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Città metropolitana: Sindaco di nomina o Sindaco eletto?

Scritto da Gianni De Falco Il . Inserito in Succede a Napoli

A distanza di oltre 22 anni dalla prevista istituzione delle Città metropolitane, con un’improvvisa accelerazione, addirittura con decretazione d’urgenza, è giunto il momento per l’introduzione della nuova articolazione dei livelli di amministrazione locale, a completare il quadro costituzionale previsto dall’art. 114.

 

E’ istituita la “Conferenza metropolitana” della quale fanno parte i sindaci e il presidente della provincia, con il compito di elaborare e deliberare lo statuto della città metropolitana entro il novantesimo giorno antecedente alla scadenza del mandato del presidente della Provincia o del commissario.

La deliberazione di approvazione dello Statuto è adottata a maggioranza dei due terzi dei componenti della Conferenza e con il voto favorevole del sindaco del Comune capoluogo e del presidente della Provincia.

 

L’impostazione seguita ci porta a ritenere che il fulcro principale della decisione di istituire le Città metropolitane sia la soppressione delle corrispondenti Province e non un chiaro disegno organico e definito della nuova Istituzione.

La mancata o insufficiente individuazione delle funzioni e delle competenze della nuova istituzione determina conseguentemente una ulteriore riflessione sulle modalità elettive del Sindaco metropolitano.

La Conferenza potrà scegliere tra tre possibilità:

-    la prima è che sia di diritto il sindaco della città capoluogo, ma è necessario che due terzi dei sindaci decidano di trasferire al sindaco del capoluogo anche le competenze della soppressa Provincia. Scenario decisamente poco prevedibile;

-    la seconda è che il sindaco metropolitano sia eletto secondo le modalità stabilite per il presidente della Provincia: e il disegno di legge del governo sulla materia prevede che si tratti di un'elezione di “secondo livello” in cui a votare non sarà il popolo ma i sindaci e i consiglieri comunali del territorio. Sindaco metropolitano e consiglieri sarebbero di fatto nominati dalla politica e risponderebbero di ciò che fanno non più agli elettori ma ai politici che li hanno nominati. Un'ipotesi che sta scatenando proteste e ricorsi in tutta Italia con l'accusa di essere “incostituzionale” o comunque “antidemocratica”;

-    la terza (la più gradita ai cittadini) è l'elezione a suffragio universale e diretto ma è necessaria, su proposta del Comune capoluogo deliberata dal consiglio, «una articolazione del territorio del Comune capoluogo medesimo in più Comuni». Se lo Statuto sceglie questa terza strada, praticamente una specie di scioglimento del Comune capoluogo, sarà poi necessario un referendum tra tutti i cittadini del territorio.

Questa terza possibilità è anche l'unica che eliminerebbe davvero un livello di governo, unificando Comune e Provincia. Negli altri due casi sarebbe poco più di un cambio di nome. E con la perdita dell'elezione diretta. Al contrario lo “scioglimento” del Comune capoluogo incentiverebbe anche gli altri sindaci a scrivere uno statuto che trasferisca alla Città metropolitana deleghe “vere”.

Ci si auspica una città metropolitana di eletti e non di nominati per non far cadere il rapporto diretto tra istituzione e cittadino. I tempi sono stretti: il nuovo assetto della città metropolitana andrà definita entro il 31 ottobre del 2013. Dopo il termine stabilito interverrebbe il Governo nazionale per definire compiti, funzioni e sciogliere i conflitti di potere tra la Città metropolitana, il Comune capoluogo e la Regione.

L’esperienza suggerisce che questa sarà la conclusione del percorso di riforma, ma sarà pure la negazione di questa.