Giunta regionale Campania, Fico chiude a Bonavitacola. De Luca: una donna assessore
Si va delineando la fisionomia della nuova giunta regionale della Campania guidata da Roberto Fico, e il primo paletto è chiaro: Fulvio Bonavitacola non entrerà nell’esecutivo. L’ex vicepresidente della giunta De Luca, fedelissimo dello “sceriffo”, è fuori dai giochi. Una scelta che punta a segnare una discontinuità politica e a preservare l’autonomia del nuovo governatore, evitando l’immagine di un presidente schiacciato tra i due poli di potere del Pd campano.
Resta però aperto il nodo della rappresentanza dell’area salernitana, identificata in questi anni con Vincenzo e Piero De Luca e con la lista “A testa alta”, terza forza alle Regionali con l’8,34%. A Salerno, dicono nel Pd, “una rappresentanza spetta”. Ma non sarà Bonavitacola a guidarla. A Piero De Luca è stata avanzata una proposta precisa: indicare una donna, non eletta e non candidata alle Regionali, per un assessorato in quota “A testa alta”.
La partita, tuttavia, non si gioca solo a Napoli. Il dossier Campania è destinato a passare anche da Roma, in un confronto politico — informale e non annunciato — con la segretaria dem Elly Schlein. Un equilibrio delicato, da maneggiare con cautela per non indebolire Fico proprio mentre la destra meloniana osserva con attenzione ogni possibile passo falso del nuovo governatore. Non a caso, Fico è stato nelle ultime ore nella Capitale, anche ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia.
Nel Pd le correnti si muovono. L’area Schlein — che tiene insieme orlandiani, franceschiniani e Articolo 1 — non intende restare ai margini. Le ipotesi sul tavolo vanno da Enzo Cuomo, sindaco di Portici, a Marco Sarracino, che potrebbe emergere come vicepresidente con delega al Lavoro. Anche Teresa Armato resta un nome spendibile. Scelte che, però, avrebbero un impatto immediato su Palazzo San Giacomo: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi sarebbe costretto a un rimpasto, dovendo sostituire Luca Trapanese, eletto con il M5S in Consiglio regionale, e compensare il Pd per l’uscita di Paolo Mancuso.
Sul fronte Cinque Stelle, in giunta dovrebbe entrare una donna: i nomi più accreditati sono quelli di Gilda Sportiello o Carmela Auriemma, entrambe chiamate eventualmente a dimettersi dal Parlamento. I renziani di “Casa Riformista” spingono invece su Angelica Saggese, mentre resta irrisolto il caso di Armando Cesaro, primo dei non eletti, destinato a tornare d’attualità nei prossimi mesi.
I socialisti continuano a indicare Enzo Maraio. Più complessa la posizione di Clemente Mastella: bocciata l’ipotesi del figlio Pellegrino, eletto consigliere regionale, e impraticabile quella della moglie Sandra Lonardo, l’ex ministro dovrà individuare un altro nome.
Nelle prossime ore Fico avvierà una serie di incontri con i leader locali dei partiti. Qualcuno le ha definite “consultazioni stile governo”, ma si tratta di un metodo antico e collaudato: concertazione politica pura, eredità della Prima Repubblica. L’obiettivo è sciogliere i nodi senza strappi, costruendo una giunta che tenga insieme equilibri politici, rappresentanza territoriale e la promessa di una nuova stagione a Palazzo Santa Lucia.