La Lega fa marcia indietro: torna l’educazione sessuale e affettiva alle medie, ma solo con il consenso dei genitori

Dopo settimane di polemiche e proteste, la Lega rivede la propria posizione sull’educazione sessuale e affettiva a scuola. Il partito guidato da Matteo Salvini ha infatti ritirato l’emendamento che vietava ogni riferimento a questi temifino alla prima superiore, introdotto all’interno del disegno di legge Valditara attualmente in discussione alla Camera. La deputata leghista Giorgia Latini, prima firmataria dell’emendamento, ha annunciato un cambio di rotta, spiegando che la Lega presenterà una nuova proposta che consentirà di affrontare l’educazione sessuale anche alle scuole medie, seppure con forti limitazioni. A confermare la decisione è stato anche Rossano Sasso, relatore del provvedimento e collega di partito della Latini: “Puntiamo a fare chiarezza. Non siamo quelli che vogliono vietare di parlare di affetto e rispetto in classe. La nostra scelta nasce dalla necessità di correggere alcune strumentalizzazioni e riportare il dibattito su basi più serene”, ha dichiarato.

Cosa prevede ora la legge

Il nuovo testo mantiene però diversi vincoli. Alle scuole medie e superiori, infatti, l’educazione sessuale e affettiva sarà possibile solo con il consenso informato dei genitori.
Non basterà una semplice autorizzazione: le famiglie dovranno essere preventivamente informate sui materiali didattici utilizzati, sui contenuti delle lezioni e sui metodi impiegati. Gli studenti per cui non verrà espresso il consenso non potranno partecipare e dovranno essere seguiti da personale dedicato durante le ore di attività. Per scuola primaria e infanzia resta invece il divieto assoluto di introdurre percorsi legati all’educazione affettiva o sessuale. Il disegno di legge dovrebbe essere approvato entro la settimana, per poi passare al Senato.

Le reazioni politiche

La retromarcia della Lega è stata accolta con favore ma anche con cautela dalle opposizioni.
Per Irene Manzi (Pd), “si tratta di una vittoria del buonsenso e della scuola”, ma resta l’errore di fondo: “pensare che l’educazione emotiva e relazionale sia materia da censurare o controllare”. Dello stesso avviso Cecilia D’Elia, senatrice dem, che parla di “un’idea regressiva e oscurantista della scuola”.
Durissimo anche il giudizio di Elisabetta Piccolotti (Alleanza Verdi-Sinistra), secondo cui il consenso informato “è uno strumento antiscientifico e anticostituzionale che consente alle famiglie di negare un diritto ai propri figli”. La deputata Stefania Ascari (M5s) sottolinea invece le conseguenze pratiche della norma: “Così le classi si spaccano in due: chi resta e chi deve uscire. Un diritto che diventa privilegio per pochi”.

Le scuole e i progetti già in corso

Nonostante il dibattito politico, molte scuole italiane si sono già mosse da tempo.
Secondo un’indagine del Ministero dell’Istruzione, quasi il 97% delle scuole superiori statali ha attivato progetti per “sensibilizzare al rispetto delle donne” e “educare alle relazioni”. In due casi su tre, queste iniziative hanno portato risultati concreti: miglioramento del linguaggio tra studenti, riduzione degli episodi di bullismo e maggiore consapevolezza sul tema della violenza di genere.

Un tema ancora divisivo

Il passo indietro della Lega non chiude dunque la questione. L’educazione affettiva e sessuale rimane un tema delicato, in bilico tra libertà educativa delle famiglie e ruolo formativo della scuola. La sfida sarà ora trovare un equilibrio che permetta di educare al rispetto e alla consapevolezza, senza trasformare l’aula in un terreno di scontro ideologico.