Mare, politica e cultura. Breve profilo della socialista Maria Capodanno

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Mare, politica e cultura. Breve profilo della socialista Maria Capodanno

di Alessandra Macci e Domenico Cirella

 

Nata a Procida il 13 maggio 1943 da Francesco (1913), marittimo, e da Teresa Arezzi (1920), Maria Capodanno si diplomò nel 1963 “capitano di coperta” presso l’Istituto Tecnico Nautico “Francesco Caracciolo” di Procida; titolo che le consentirà di entrare nel 2011 – prima donna ad accedere ad un ambiente fino a quel momento esclusivamente maschile – al Circolo di Capitani di lungo corso e direttori di macchina di Procida.

 

Eletta tra le file del partito socialista, il 23 novembre 1972, al Consiglio Comunale di Procida, la Capodanno fu consigliere per 10 mandati – ben 48 anni – fino al 9 settembre 2020, potendo peraltro vantare una candidatura a sindaco emersa proprio durante la prima consiliatura. 

 

In un consiglio comunale costituito da trenta componenti, conversero infatti su di lei, per quella nomina, i voti degli altri sette consiglieri socialisti (tutti uomini; lei, unica donna, era l’ottavo consigliere del gruppo). 

Ma furono ben dieci, durante i suoi 48 anni di attività di consigliere comunale, i consiglieri che si avvicendarono sulla poltrona di sindaco della cittadina: Guido Cennamo, Michele Aiello, Vittorio Parascandola, Enzo Esposito, Aniello Scotto, Antonio Capezzuto, Luigi Muro, Gerardo Lubrano, Vincenzo Capezzuto e Dino Ambrosino. 

Solo tre, in quel medesimo arco di tempo – 15 anni, quindi, trascorsi in maggioranza – quelli sostenuti dalla Capodanno.

 

Su un piano politico più generale, la militanza della Capodanno nel PSI, prima nel gruppo di Francesco De Martino, poi in quello lombardiano con Claudio Signorile e Giulio Di Donato, infine nel gruppo craxiano in cui era confluita la sinistra lombardiana, la portò ad impegnarsi in quelle battaglie in campo civile ed economico, che in quegli anni videro spesso in prima linea proprio i socialisti. 

 

Battaglie per riforme radicali, che, peraltro, vedevano un crescente protagonismo delle donne: dallo Statuto del Lavoratori (legge 300 del 1970, del ministro socialista Giacomo Brodolini) al Divorzio (legge n. 898 del 1970, firmata dal socialista Loris Fortuna e dal liberale Antonio Baslini), dalla Legge Basaglia sulla chiusura del manicomi (la legge 180 del 1978) a quella sull’interruzione volontaria della gravidanza (la 194 del 1978), fino ad arrivare a quella dell’istituzione del Servizio sanitario nazionale (la legge 833 del 1978, naturale evoluzione della legge ospedaliera del ‘68 del ministro socialista Luigi Mariotti); ma ancor prima quella sul Diritto di famiglia (legge 151 del 1975 di Tina Anselmi, prima donna ministro).

 

Le prime battaglie della Capodanno, giovane socialista, furono quelle condotte durante la campagna referendaria sul divorzio (12 maggio del 1974: “il mio primo grande impegno politico!”, ama ricordare); campagna nell’ambito della quale invitò la senatrice socialista Elena Gatti Caporaso a illustrare le ragioni del “NO, davanti a 200 donne, presso l’Hotel Riviera di Procida.

 

Nei 48 anni di militanza nel PSI, Maria Capodanno visse anche le complesse dinamiche di collaborazione, ma anche di competizione, tra i comunisti e i socialisti. 

A Napoli il PCI era radicato tra operai, intellettuali, nel movimento studentesco e in quello delle donne. 

E grazie a questa base elettorale, ma anche al peso che aveva a livello nazionale, riuscì a far eleggere Maurizio Valenzi a primo sindaco comunista di Napoli. 

 

Il PSI aveva invece, soprattutto a livello locale, un elettorato meno identificabile, che pur da posizioni socialdemocratiche, condivideva con quello comunista una visione, appunto, socialista; una visione che dal 1975 al 1983 portò i due partiti, nonostante la competizione elettorale, a collaborare su questioni e progetti d’interesse locale, su istanze meridionaliste, su temi di respiro nazionale e, soprattutto nella formazione di molte “giunte rosse” sia nei comuni sia, dopo l’istituzione di quelle a statuto ordinario, nelle regioni.

 

Tornando a Procida, e all’impegno della Capodanno in campo amministrativo, nel 1984 ella entrò, con deleghe di assessore al turismo, al commercio, ai trasporti ed altre attività produttive, nella giunta di Vittorio Parascandola (Napoli 1919-Procida 1993), medico chirurgo, intellettuale, giornalista e scrittore, leader indiscusso del gruppo socialista e quindi primo sindaco socialista dell’Isola: un incarico con cui Capodanno rilanciò manifestazioni culturali, quali la Sagra del mare e l’Elezione della “Graziella”, e concerti di musica classica e di jazz, nonché spettacoli di danza.

 

Nel 1986 entrò a far parte della giunta di Vincenzo Esposito – anch’egli socialista, formatosi con le ACLI e poi con il Movimento del Lavoratori Italiani di Livio Labor, e successivamente approdato al PSI di Francesco De Martino e poi, con la corrente di Riccardo Lombardi, al PSI di Bettino Craxi – nella quale la Capodanno conservò le deleghe della precedente giunta. L’anno successivo (1987), in occasione dell’assegnazione della cittadinanza onoraria a Cesare Brandi (critico e storico dell’arte, nonché autore dei documentari televisivi “A tu per tu con l’opera d’arte”), promosse la mostra di arte contemporanea. 

 

L’agave sullo scoglio, ispirata ad una poesia di Eugenio Montale e curata dal critico d’arte Vittorio Rubiu, cui seguirà, nel 1988, la mostra Manzù e Brandi. La scultura è un raggio di luna, mostre che daranno all’isola una nuova visibilità, indirizzandola verso un turismo più sostenibile rispetto a quello sviluppatosi nelle altre isole del Golfo. 

Proprio nell’ottica della sostenibilità, la Capodanno fu la principale promotrice di un primo piano regolatore organico dell’Isola, piano che prevedeva anche la creazione di esercizi di ristorazione e di esercizi pubblici, di cui il territorio appariva molto carente. 

E nel 1988, da vicesindaco con le medesime deleghe nella giunta presieduta dal democristiano Michele Aiello, contribuì alla realizzazione di un piano comunale dei trasporti che portò a Procida il servizio automobilistico della società regionale SEPSA e, tramite l’Assessorato regionale ai Trasporti (assessore Franco Iacono), un potenziamento delle vie del mare, con nuovi collegamenti con la terraferma e le altre isole del Golfo.

 

Dal 1990 al 2010, anche per la mancata alleanza, non solo sull’Isola, dell’ex PCI, poi PDS e quindi DS, con i socialisti, si susseguirono a Procida giunte democristiane e poi di destra che lei decise di non sostenere. 

Ritornerà a fare l’assessore nel 2010, stavolta alle politiche sociali e alla sanità, entrando in consiglio con una lista civica, vicina ai socialisti, a sostegno del candidato di Forza Italia Vincenzo Capezzuto (anch’egli di estrazione socialista). 

E fu con quelle deleghe che, nel 2013, mosse la battaglia in difesa del presidio ospedaliero di Procida, che, pur classificato nel piano della Regione Campania come “presidio ospedaliero allocato sulle isole” non ridimensionabile, fu interessato nel 2016 dalla pesante scure del commissario straordinario alla sanità della Regione. 

 

In quell’occasione, chiedendo anche l’appoggio di Mario Santangelo, ex assessore regionale alla sanità della giunta di Antonio Bassolino, e del medico e deputato Raffaele Calabrò, la Capodanno costituì un comitato di lotta, organizzò sull’isola manifestazioni di protesta, minacciò il blocco del porto di Procida, nonché le dimissioni dell’intero consiglio comunale della cittadina isolana.

 

Nonostante gli sforzi, quella vicenda non finirà benissimo. Come previsto anche dal piano regionale del neopresidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, l’ospedale sarà ridimensionato, con perdita del pronto soccorso, parzialmente ripristinato solo dopo un ricorso al Tar. 

Ma, anche per il blocco del turnover, i servizi ospedalieri saranno sempre più carenti, e il pronto soccorso funzionerà solo per il trasferimento con elisoccorso o con motoambulanza all’ospedale di Pozzuoli o altro ospedale vicino.

 

Dopo il ritiro dalla politica formalizzata – si è detto, a settembre 2020 – la Capobianco prenderà ad organizzare, nel Giardino letterario e Coffee house dell’ottocentesco Palazzo Scotto Di Vettimo – Capodanno (in Via Principe Umberto, non lontano dalla nota località procidana di Terra Murata), i Venerdì letterari, durante i quali presenterà libri e organizzerà concerti e vernissage: rinnovati fermenti culturali che, sulla scia di una consolidata tradizione (Procida è la terra di Graziella di Alphonse de Lamartine, è L’isola di Arturo di Elsa Morante, è la patria del settecentesco codicemarittimo di Michele de Jorio, de Il Postino di Massimo Troisi, ecc.) contribuiranno alla nomina di Procida, gioiello paesaggistico peraltro non ancora contaminato dall’overtourism, come Capitale italiana della Cultura 2022.