La Gatta Cenerentola. Ma chi è Lei?

di Evelina Parente

Cinquant’anni fa, nell’estate del 1976, La Gatta Cenerentola di Roberto De Simone debuttava al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Che cosa ha ancora da raccontarci quel canto, quasi una villanella, del Coro dei Soldati, in cui risuona la voce di Napoli?

I soldati cercano affannosamente una Lei che ha trafitto il cuore del principe. Hanno un solo indizio: una piccola pianella intrecciata di fili d’oro, abbandonata dopo la festa. Non una scarpetta di cristallo, dunque, ma qualcosa di più terreno, di più napoletano. Ma chi è questa sconosciuta? C’è chi giura che sia bruna, chi bionda. Chi dice che è piccola perché ancora creatura, chi perché minuta. Forse è una fata sartina, capace di rammendare, insieme ai vestiti, anche i difetti del corpo e della sorte. Le voci si rincorrono per Napoli.

È come una riffa. Abita all’Arenella, dicono, dalle parti delle Due Porte. E come è arrivata alla festa? Ma chi è Lei? È Lei. Non è nessuna di queste, eppure è tutte quante. Le sei sorelle custodiscono altrettante immagini di una femminilità divisa, desiderata, invidiata. Ma forse ne esiste una settima, sconosciuta, senza volto, che nessuno sa nominare. Il principe non cerca soltanto una donna, ma l’immagine che quella donna risveglia in lui. Anche il coro, del resto, non canta soltanto per Napoli: canta di Napoli, e la moltiplica nelle voci dei soldati, ciascuna con il suo volto. Napoli, bella come una sirena, è la città stessa a essere cercata e desiderata, senza poter mai essere posseduta.