La legittima difesa. Quando chi protegge paga: i costi economici della difesa privata

La legittima difesa. Quando chi protegge paga: i costi economici della difesa privata

di Luca Orlando

 

Difendersi è un diritto, ma sempre più spesso è anche un lusso. In un’Italia attraversata da timori crescenti legati alla sicurezza, sono moltissimi i cittadini che cercano di proteggere sé stessi, le loro famiglie, i loro beni. Eppure, ciò che raramente viene discusso con onestà è il prezzo, concreto e simbolico, che questa autodifesa comporta. Perché quando lo Stato non basta, chi vuole sentirsi al sicuro deve pagare. E non tutti possono permetterselo.

L’universo della difesa privata è ampio e variegato. Si parte dai sistemi di allarme e videosorveglianza, che ormai rappresentano la norma in moltissime abitazioni: telecamere interne, rilevatori di movimento, sensori perimetrali. Una protezione minima può costare dai 1.000 ai 3.000 euro. Ma se si vuole qualcosa di più sofisticato, il conto sale rapidamente. E non finisce lì: ci sono gli abbonamenti mensili per la vigilanza privata, i contratti con le società di sicurezza, i costi di manutenzione. Tutto a carico del cittadino.

Poi c’è l’altra faccia della medaglia: quella del “dopo”. Quando, nonostante tutto, si subisce un’aggressione e si reagisce. Quando la difesa diventa un caso giudiziario. I costi legali, in questi casi, sono elevatissimi: parcelle per avvocati, periti, consulenze tecniche, spese processuali. Anche in caso di assoluzione, la cifra finale può superare i 10.000 euro. E se si perde? O se il giudizio resta sospeso per anni? Il danno economico diventa permanente, talvolta irreparabile. Non mancano poi i casi in cui la persona che si è difesa si ritrova anche a dover risarcire la famiglia dell’aggressore.

Eppure, il discorso pubblico sulla legittima difesa raramente affronta questi aspetti. Si parla di diritto, di riforme, di sicurezza, ma si tace su un fatto evidente: difendersi costa. E costa di più a chi ha di meno. Non tutti possono installare un impianto d’allarme. Non tutti possono permettersi un buon avvocato. Non tutti possono affrontare anni di incertezza processuale. Di fatto, la difesa rischia di diventare un privilegio. E così, in una società che si pretende eguale, le persone più vulnerabili restano anche quelle meno protette.

Questo squilibrio ha effetti profondi: aumenta la sfiducia nello Stato, alimenta il senso di abbandono, spinge alcuni a scelte estreme (dormire in negozio, armarsi, reagire “comunque”). Ma quando la difesa diventa un investimento, e la giustizia un percorso a ostacoli, il rischio è che il senso civico venga sostituito dalla rassegnazione o dal fai-da-te.

Il problema, allora, non è solo giuridico. È sociale. È economico. È politico. Garantire davvero la possibilità di difendersi significa anche garantire accesso alla sicurezza, alla tutela legale, alla protezione post-aggressione. Non solo per chi può permetterselo, ma per tutti.