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Uniti nella buona e separati nella cattiva sorte

Scritto da Donato Lettieri & Michele A. Lauletta Il . Inserito in Vac 'e Press

famiglia

Parafrasando l’art. 29 della costituzione si potrebbe dire che la famiglia è una società naturale fondata sul risparmio dei fattori economici e lo scambio di sentimenti. Accade spesso che in ambito familiare si massimizzino le risorse, si socializzino i costi e inesorabilmente si consuma l’unione.

E’ l’anticamera di famiglie, che sempre più spesso, proprio come le società commerciali decidono anche con coraggio di sciogliersi, passando alla fase della liquidazione delle poste economiche e delle macerie affettive.
Governare le crisi familiari è un’operazione delicatissima, in quanto si pone al crocevia di tensioni esistenziali, emotive ed economiche, dominate tra loro da spinte quasi sempre centrifughe.
Gli esiti fenomenologici dello sfaldamento delle unioni, proprio per le molteplici inferenze di fattori ed effetti, non sempre trovano nella legislazione un equilibrato punto di riferimento.
Equilibrata è certamente l’attenzione che la novella del 2014 ha riservato ai figli introducendo il sacrosanto principio dell’unicità dello stato di figlio, anche adottivo, con la conseguente eliminazione di ogni riferimento discriminatorio tra figli “legittimi” e figli “naturali”.
Da assestare è invece il riconoscimento alle mogli del difficile e non sempre conciliabile ruolo di madre e donna, laddove la legge garantisce a volte “inesorabili” obblighi alimentari, l’affidamento dei minori (anche se in regime di responsabilità genitoriale condivisa) o l’assegnazione della casa familiare.
Mentre sono trascurate le situazioni di quei “padri separati” che in un crescendo vortiginoso perdono casa, affetti, patrimonio, sicurezze, con l’incapacità di riprendere in mano le redini di una vita normale, frustrata in molti casi anche dall’impossibilità materiale di condividere percorsi di vita con i figli.
Senza scadere nella faciloneria delle accuse retrive di odio misogeno o al contrario in concrete derive di “Man Against Feminism” si vuole sottolineare come tale fenomeno sia sempre più affannosamente dilagante.
Individui e situazioni, che al di là di un bonario patetismo, non si vedono riconosciuti quei diritti minimi che consentano loro di non trasformare le loro esistenze di uomini e soprattutto di padri nell'apoteosi nera della precarietà.
Non si parla di persone che commettono reati all’interno del contesto familiare o violenze contro le proprie compagne, ma di quelle storie di brava gente, anche con lavori ben retribuiti che si ritrova a non avere nemmeno la possibilità di sistemarsi in un'abitazione decente, senza tener conto che la stessa normativa impone la necessità che i padri debbano offrire ai figli una sistemazione adeguata.
E come se non bastasse alla cecità di una legislazione squilibrata fa da “pendant” in alcuni casi l’iconoclastia giurisprudenziale, che invece di interpretare le norme in senso progressista e consentanea all’evoluzione sociale, dei fenomeni ne da una lettura biecamente formalistica.
Facciamo riferimento per esempio alla sentenza della Corte di cassazione n. 2263 del 2014 la quale senza mezzi termini decreta la decadenza dal beneficio prima casa del coniuge, che in sede di separazione consensuale cede l’immobile familiare all’altro coniuge senza riacquistarne un altro nei 5 anni successivi o all’obbligo ancora del padre separato che senza figli, intenda adottarne uno, il quale deve rivolgersi alla moglie per chiedere e ottenere il suo assenso all'adozione.
Ci si chiede allora “se questo è un uomo”? Prima di essere padre privato in silenzio della dignità di fare affidamento su uno statuto di diritti minimi e naturali che gli offrano la speranza di comporre le lacerazioni familiari per riannodarle nel futuro.
Fondamentale nell’approccio a tali problematiche è creare momenti di solidarietà, di ascolto e risposte, anche specializzate, come con generosità si propone di fare Federconsumatori di Napoli, che come dichiara il suo presidente è attiva, da tempo, sui territori a fianco delle persone per la difesa dei diritti negati.
Per scongiurare che ancora una volta le situazioni discriminatorie diventino scriminanti per alcuni e condanne per altri appare necessario l’intervento del legislatore perché oggi, come dice “Giulio” nel film “gli Equilibristi,”: “Il divorzio è per i ricchi e quelli come noi non se lo possono permettere”.