fbpx

i LEA che piacciono alla Lorenzin .

Scritto da Alessandra Mugnolo Il . Inserito in Vac 'e Press

lorenzin lea

Il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha stilato in questi giorni la lista di tutte le nuove attività, servizi e prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) eroga a tutti i cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza, che nell’insieme costituiscono i LEA (livelli essenziali di assistenza).

E allora tra i LEA che piacciono alla Lorenzin spunta il vaccino contro il papilloma virus (HPV), virus a trasmissione sessuale (usate il preservativo sempre) per il quale tra le centinaia di genotipi esistenti, alcuni di essi sono stati correlati allo sviluppo di tumori al collo dell’utero. Buona idea quella della Lorenzin di sponsorizzarlo facendolo passare come un LEA anche se il vaccino è in fase sperimentale e non potrebbe che essere gratuito e volontario, solo che così ci viene a costare 138 milioni di euro. Tuttavia non è tanto il vaccino contro HPV che stimola criticità, quanto la lunga lista di prodotti sanitari che come LEA, garantiranno enormi profitti per le aziende che li produrranno senza far corrispondere un effettivo miglioramento dello stato di salute generale, almeno secondo il mio punto di vista. Si parla di nuovi presidi per la mobilità da bagno, ausili informatici per la comunicazione tra disabili con limitazioni funzionali, carrozzine alternative, scooter, kit di motorizzazione, sistemi motorizzati con verticalizzazioni. Tutti dispositivi d’alta ingegneria purtroppo non facilmente utilizzabili ad esempio in una città come Napoli, che non è una città per disabili (http://www.qdnapoli.it/index.php?option=com_content&view=article&id=766:napoli-non-e-una-citta-per-disabili&catid=15:linea-di-confine&Itemid=108 ). Si spenderebbero in questo caso almeno 429 milioni di euro. Abbattere le barriere architettoniche costerebbe meno? (Risponda chi di mestiere). Ma non solo, anche i prodotti aproteici rientreranno nei LEA, ci sarebbe però da chiedersi allora quante aziende italiane li producono ad esempio. Rispetto alla disincentivazione per le Regioni che superano il numero stabilito di parti cesarei, in pieno stile “Patto del Nazareno” ci è però piaciuta, visto che le politiche sociali democratiche la richiedevano da molto tempo.  Poco chiaro è poi come intende risolvere il problema che lega l’eccessiva ricorsa alla diagnostica strumentale da parte soprattutto dei giovani medici e l’impossibilità del SSN di farsi carico di tali richieste, né tanto meno da ulteriori indicazioni rispetto alla terapia del dolore rispetto alla quale ancora oggi non si è ben capito se sia o meno un LEA. Inoltre sindrome di Down e celiachia passano da patologie rare a patologie croniche e tra gli esenti spuntano i donatori d’organo. Per quanto donare gli organi sia un atto di civiltà, non è un dovere morale, e prezzare in questo modo gli organi non solo non porta i cittadini a curarsi di più in generale e di più nel pubblico nel particolare, ma antepone l’interesse economico alla salute, e la conseguenza più crudele a cui verrebbe da pensare sarebbe quella che vede la nascita di una nuova classe sociale: quella di coloro i quali avrebbero in dote solo i propri organi. Sarebbe  allora più giusto chiamarla donazione?