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Le piccole idee per migliorare la burocrazia con gli strumenti digitali

Scritto da Carlo Verdino Il . Inserito in Vac 'e Press

digitale burocrazia

Credo che sia utile per ognuno di noi suggerire piccoli cambiamenti quotidiani che possano migliorare la nostra vita quotidiana. Ci provo con un paio di idee che spero stimolino la riflessione di tutti.

 

PEC per comunicare ad aziende private variazioni contrattuali disdette etc.

E’ obbligo di legge per le aziende e le partite IVA avere la PEC. Per attivare un contratto di gestione di servizio (acqua, luce, gas, gestori di telefonia fissa e mobile), spesso basta una semplice form via web oppure un’adesione telefonica e il servizio è attivato. Ciò accade anche per le variazioni con aumento di costi delle stesse. Tuttavia al momento di disdire tale contratto e/o chiederne variazioni serve almeno una raccomandata con ricevuta di ritorno di tipo standard. Basterebbe poco:

  1.  Dare la possibilità di recedere dal servizio o parti di esso tramite le stesse pagine Web date per controllo del servizio.
  2.  Dare la stessa evidenza che viene data alla sottoscrizione del servizio e nei contatti alla casella PEC per recedere in tutto o in parte dal contratto sottoscritto.

Opportunità: si evitano rendite di posizione dovute all’inerzia data dalla parte burocratica del recesso dal contratto, si recuperano tutte le ore lavorative perse in file alla posta e i costi per spedizioni di raccomandate con ricevute di ritorno (il solo termine fa venire il mal di stomaco).

Eliminazione del bollo di 2 euro sulle fatture in regime “de minimi”
Oggi, nell’emettere una fattura anche di poche centinaia di Euro in regime fiscale IVA “dei minimi” (sotto i 30.000 euro annui, da gennaio spesso sotto i 15.000), è necessario appore marca da bollo di 2 euro.
Per appore suddetta marca, invece di inviare la fattura via E-mail o tramite PEC è necessario stamparla, acquistare la marca da bollo, inviare la fattura per posta ordinaria oppure consegnarla a mano.
Quanto costano questi passaggi oltre i due euro della marca? Certamente altri euro e almeno un’ora di tempo.
La burocrazia, per rendere gravoso il compito dal 2015 ci è venuta incontro.
Dal primo gennaio è possibile effettuare il pagamento in maniera virtuale con un modello F33 con la specifica altre cause etc.
Senza scomodare scrittori Cecoslovacchi, ve l’immaginate il versamento di una somma che corrisponda ad una distinta (praticamente una carta di credito prepagata) da cui sottrarre una somma per ogni fattura, previa presentazione della lista delle fatture e riportare in dichiarazione eventuali differenze tra i costi delle marche da bollo e la somma residua non utilizzata per defalcarle dalle tasse? Insomma si tratta di versare un acconto virtuale, poi effettuare eventuali conguagli per la restituzione delle somma.
Quanto incassa lo stato per il balzello? si stimano circa cinquanta milioni di euro all’anno di incasso lordo (togliendo i costi di stampaggio, gli agi dei distributori alla fine lo stato incassa meno della metà, senza contare i costi di personale e/o di infrastruttura), in sintesi una tassa che costa allo stato più di quanto incassa.
Insomma per fare una decina di fatture l’anno (quindi 20 euro di spese di bolli) bisogna portarsi dietro due dozzine di fiscalisti?
Se proprio non se ne può fare a meno non sarebbe meglio di inserire una piccola aliquota sul reddito?