture dei detenuti avvenuto a Santa Maria Capua Vetere non c’è stato nessun Deputato e nessun Senatore della Campania che ha scritto un rigo di interrogazione parlamentare. Una Vergogna. Solo l’On. Magi, eletto a Roma, ha fatto un’interrogazione.

Ma ho anche denunciato altre cose del tipo che un magistrato dice che il detenuto A e il detenuto B sono incompatibili per il carcere perché non in grado di intendere e volere e devono andare in una struttura esterna e si trovano ancora rinchiusi in carcere.

Io li chiamo prigionieri politici!

E su questo bisogna trovare risposte concrete e immediate all’interno della sanità regionale”.

Dopo il cosiddetto decreto Caivano che cosa è successo?

Da novembre sono entrati più di 200 minori nei 17 Istituti. Quello che è grave è che stanno per aprire 3 nuovi carcerieri minorili nel silenzio complice generale. Purtroppo, è questa la visione sui minori.

Negli Stati Uniti hanno già sperimentato il binomio aumento dei reati/costruzione di nuove carceri come soluzione del problema sicurezza. Sono state costruite delle vere e proprie città carcerarie, addirittura privatizzando il sistema e innescando un meccanismo perverso in base al quale più detenuti hai, più il sistema carcerario è produttivo. Un sistema aberrante che non solo non ha risolto il problema sicurezza, come era facilmente immaginabile, ma ha rafforzato e ampliato un sistema di segregazione razziale e sociale.

“Sono assolutamente d’accordo con te. Nuove carceri non servono poi aggiunge, con amarezza – ma la gente questo vuole… Ti faccio l’ultimo esempio: 14.000 persone in Italia 6000 in Campania, minori, che vengono fermati, denunciati dai genitori, portati in una comunità, messi alla prova… ebbene il sistema sanitario delle carceri è passato alle regioni. 

In Emilia e Toscana hanno stabilizzato gli operatori sanitari, medici, infermieri, psicologi, OSA… nelle altre ragioni, comprese la nostra, non c’è questo. Solo negli ultimi anni, dopo il commissariamento, a Napoli e provincia hanno iniziato ad assumere medici e operatori sanitari, ma complessivamente non c’è un programma che ne preveda la stabilizzazione. Così viene meno la continuità di cura oltre che il rapporto fiduciario con medici e operatori”.

Dai dati del rapporto più che un istituto penitenziario sembra un ospedale senza medici e con le sbarre. O sbaglio?

“Hai ragione anche se…”

Non riesce a rispondere perché gli arriva una comunicazione di un incendio a Poggioreale. Chiedo se c’è una rivolta in atto.

“Ma quale rivolta. Un detenuto per attirare l’attenzione ha acceso il fornellino nella sua cella… Vedi sono migliaia le forme di autolesionismo, di digiuno… La gravità enorme dell’aumento dei suicidi e dei tentativi di suicidio è solo l’aspetto più evidente del dramma delle carceri in Italia”.

Ma rispetto agli altri paesi europei come stiamo messi?

“Malissimo. Anche rispetto all’affettività, c’è una sentenza della Corte costituzionale che denuncia il fatto che l’Italia è l’unico Paese che non ha luoghi dedicati all’affettività, alla sessualità… Non è possibile fare videochiamate, non ci sono luoghi all’aperto per accogliere familiari. In tutta Europa il detenuto ha la possibilità di telefonare tutti i giorni per trenta minuti a un familiare… Insomma, i giustizialisti vogliono la certezza della pena e noi siamo d’accordo, ma accanto a essa è necessaria la qualità della pena. Questo non lo dico io, ma la Costituzione della Repubblica italiana”.

Grazie Samuele.

“Ciao Leonardo, salutami papà e digli che con la sua intelligenza e la sua capacità nel farsi ascoltare può dare una grande mano”.

Samuele in un’altra vita è stato un Sacerdote e gli rispondo: Vedo che non hai perso l’anima del buon pastore.