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Lentamente muore chi non lavora

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Vac 'e Press

disoccupato

È di poche settimane fa la notizia di un inversione di tendenza della percentuale disoccupati in Italia: infatti la disoccupazione è scesa a quota 13,2% della popolazione. Un dato che, nonostante tutto, ci porta inevitabilmente indietro di decenni.

Sono lontani gli anni in cui il nostro tasso di disoccupazione era tra i più bassi dei paesi sviluppati: il primato per percentuale di occupati era lontano, ma comunque l'Italia otteneva dati ben più alti di Francia, Germania e Spagna, solo gli Usa e il Regno Unito facevano meglio di noi. Era il vicino ma economicamente lontano, 2007 quando i nostri disoccupati erano appena il 6,5 %, la Francia, la Spagna e persino la Grecia erano vicino all'8% e la Germania aveva un tasso di disoccupazione del 10%: sembra, a guardarlo ora, che il mondo girasse al contrario.
Dopo la crisi economica, che dal 2011 coinvolge l'Europa, c'è stata una vera e propria inversione di tendenza: la Grecia è arrivata oggi ad un tasso di disoccupazione vicino al 26%; la Spagna è arrivata al 24%; l'Italia si è assestata intorno al 13% (che sembra essere stato il picco di massimo ormai raggiunto); Francia e Regno Unito viaggiano intorno al 10%; gli Usa stanno al 5% e la pochi anni fa povera Germania, è oggi poco sopra il 4%. Nonostante i dati lusinghieri di Germania e Usa è evidente che esiste un problema occupazionale in tutto il mondo: l'economia mondiale è affannata e il mondo del welfare state sembra scenario ideale di Utopia...
“Lavoro è vita, senza quello esiste solo paura e insicurezza”, diceva Lennon. Il lavoro è uno dei tre principi cardine della nostra costituzione: “Repubblica + Democrazia + Lavoro= Repubblica Italiana” questa formula algebrica fu pensata dai costituenti nel lontano 1948. Il lavoro doveva essere considerato un valore che consentisse l'affermazione della personalità umana, in contrapposizione all'idea di lavoro tipica dello Stato liberale, laddove si valorizzava solo la ricchezza individuale. Il programmatico art. 4 afferma che è un diritto del cittadino l'accesso al mercato del lavoro...un mercato da alcuni anni poco fornito, un mercato che sembra mettere in discussione anche il “lavorerò” accogliendo esclusivamente il “pagherò”.
Per quanto riguarda la Campania, ovviamente abbiamo il primato della percentuale di disoccupati (primato che, a periodi alterni, ci contendiamo con la Sicilia e la Calabria)...come dire che “nemmeno la disoccupazione è uguale per tutti”. Il tasso dei disoccupati registrato dall'Istat nel Mezzogiorno è superiore al 21% , al Nord è del 9% e al Centro dell' 11%. Chi cerca lavoro senza trovarlo in Campania è il 23% delle forze lavoro, più di tre volte superiore a chi si trova nella stessa situazione in Trentino il 6%, la regione con la percentuale più bassa d'Italia. La provincia più virtuosa della Campania è quella di Avellino con un tasso di disoccupazione quasi in linea con quello nazionale (poco sotto il 15%). Seguono Salerno, Caserta e Benevento (tra il 15% e 18%). A Napoli va la maglia nera: la provincia ha un tasso di disoccupazione che è oltre il 26%, siamo praticamente in Grecia, una vera e propria emergenza sociale!
Al di là dei dati raccapriccianti che ogni settimana ci vengono propinati sulla situazione economica, la questione lavoro non ha solo una natura economica: il lavoro rappresenta la libertà di esprimersi di cui ognuno di noi deve essere dotato. Lavorare distingue noi dagli animali (le formiche non sarebbero d'accordo su quest'ultima affermazione). “Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,chi è infelice sul lavoro, chi rinuncia ad inseguire un sogno”...chi è privato della libertà di potersi sostenere lavorando. “ Evitiamo la morte a piccole dosi,ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare”.