La morte autodeterminata delle gemelle Kessler riapre il confronto europeo sul suicidio assistito”
La scelta di Alice ed Ellen Kessler, icone dello spettacolo europeo, di ricorrere al suicidio assistito all’età di 89 anni in Germania, ha riportato al centro del dibattito pubblico una delle questioni etiche e politiche più delicate del nostro tempo: il diritto a una morte autodeterminata. La loro decisione, meditata e compiuta insieme, è diventata un simbolo, non solo per la notorietà delle protagoniste ma perché mette in luce le profonde divergenze normative e culturali che attraversano l’Europa sul tema del fine vita. Le Kessler non erano affette da una patologia terminale nota, ma, secondo quanto dichiarato dall’associazione tedesca che le ha assistite, erano considerate pienamente capaci di intendere e di volere e consapevoli della loro decisione.
È questa particolarità a rendere il caso emblematico: mostra come, in alcuni Paesi, sia riconosciuto un diritto più ampio all’autodeterminazione rispetto ad altri, che vincolano il suicidio assistito a condizioni mediche molto stringenti.
Il loro gesto riporta alla superficie domande fondamentali:
la sofferenza deve essere sempre e solo clinica per essere riconosciuta dallo Stato? Può un individuo decidere di morire semplicemente perché ritiene concluso il proprio progetto di vita? Qual è il confine tra libertà personale e tutela della vita?
Domande che non trovano risposte univoche a livello europeo. Il modello tedesco: autodeterminazione come principio costituzionale. In Germania il suicidio assistito è possibile dal 2020 grazie a una sentenza della Corte costitu. zionale federale, che riconosce come parte dei diritti fondamentali la possibilità di decidere della propria morte.
Non esiste una legge specifica: tutto si basa sulla capacità del soggetto di esprimere una volontà libera e consapevole.
È un’impostazione che amplia notevolmente il concetto di sofferenza, includendo anche quella esistenziale, non necessariamente legata a malattie terminali.
Per le Kessler, che hanno scelto di morire insieme, questa cornice ha reso possibile una decisione elaborata in autonomia, senza dover dimostrare condizioni mediche estreme.
Il caso tedesco mostra però anche le ambiguità di un sistema privo di una regolamentazione formale: la pratica è lasciata alle associazioni private, e il contesto varia in base a protocolli interni e sensibilità etiche.
L’Italia e il limite della sofferenza “medicalizzata”
Il confronto con l’Italia è netto. La Toscana unica regione ad aver emanato una legge. Nonostante l’assenza di una legge nazionale. Qui il suicidio assistito è stato ammesso dalla Corte costituzionale, ma solo in circostanze molto precise:
persona capace di autodeterminarsi;
patologia irreversibile;
sofferenze intollerabili;
dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.
L’ultimo requisito, in particolare, esclude una vasta gamma di situazioni, come quelle in cui il paziente non è collegato a macchinari ma vive comunque in condizioni dolorose e senza prospettive. La vicenda delle Kessler mette in evidenza proprio questo limite: in Italia, una scelta come la loro non sarebbe stata possibile.
Il risultato è un quadro eticamente fragile: la morte volontaria è ammessa, ma in una versione altamente medicalizzata e accessibile solo a determinate categorie di malati. Inoltre, l’assenza di una legge genera percorsi disomogenei sul territorio e ritardi che spesso prolungano la sofferenza di chi chiede aiuto. L’Europa divisa: tra legalizzazione, sentenze e divieti. L’episodio delle gemelle Kessler ha riacceso il dibattito europeo, mostrando una frammentazione sempre più evidente.
Paesi con leggi avanzate
Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Lussemburgo, Portogallo, Austria:
hanno leggi che regolano sia eutanasia che suicidio assistito.
In Belgio è ammessa anche per i minori e gli stranieri; nei Paesi Bassi l’autodeterminazione è un pilastro.
Paesi che si basano su sentenze
Germania e Italia, ma con filosofie opposte:
in Germania prevale il principio della libertà individuale;
in Italia quello della sofferenza clinica verificabile.
Paesi in discussione
Francia, Regno Unito, Irlanda:
i Parlamenti stanno valutando leggi che potrebbero cambiare radicalmente l’approccio alla fine della vita.
Paesi che vietano
Polonia, Grecia, Serbia, Bosnia:
considerano l’eutanasia un crimine assimilabile all’omicidio.
Il caso unico della Svizzera
Offre suicidio assistito anche agli stranieri, con la condizione che la persona compia da sé l’atto finale. Per anni è stata l’unica alternativa anche per molti italiani. Oltre la legge: il nodo culturale e il significato del caso Kessler. Il suicidio assistito non è solo una questione giuridica, ma culturale.
Il gesto delle Kessler mette in luce la differenza tra due visioni del fine vita: una visione “paternalistica”, che tutela la vita imponendo limiti severi e considera la morte assistita un’eccezione da concedere solo in casi estremi; una visione “autodeterminata”, che riconosce la libertà individuale come valore supremo, anche quando riguarda la scelta di morire.