Napoli, congresso Pd e rimpasto al Comune: un incastro politico che cambia gli equilibri
A Napoli il congresso metropolitano del Partito Democratico e il rimpasto della giunta comunale procedono sullo stesso binario. Due partite formalmente distinte ma politicamente intrecciate, in cui ogni mossa condiziona l’altra e nessuna scelta è davvero neutra.
Il metodo è quello classico del Pd: un gioco di incastri. È già accaduto con la formazione della giunta regionale campana, sbloccata solo dopo la garanzia della vicepresidenza per Mario Casillo. Ora quel passaggio è archiviato e l’attenzione si sposta sul secondo tassello: la nuova segreteria provinciale del Pd di Napoli.
Il patto sul congresso
L’accordo politico prevede una candidatura unitaria alla segreteria metropolitana. In cambio, la guida del partito cittadino dovrebbe passare dall’area di influenza di Casillo al cosiddetto “correntone” riconducibile alla segretaria nazionale Elly Schlein. Un’area composita che a Napoli tiene insieme tre anime: quella di Andrea Orlando, rappresentata dal deputato Marco Sarracino; quella dell’ex ministro Dario Franceschini, con l’assessora comunale Teresa Armato; e l’area di Articolo 1 dell’ex ministro Roberto Speranza, coordinata in città da Francesco Dinacci.
I nomi in campo per succedere all’attuale segretario metropolitano Peppe Annunziata si sono ridotti a due: lo stesso Dinacci, figura apprezzata da una parte significativa della base Pd napoletana, e Salvatore Nazzareno Pecoraro, responsabile organizzativo del partito e collaboratore dell’assessore comunale al Bilancio Pier Paolo Baretta. Resta sullo sfondo l’ipotesi di una candidatura alternativa di Enza Amato, area Pina Picierno, qualora decidesse di scendere in campo raccogliendo le firme necessarie.
Le regole che rendono la segreteria meno appetibile
Ma il quadro si complica. L’area che fa riferimento all’europarlamentare Lello Topo chiede regole più stringenti per il futuro segretario metropolitano, invocando la necessità di “mantenere l’equilibrio” interno. Un equilibrio che, secondo questa lettura, sarebbe già sbilanciato dal peso dell’area Schlein nella giunta regionale, dove siedono due assessori a lei riconducibili: Enzo Cuomo e Andrea Morniroli.
La traduzione dal politichese è netta: chi diventerà segretario del Pd a Napoli non dovrà avere una corsia preferenziale per una candidatura alle elezioni Politiche del 2027 e non potrà ambire a un assessorato nella giunta comunale di Napoli. Una condizione che rende la carica meno appetibile e che potrebbe influenzare le scelte finali.
Il riflesso sul rimpasto di Manfredi
Il congresso Pd ha un impatto diretto anche sul rimpasto della giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi. Da tempo, in ambienti politici, si sostiene che Manfredi sia concentrato soprattutto sulla tenuta degli equilibri, sulla chiusura del dossier Bagnoli–America’s Cup e su una possibile proiezione nazionale, fino all’ipotesi di una candidatura alle Politiche come figura federatrice di un centrosinistra larghissimo.
In giunta, intanto, c’è un nodo da sciogliere: il Pd non esprime un assessore dal 2023, dopo le dimissioni di Paolo Mancuso. Francesco Dinacci potrebbe essere una soluzione, ma solo nel caso in cui rinunciasse alla corsa per la segreteria metropolitana. In caso contrario, il partito sarebbe costretto a individuare un altro nome.
Sinistra e Cinque Stelle
Sul fronte della sinistra, l’intesa con Alleanza Verdi e Sinistra appare definita. Dopo l’ingresso dei Verdi in Regione con Fiorella Zabatta, al Comune dovrebbe entrare Sinistra Italiana con Pietro Rinaldi, avvocato e figura storica dei movimenti antagonisti napoletani.
Resta invece aperta la partita del Movimento Cinque Stelle. Luca Trapanese è approdato in Consiglio regionale, mentre le deleghe al Welfare restano nelle mani di Chiara Marciani. Al momento non è escluso che tutto resti invariato, senza nuovi ingressi pentastellati in giunta, anche se le interlocuzioni con il coordinatore regionale Salvatore Micillo sono ancora in corso.
Congresso Pd e rimpasto comunale, dunque, avanzano insieme. E come spesso accade nella politica napoletana, la vera partita si gioca più sulle regole e sugli equilibri futuri che sui nomi in campo.