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Terapia del dolore e oppiofobia

Scritto da Alessandra Mugnolo Il . Inserito in Vac 'e Press

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Il giornale online sui farmaci PHARMASTAR ha pubblicato la settimana scorsa (3 Febbraio 2015) un’intervista al Professore Giustino Varrassi, presidente della fondazione Paolo Procacci onlus, presidente dell’ European League Against Pain (EULAP), già professore ordinario di anestesia e rianimazione presso l’Università degli Studi dell’Aquila.

Più precisamente è stato chiesto al Prof.Varrassi di interpretare e circostanziare i dati rilasciati per il 2014 dallo Osmed (Osservatorio sull’impiego dei medicinali) rispetto all’utilizzo di antidolorifici oppiacei, che divulgati a mezzo stampa in tutta la loro acriticità si sono prestati a pericolose strumentalizzazioni, fortemente dannose per l’opinione pubblica e ancor di più per i sofferenti cronici del nostro paese. L’Osmed sostenendo che l’utilizzo degli oppiacei, farmaci utilizzati per il trattamento del dolore cronico nell’ambito della terapia del dolore, abbia registrato nel nostro paese un trend di crescita rispetto al 2013, ha creato un forte allarmismo alimentato dalla cattiva abitudine di associare necessariamente ed indissolubilmente la somministrazione degli oppiacei allo sviluppo della tossicodipendenza (come se gli oppiacei fossero tutti l’eroina endovena dei tossicodipendenti), ovvero si è creduto che il rialzo di vendita degli oppiacei fosse lo spettro futuro di quel paventato delirante assioma: oppiacei “uguale” sviluppo di tossicodipendenza, una vera e propria oppiofobia insomma. Vengono ad essere chiariti allora, alcuni aspetti fondamentali riguardo la faccenda facenti parte di un’analisi molto più complessa che nasce e si estrinseca nelle sedi adatte. Da una parte c’è il problema inerente alla lettura dei dati, come effettivamente si fa notare, l’incremento percentuale è tale dal momento che si parla di farmaci da poco messi in commercio ovvero farmaci (in questo caso oppiacei) che dalla non disponibilità da banco e quindi da un ovvio incremento dello 0%, si prenda ad esempio il tapentadolo, nel giro di mesi, grazie a ben riuscite campagne di marketing arrivano ad un incremento del 38,5%, un dato assolutistico che non stratificato non ha nessun senso insomma. Dall’altra parte c’è poi il dramma dell’oppiofobia di cui si parla rimandando alle sedi opportune ulteriori esemplificazioni, che nasce dal mio punto di vista, dallo scarso interesse o ostilità da parte dei medici di medicina generale e non solo nell’aggiornarsi rispetto alla terapia del dolore, oppure da un’incomunicabilità o poca incisività da parte della comunità scientifica che deve guidare nella formazione al trattamento del dolore. E poi ancora, dall’intervista traspaiono profondi problemi riguardanti la qualità del trattamento del dolore erogato dal SSN e non a caso la Lorenzin nel calderone dei nuovi LEA non fa alcun accenno alla terapia del dolore. Si ribadisce inoltre il fatto che gli italiani tendono a curarsi male avventurandosi in terapie senza consultare il proprio medico, ed è effettivamente così, gli italiani più di tutti subiscono il fascino di qualunque tipo di” faidate” e sono portatori di una disinformazione sanitaria dilagante. Ma l’oppiofobia non è soltanto una realtà squisitamente italiana, ma anche americana. Da una pubblicazione a cura del dott. Fabrizio La Mura, Responsabile Centro di Cure Palliative “Hospice don Uva” si evince che anche gli americani nell’ambito dell’utilizzo degli oppiacei sono sensibili ad una cattiva interpretazione del dato statistico. Infatti come relaziona il dott. La Mura, mentre uno studio paventava un aumento dei decessi per oppiacei nel giro di dieci anni negli Stati Uniti, studi tossicologici forensi su cadavere non venivano condotti e quindi si accreditava come causa dell’ exitus l’utilizzo di oppiacei sulla base di una anche sola lontana storia clinica che ne indicasse l’utilizzo, testimoniata dalla presenza di anche una sola ricetta che attestasse una prescrizione di oppiacei. Per gli americani insomma l’assioma, rivisitazione di quello italiano, sarebbe oppiacei “uguale” morte per overdose. E’ importante allora per incrementare il livello di assistenzialismo sanitario uscire da questo torpore nichilista in cui arenano gli operatori sanitari rispetto al trattamento del dolore che se non fosse per la devozione e vocazione di determinate personalità tenderebbe anche a non essere nemmeno più trattato nei luoghi della didattica, perché poi ironicamente parlando, che ci importa del nazionalpopolare colpo della strega quando poi bisogna trattare la famosissima, frequentissima, temutissima Sindrome di Sjogren?
Link
ARTICOLO PHARMASTAR http://pharmastar.it/index.html?cat=23&id=17338#.VNOa1KaUrb4.facebook
ARTICOLO MORTI DA OPPIOIDI http://www.fondazioneprocacci.org/e107_files/downloads/selezione3_2011.pdf