“Occupatevi delle sofferenze dei malati più gravi”: l’appello di Laura Santi prima del suicidio medicalmente assistito
Un video, pubblicato postumo dal marito Stefano Massoli sulla pagina social della moglie, scuote il dibattito politico italiano sul tema del fine vita.Laura Santi, malata da anni di una forma avanzata e progressiva di sclerosi multipla, ha scelto di morire con l’autosomministrazione del farmaco letale nella sua casa di Perugia. Prima di compiere questo gesto, ha lasciato un messaggio accorato rivolto al Parlamento e all’intero Paese.
“Quello sul fine vita è un disegno di legge veramente infausto. Da esseri umani vi chiedo di bocciarlo”, afferma Laura nel video. Le sue parole, cariche di lucidità e determinazione, sono un atto di testimonianza e insieme di denuncia contro la proposta di legge attualmente in discussione, che – secondo la donna – non avrebbe l’obiettivo di regolamentare l’eutanasia o il suicidio assistito, ma al contrario di limitarne drasticamente l’accesso.
“Non è un intento di regolamentare il fine vita, ma di escludere questo diritto”, incalza, sottolineando come la proposta non tenga conto della sofferenza reale di chi vive ogni giorno in condizioni di dolore e impossibilità.
Laura ha voluto che il video rimanesse privato fino alla sua morte. “Nessuno sa di questo video, è un regalo che faccio a me stessa”, dice rivolgendosi direttamente ai parlamentari. “Vi dibatterete non da membri di partito, ma persone dotate di testa e di cuore, persone che potrebbero avere persone con questi problemi”.
Con lucidità e senza rabbia, Laura chiede che il disegno di legge venga respinto: “Vi chiedo di bocciarlo perché non è da essere umani”. Il suo messaggio è un richiamo alla coscienza individuale e collettiva, alla responsabilità morale dei legislatori, ma anche a tutta la società.
“Vi prego, Paese Italia, occupatevi delle sofferenze dei malati più gravi. Io sono sicura che voi, dopo aver visto il video, ragionerete meglio secondo la coscienza di esseri umani. Grazie e buon proseguimento di vita”, conclude nel suo ultimo appello.
Il caso di Laura Santi riporta con forza il tema del fine vita al centro del dibattito politico e sociale. Il suo gesto e le sue parole pongono interrogativi profondi sul diritto all’autodeterminazione, sulla dignità della vita e della morte, e su come lo Stato italiano intenda affrontare uno dei temi più delicati e controversi della contemporaneità.
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