“Morire di lavoro nel 2025: il prezzo inaccettabile dell’indifferenza

Ancora una volta, la morte ha colpito in un luogo dove si dovrebbe costruire vita: il posto di lavoro. Tre operai, Luigi Romano (67 anni, Arzano), Vincenzo Del Grosso (56 anni) e Ciro Pierro (62 anni, Calvizzano), sono precipitati nel vuotoda circa venti metri d’altezza mentre stavano lavorando alla manutenzione del tetto di un edificio di sei piani in via Domenico Fontana, all’incrocio con via San Giacomo dei Capri. L’incidente, avvenuto nella mattinata del 25 luglio, ha riaperto una ferita mai rimarginata: quella delle morti bianche, le vittime silenziose del lavoro.

Secondo una prima ricostruzione, i tre uomini si trovavano su un ponteggio mobile, all’interno del cestello di un montacarichi che si sarebbe sganciato improvvisamente. A causare la tragedia, il cedimento della colonna portante sotto il peso eccessivo di un rotolo di bitume che gli operai stavano cercando di portare sul tetto. Il cestello si è staccato e i tre sono precipitati nel vuoto, senza scampo.

Inchiesta aperta: dubbi sui dispositivi di sicurezza
La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta, affidata alla Sezione Lavoro e colpe professionali, con il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci e del sostituto Stella Castaldo. Gli inquirenti stanno cercando di accertare la posizione lavorativa dei tre uomini e, soprattutto, le condizioni in cui stavano operando. Un elemento particolarmente inquietante è emerso dai primi rilievi: pare che i tre non indossassero dispositivi di protezione individuale (DPI), come caschi e imbracature. Non sarebbe stata nemmeno presente un’adeguata segnalazione del cantiere, come previsto dalle norme di sicurezza. Se confermato, questo rappresenterebbe una grave violazione delle regole basilari della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Quella di oggi non è una fatalità. È l’ennesima tragedia annunciata. I dati dell’INAIL parlano chiaro: ogni anno centinaia di lavoratori perdono la vita in Italia mentre svolgono le proprie mansioni, spesso per il mancato rispetto delle norme di sicurezza, per pressioni economiche, per superficialità o per negligenza. Le morti bianche non sono “incidenti”, ma l’effetto diretto di un sistema che troppo spesso sacrifica la tutela della vita in nome della produttività. Le normative italiane in materia di sicurezza sul lavoro sono tra le più avanzate in Europa. Ma non bastano leggi e regolamenti: serve applicarle, verificarle, farle rispettare. Serve formazione, cultura della prevenzione, investimenti veri nella sicurezza. Serve che ogni lavoratore, ogni datore, ogni responsabile prenda sul serio il valore della vita umana.

Il caso di Napoli ci pone di fronte a interrogativi scomodi: erano regolarmente assunti quei lavoratori? Chi doveva controllare il cantiere? Perché mancavano i DPI? Cosa non ha funzionato? Una strage che non può diventare routine
Oggi Napoli piange tre uomini che la mattina sono usciti di casa per lavorare e non vi faranno più ritorno. Tre famiglie distrutte, tre vite spezzate. Ma domani? Quante altre croci verranno piantate nei cantieri, nelle fabbriche, sui campi?