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Questo baretto a chi lo do?

Scritto da Paola Maiurino Il . Inserito in Succede a Napoli

Una delle caratteristiche più importanti dei social media, e in particolare di Twitter, è la possibilità di fornire una serie infinita di informazione nel minor tempo possibile, e di definire, ad esempio, anche i dieci temi più discussi in una determinata area geografica: i cosiddetti tranding topics. Bene, se prendessimo in considerazione esclusivamente la nostra città, in cima a questa lista ci sarebbe sicuramente il concetto, ormai entrato nel gergo nazional popolare, di “lungomare liberato”. Tutti ne parlano, nessuno se ne prende le responsabilità; si , perché l’azione di punta della giunta De Magistris si sta rivelando un boomerang per lo stesso, troppo spesso impegnato a doversi confrontare con le esigenze di una città che mal ha reagito alla sua idea di rivoluzione.

Quindi, se da un lato ci sono i sostenitori, un po’ pochini dobbiamo dire la verità, di una via Caracciolo totalmente chiusa al traffico, dall’altro, troviamo una schiera di cittadini con esigenze personali e professionali che con questa idea fanno a cazzotti. Le proteste più sentite sono quelle dei commercianti delle zone limitrofe, che hanno visto dimezzati i guadagni e raddoppiati i problemi. Il lungomare infatti, chiuso al traffico ormai dallo scorso Marzo, se nei mesi estivi si è popolato di cittadini e turisti volenterosi di riscoprire le bellezze partenopee, in questi mesi invernali non possiamo dire brullichi di gente, anzi. E proprio nel mezzo di questa contesa ideologica si pone la protesta scoppiata martedì scorso con la manifestazione dell’associazione «Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli», che ha denunciato la desertificazione di Chiaia e del lungomare, e la successiva risposta da parte dei gestori dei baretti di Chiaia, pronti con una soluzione, a tratti discutibile, dal titolo " Baretti sul lungomare di Napoli". L’idea consiste per sommi capi nel trasferire in blocco “i baretti di Chiaia” sul lungomare durante i mesi estivi, attraverso l’allestimento di tendostrutture amovibili, sull’esempio di altre grandi città europee, il tutto a costo zero per l'amministrazione partenopea e con la promessa di un forte aiuto alla viabilità di via Ferrigni e simili. Ma come ogni soluzione che si rispetti se da un lato troviamo già una schiera di sostenitori, dall'altro non poche sono le domande e le polemiche sorte spontanee dinanzi a questa iniziativa: bene dare spazio ai baretti anche d'estate, ma spostarli non vorrebbe dire aumentare, invece che diminuire, il traffico della zona, nei mesi estivi già eccessivo? I baretti sul lungomare non potrebbero creare altra concorrenza agli esercizi già presenti sulla zona, e che già durante i mesi invernali “soffrono la fame”? ; e ancora, non sarebbe meglio offrire la possibilità di questi gazebo periodici a giovani e nuovi imprenditori, invece che ai proprietari dei baretti, già proprietari di attività che durante il resto dell'anno godono di una eccezionale visibilità? Napoli è pronta a vivere al passo con le altre città europee, o una simile iniziativa potrebbe provocare solo altri problemi in termini di sicurezza e vivibilità ? Queste più o meno le domande suscitate dall' iniziativa della neonata associazione “Baretti Chiaia”, che si sta già muovendo per ottenerere il permesso dal sindaco di procedere con quest'iniziativa che, però, può mai risultare realmente una delle priorità di quest'amministrazione?