La giunta Fico e la resa dei conti nel Pd campano

La nascita della prima giunta regionale guidata da Roberto Fico in Campania, a oltre un mese dalle elezioni, si è trasformata in una partita politica ad altissima tensione. Altro che fisiologici tempi tecnici: il vero nodo è una guerra di potere interna al Partito Democratico e, più in generale, agli equilibri del campo largo che ha vinto le Regionali. Una guerra che mette a nudo tutte le contraddizioni del post–De Luca.

Quando Elly Schlein, nel marzo 2023, parlò di “cacicchi e capibastone da estirpare”, in molti lessero quelle parole come il certificato di fine dell’era deluchiana in Campania. Due anni dopo, la realtà è più complessa: i cacicchi non solo sono sopravvissuti, ma hanno vinto le elezioni. E ora presentano il conto.

Il nodo Pd e l’ombra lunga di De Luca

Il vero collo di bottiglia è il Pd campano, guidato formalmente da Piero De Luca ma ancora fortemente influenzato dal padre Vincenzo, governatore uscente. La lista civica deluchiana “A testa alta” è risultata decisiva alle urne e rivendica almeno due assessorati in giunta. Ma nelle trattative i deluchiani hanno fatto un solo nome: Fulvio Bonavitacola, vicepresidente uscente e uomo simbolo della continuità con il passato.

È proprio Bonavitacola a rappresentare il casus belli. Roberto Fico non lo vuole: per il nuovo presidente incarnerebbe una discontinuità solo apparente, il “fantasma dei Natali passati” che riporterebbe De Luca a Palazzo Santa Lucia dalla porta di servizio. La sua presenza è osteggiata anche dall’area Schlein campana, che teme di vedere evaporare ogni promessa di rinnovamento.

Manfredi contro il deluchismo

A schierarsi contro Bonavitacola c’è anche Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e uno degli architetti politici della vittoria del centrosinistra. Per Manfredi la bonifica dal deluchismo non è solo simbolica: negli anni i rapporti con l’ex governatore sono stati pessimi, soprattutto su dossier strategici come Bagnoli, l’America’s Cup 2027 e il futuro urbanistico della città. Consentire a Bonavitacola di restare al centro del potere regionale significherebbe riaprire vecchi conflitti.

Tuttavia, la linea dura non convince tutti. C’è chi, anche a Roma, guarda con favore a un sistema di pesi e contrappesi in Campania, capace di frenare eventuali ambizioni nazionali troppo rapide. Né Elly Schlein né Giuseppe Conte sembrano avere interesse a risolvere fino in fondo una faida tutta interna al Pd.

Da qui l’ipotesi di un compromesso: Bonavitacola sì, ma depotenziato, senza deleghe chiave e senza vicepresidenza.

Casillo, vicepresidenza e congresso Pd

Il vero perno dell’accordo resta Mario Casillo, ras dell’area metropolitana napoletana e figura decisiva negli equilibri dem. A lui spetterebbero Trasporti e vicepresidenza della Regione. Senza Casillo, raccontano dal Pd, non si chiude nulla: né la giunta né il congresso provinciale di Napoli, dove l’area Schlein punta a ottenere la segreteria.

Sul tavolo c’è anche un rimpasto al Comune di Napoli, con l’ingresso di un assessore Pd in quota Casillo. Tutto è collegato, tutto si tiene.

La presidenza del Consiglio regionale: Manfredi o Petracca

A rendere il quadro ancora più intricato c’è la partita sulla presidenza del Consiglio regionale. Se Bonavitacola dovesse entrare in giunta, la carica andrebbe quasi certamente a Massimiliano Manfredi, fratello del sindaco di Napoli. Una scelta strategica, ma politicamente delicata per l’eccessiva concentrazione di potere nel capoluogo.

L’alternativa è Maurizio Petracca, avellinese, che garantirebbe un equilibrio territoriale e un segnale alle aree interne. Una classica “poltrona per due”, con riflessi diretti sugli assetti dell’intera legislatura.

Gli altri nomi e il fattore 2027

Intanto scorrono gli altri nomi: Enzo Cuomo per il Pd, tra resistenze locali e freddezza dei Cinque Stelle; Roberta Santaniello come possibile quota femminile; Gilda Sportiello e Salvatore Micillo per il M5S; Pellegrino o Saggese per Casa Riformista; Enzo Maraio per il Psi; Fiorella Zabatta per AVS; un assessorato all’Agricoltura per Noi di Centro.

Resta aperto il nodo Bilancio, con l’uscita di scena probabile dell’assessore uscente Ettore Cinque e la ricerca di un profilo tecnico-politico condiviso.

Tutto questo con una data già cerchiata in rosso: 2027, anno delle Politiche. Molti degli aspiranti assessori guardano a Roma, e Fico sa che un rimpasto sarà inevitabile. Per ora, però, la priorità è una sola: chiudere una giunta che, prima ancora di nascere, racconta quanto sia ancora lunga e accidentata la fine dell’era dei cacicchi in Campania.